Un bambino fortunato

Un bambino fortunato

Mi sono avvicinato, e ho spostato quel telo bianco che non mi faceva vedere. Un pochino, si è mosso. Quel pochino che mi è bastato per infilarci una mano, e il naso, e gli occhi. E per vedere che cosa succedeva, dietro quel telo bianco. Perché qualche cosa doveva succedere, lo sentivo.

Sentivo il camion, la ruspa, il martello. E vedevo gli uomini con i caschetti gialli e le magliette arancioni. Guardavo il buco, e i mattoni. Quelli che sarebbero serviti per farla crescere, quella casa. Per farla diventare una casa, per qualcuno. Così che ci potesse mettere dentro le proprie cose. Le cose importanti, le cose speciali. Le cose che vuole custodire, quel qualcuno.

Perché è questo, una casa. Una cosa per custodire, le cose. E le persone. Che sanno di avere il proprio, di posto. Il posto a cui tornare, il posto a cui avere il desiderio di tornare. E il posto a cui poter tornare, anche.

Sono un bambino fortunato, io. Perché le vedo crescere, le case, un pezzettino ogni giorno. Sono un bambino fortunato, io. Perché non le vedo crollare, un pezzettino sopra l’altro, in un lunghissimo attimo buio.

 

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