Un piede davanti all’altro

Sto imparando, a mettere un piede davanti all’altro. Un passo, poi un altro, e poi un altro ancora. Per andare dove voglio, per fare tutta la strada che mi serve, per arrivare dove voglio. Perché anche quello che prima era lontano, ora diventa vicino. Ogni passo un po’ più vicino, sempre più vicino.

Un piede davanti all'altro

Ci sono tante cose che devo fare, prima di poter mettere un piede davanti all’altro. Devo riuscire a mettermi dritto, sui miei piedi. E mi serve qualcosa a cui aggrapparmi, che posso tirare per tirare su il sedere. Qualsiasi cosa va bene: una mano, una sedia, un muro, una gonna, una gamba del tavolo, una gamba e basta. Ed eccomi, dritto come uno spaghetto.

Ora che sono su due piedi, devo cominciare a muoverli, questi piedi. E allora appoggio prima le mani, poi sposto i piedi. Prima vanno le mani, poi seguono i piedi. Mani sul muro, mani sui divani, mani sui letti, mani dappertutto. E dietro, due piedi: vicini e lontani, vicini e lontani, vicini e lontani. C’ è però un problema, così. Perché così non si riesce a vedere bene dove si va. Perché dove si va, di lato, non è dove si sta guardando, davanti. E questo può creare qualche problema.

Ma ci può essere una soluzione: mi tengo con una mano sola, e mi giro a guardare in avanti, che guardare dove si va è sempre una buona idea. E poi, si può scegliere con che mano tenersi: quella di qua, o quella di là. O anche un po’ una e un po’ l’altra, eh.

Oppure, si può anche fare così: si mette un piede davanti all’altro, e tutto il resto viene da sé.

 

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