#lodicelamamma: quando i nonni sono stanchi

#lodicelamamma: quando i nonni sono stanchi

Lo incontravo nelle mattine di sole. Io spingevo la carrozzina di mio figlio; lui, quella di suo nipote. Poi, lo incontravo nei pomeriggi d’autunno. Io rincorrevo mio figlio; lui, suo nipote.
Mi è capitato di incontrarlo altre volte, mentre passeggiava con Andrea. Sono due anni e mezzo che, con sua moglie, si occupa di suo nipote. Tutto il giorno, tutti i giorni. Quando i genitori lavorano. E, mi ha confessato, comincia ad essere un po’ stanco.

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Giorni speciali per le persone speciali

Ci sono giorni speciali, per le persone speciali. Per dire loro quanto sono speciali. Per dire loro che siamo contenti che loro siano così speciali. Per dire loro che vogliamo che lo rimangano sempre, così speciali.

Giorni speciali per le persone speciali

Tanti auguri, nonni. Nonni giovani e nonni vecchi. Nonni alti e nonni bassi. Nonni magri e nonni grassi. Nonni con i capelli bianchi e nonni con i capelli grigi, e pure nonni senza capelli. Nonni con gli occhiali e nonni con il bastone. Nonni allegri e nonni buffi. Nonni seri e nonni concentrati. Nonni divertiti e nonni divertenti.

Nonni che ti leggono le storie e nonni che ti raccontano le favole. Nonni che ti aiutano a fare le costruzioni e nonni che ti aiutano a mettere insieme i mattoncini. Nonni che ti spingono nel passeggino e nonni che ti danno la mano per attraversare la strada. Nonni che ti rincorrono quando scappi e nonni che ti vengono a cercare quando ti nascondi. Nonni che ti fanno fare le cose vietate, e ti dicono di non dirlo a nessuno.

Nonni speciali, ognuno a modo suo. Tanti auguri, nonni. Vi auguro di rimanere sempre così, speciali.

Ci sono i nonni nel telefono!

NonnaA e NonnoE abitano lontani e ci vengono a trovare una volta al mese. Ogni tanto però riesco a vederli anche nel telefono.
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Quando è a casa, capita che il mio papà mi dica facciamounavideochiamata, che credo voglia dire che vediamo le persone nel telefono. Ci sediamo vicini, il papà schiaccia sullo schermo e il telefono inizia a fare rumore. Dopo un po’ di tempo nello schermi si vedono delle persone che fanno gridolini di gioia, mandano baci e mi dicono tutte quelle cose che si dicono ai bambini piccoli.

Io credo che siano NonnaA e NonnoE con ZioV, perché c’è una persona che occupa tutto lo schermo e lui è grandissimo, anche più del mio papà. Per me è sempre un po’ strano parlare con un telefono: all’inizio mi piace perché si vedono le luci e si sentono le voci, dopo però mi annoio perché non capisco bene cosa succede e voglio fare un altro gioco. Allora il papà dice cisentiamodopo, ed è proprio vero, perché dopo il pisolino riguardiamo sempre il telefono e dentro ci sono le stesse persone!

Chissà se sono rimasti lì dentro tutto quel tempo…

Anche i nonni piangono

NonnaA e NonnoE abitano lontano e ci vengono a trovare una volta al mese. Stanno con noi qualche giorno e poi si preparano per tornare a casa.

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Io capisco subito quando si avvicina il momento della partenza, perché NonnaA diventa triste. E quando arriva il momento di andare via, i suoi occhi diventano lucidi e due grossi lacrimoni le scendono lungo le guance. È strano, perché lei non piange facendo rumore come faccio io quando sono arrabbiato perché voglio qualcosa e non me lo danno subito, o quando ho fame e devo aspettare per mangiare. No, lei piange un pochino, in silenzio, poi mi prende in braccio e inizia a darmi un milione di baci sulle guance. Sono baci così grandi che quasi quasi mi soffoca.

Poi mi saluta, e mi dice ci vediamo presto. E se ne va.