Sotto vetro

Questa mattina la mia mamma mi ha messo sotto vetro. Come una marmellata di fragole. O come un pomodoro pelato, scegliete un po’ voi cosa vi piace di più. Però, ecco, pensate che invece delle fragole e dei pomodori, sotto vetro ci stavo io.

pomodori sotto vetro

Dovevamo andare alla ludoteca, ché c’erano tutti i miei amici che mi aspettavano. Però il cielo era nero nero, e del sole non se ne vedeva nemmeno un pezzettino. Si sentivano anche dei rumori tipo bum bum bum, che non promettevano proprio niente di buono.

Quando eravamo sul portone, pronti prontissimi per andare, ci siamo accorti che aveva cominciato a piovere. Nemmeno il tempo di scendere le scale, ed era già tutto bagnato per terra. Ed è stato allora che la mia mamma mi ha messo sotto vetro, come un pomodoro. Ha tirato fuori dalla borsa una cosa trasparente grande grande, e me l’ha messa in testa. Ecco, non proprio in testa a me: in testa al passeggino, che è quasi uguale. E poi mi ci ha chiuso sotto, fino ai piedi.

Io allungavo le mani per cercare di capire che cosa avessi in testa, ma proprio non lo capivo. Almeno, riuscivo a vedere fuori. Fino a quando quello che avevo in testa non si è riempito di gocce. E poi di acqua. E poi non vedevo più niente.

E poi abbiamo girato l’angolo. E non pioveva più.

Con lo sguardo in su

In questi giorni me ne sono andato in giro per Milano con la mia mamma e il mio papà. Io nel mio passeggino mi sento proprio come un comandante di una nave, che controlla per benino tutto quello che succede. Non mi sfugge nulla, proprio proprio nulla. Guardo di qua, guardo di là, i miei occhi corrono da una parta all’altra, la mia testa gira veloce come la trottola che mi ha regalato ZiaM: va così veloce che mi faceva paura, quando ero piccolo.

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È che ci sono proprio tante cose da guardare: le persone che passeggiano piano piano come se non dovessero andare da nessuna parte, le persone che camminano veloce veloce come se tutti stessero aspettando loro, quegli strani cosi pelosi che vanno in giro a quattro zampe che mi sembra si chiamino cani. E poi: le case basse e colorate, con i fiori fuori dalle finestre, e le case alte alte, tutte lisce e luminose. Pensate che ce ne sono di così alte che non riesco nemmeno a vedere dove finiscono: si perdono nel cielo, tra le nuvole.

E poi gli alberi, con i fiori di tutti i colori: bianchi, rosa e violetti. E gli uccelli che volano nel cielo, e i piccioni che camminano per terra, che io rincorro sempre con il mio papà. Con la mamma no, perché lei non vuole mai correre. Pensate poi che a lei piacerebbe che io doirmissi ogni tanto, quando siamo a passeggio con il mio passeggino. Conquestabellaria, dice lei. Appunto, conquestabellaria, dico io. Ma come posso mai dormire, io? Devo controllare quello che succede. Perché a me non sfugge nulla, proprio proprio nulla. Mai.

Pronti per la passeggiata?

Ieri pomeriggio me ne sono andato con la mia mamma e il mio papà in giro per Milano. Il posto dove volevamo andare era un po’ lontano dalla nostra casa, così abbiamo deciso di prendere la macchina. Mi sono messo seduto nel mio seggiolino e mentre la mamma sistemava me il papà sistemava il mio passeggino: togli la copertina per le gambe, smonta il tetto che serve per ripararmi dal sole, sgancia la borsa con il cambio e sei pronto per far diventare il passeggino tanto piccolo da poter stare in una macchina.

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Quando siamo arrivati, ci abbiamo messo un po’ per trovare un posto per fermarci; poi, abbiamo potuto cominciare a prepararci per la passeggiata: la mamma mi ha tolto le cinture di sicurezza, mi ha messo il cappellino e mi ha tenuto in braccio mentre il papà sistemava il mio passeggino:  fai diventare di nuovo grande il passeggino, ricordati di attaccare dietro la borsa perchè non si sa mai che ti può servire qualcosa, prendi la copertina per le gambe che magari fa freddo e il tetto che magari c’è il sole.

E poi, eccomi seduto nel passeggino, metti le cinture che non sia mai che cado per terra come una pera cotta, ecco il ciuccio così se mi stufo magari trovo qualche cosa che mi distrae, dove abbiamo messo il parapioggia che il cielo non mi piace proprio, e la merenda che così siamo pronti per una fame improvvisa.

Ora si torna a casa, vero mamma? Io sono già stanco…

Aspettami lì

Sono seduto nel mio passeggino, legato come un pollo, con giacca e cappello, sul pianerottolo di casa. Mamma è in mutande, si deve vestire e deve prendere tutti i pezzi che ci servono per uscire: telefono, portafogli, chiavi di casa, occhiali da sole, ciuccio.
Mi guarda e mi dice arrivosubito. Dove subito vuole dire almeno cinque minuti, ma pazienza.

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Abbiamo appena parcheggiato la macchina, io sono nel seggiolino con le cinture allacciate. Mamma deve scendere dalla macchina, prendere la sua borsa dopo averci rimesso dentro tutte le cose che sono sparse sul sedile, aprire il bagagliaio e tirare fuori passeggino, parasole, coprigambe e mettere insieme tutti i pezzi. Mamma mi guarda e mi dice unattiminoeh.

Sono nel mio seggiolone, seduto vicino al tavolo da pranzo. Davanti a me, quel gioco che si appiccica e che non si può spostare neanche tirando fortissimo e qualcuno dei miei animaletti di plastica colorata. Mamma deve andare a fare pipì, che sono dieci minuti che saltella per tutta la cucina e mi dice unminutoetorno.

Allora mamma, mi spieghi perché mi dici sempre aspettami lì? E dove vuoi che vada, che non mi posso muovere, mannaggia?