Come rotola, nonna!

E’ molto divertente vedere le cose che rotolano. Soprattutto quando la nonna le deve rincorrere in mezzo alla strada. In mezzo ad una strada dove passano tante macchine, che vanno veloci veloci. E si devono fermare, perché c’è la nonna che rincorre le cose che rotolano.

scotch strada

Eravamo andati in un negozio per comprare uno scoc, che serve per attaccare insieme i pezzi. Era uno scoc marrone, quello che abbiamo comprato, che ci serviva per attaccare insieme dei pezzi grandi. La mia nonna me lo aveva dato in mano, perché a me piaceva molto. Dovevo tenerlo in mano, stretto stretto, e non farlo scappare. Perché se cadeva rotolava. Io non sapevo tanto bene che cosa voleva dire rotolare, quindi non ci sono stato tanto attento, allo scoc. Anche perché avevo perso il ciuccio, lo stavo schiacciando con il sedere e mi stava venendo proprio voglia di una bella ciucciata. Allora ho allungato una mano per prendere il ciuccio, e mi sono accorto che, aprendo le mani, lo scoc è scappato. In mezzo alla strada.

Allora la mia nonna ha cominciato a rincorrerlo, ma lui era molto più veloce, e lei non riusciva a prenderlo. Non è tanto veloce, la mia nonna. Era buffa, e non lo pensavo solo io. Ma anche le persone che erano vicine. Io ridevo, e loro ridevano perché io ridevo. Insomma, ridevamo tutti, e pure la nonna. Solo quando ha preso lo scoc, però. Prima non, non rideva. Era troppo impegnata a corrergli dietro, allo scoc.

All’arrembaggio!

Certo che, rotolando, si andava proprio lenti. Tira su le gambe, alza le braccia, gira la testa, sposta la pancia, ecco arriva pure il sedere. E poi, mica si riusciva a vedere bene dove si andava. Mi sono perso un sacco di cose interessanti, mi sa. Ma ora ho tutto il tempo di recuperare. Si, perché ora ho imparato.gattonare

Ora ho imparato proprio proprio benino. Tiro su il sedere, piego le gambe, metto le mani una davanti all’altra e vado, velocissimo. Certo, qualche volta la pancia mi tira giù, ma poi riparto, più velocissimo di prima!

La cosa più bella è riuscire a raggiungere le cose che ti piacciono. E mi sono accorto che ce ne sono tantissime, nella mia cameretta. Come quei buchini nel muro in cui si infilano i fili per far funzionare le cose, in cui mi piacerebbe tanto mettere le dita. Oppure quelle scatole in cui ci sono tutti i miei giochi, che bello rovesciarle e farli uscire tutti sul pavimento! Per non parlare poi dei miei vestiti, dentro quelle scatole che vanno avanti e indietro…

E poi di quello che c’è nelle altre stanze: oggi ho cominciato ad esplorare il corridoio, appena mamma si è distratta un attimo. Beh, mamma, non hai da fare, che io devo esplorare?

Ohohohoho, buuuuuum, ahahahahahahahahaha!

E niente, mi sa che sono caduto. Dal letto. Di testa.

È che me ne stavo in mezzo al lettone di mamma e papà che rotolavo tutto contento. Rotola di qua, rotola di là, spingiti in avanti, torna un po’ indietro, non mi ero accorto che il letto era finito. Sono passato dal morbido del piumone al duro pavimento: tutto, in meno di un secondo.

Non ho capito subito che cosa fosse successo: sentivo solo che mi faceva un po’ male la testa. Eh sì, perché sono atterrato dritto come uno spaghetto. In orizzontale, però. Neanche il tempo di capire, ed ero già per terra.

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Mi ci è voluto un attimo per rendermi conto che potevo piangere: mi sono guardato un attimo intorno, un po’ a destra e un po’ a sinistra, e ho deciso che era arrivato il momento di far capire a tutti che si, ero vivo; si, funzionava ancora tutto e si, mi ero fatto male.

Poi è arrivata la mamma, di corsa. Mi guardava con uno sguardo un po’ preoccupato e un po’ colpevole; quando mi sono messo a urlare, ha sorriso, mi ha preso in braccio e mi ha dato tanti baci.

Vanno bene i baci, ma ti sembra il caso di sorridere, mamma?

Rotolare

A me piace molto rotolare. E rotolo da tutte le parti. Ora che finalmente ho capito per bene come si fa, non mi ferma più nessuno.

Sono diventato velocissimo. Basta un attimo e mi giro. Se ti distrai un secondo puoi stare sicuro che non mi troverai dove mi hai lasciato. Se sono a pancia in su, basta che alzo le gambe, le sposto di lato e faccio lo stesso con le braccia: eccomi a pancia in giù. Da lì è un più difficile, perché bisogna utilizzare il peso del testone per girare. È stato complicato ma ho imparato. Ma la cosa più bella è che se rotoli tante volte sempre nella stessa direzione, puoi farne proprio tanta di strada. Se approfitti del momento giusto, magari riesci anche a cadere dal letto. Io ancora non ce l’ho fatta, ma ci sono davvero andato vicino: mamma mi ha salvato che ero già arrivato sul bordo, con le gambe a penzoloni.

Una cosa divertentissima è rotolare quando ti stanno cambiando: senza l’impiccio del pannolino ci si gira che è una meraviglia. Certo, magari scappa una goccia di pipì…