Quello che gli uomini non vedono

Le femmine dicono sempre che i maschi non vedono. Guardano, ma non vedono. Io non è che lo sappia bene, che differenza c’è tra guardare a vedere. Quello che so, però, è che le femmine pensano che i maschi non trovano mai le cose. Io mi sa che non sono tanto d’accordo, con questa idea che hanno le femmine.

Quello che gli uomini non vedono

Perché non è vero, che i maschi non trovano mai le cose. È che le cose non sono mai dove dovrebbero essere. Che è nel posto in cui le avevano lasciate. Perché se io lascio il ciuccio sotto il letto, poi penso che sia lì. Perché me lo ricordo, che l’ho messo lì. Forse. E comunque, se anche non è lì, come faccio a sapere che è al suo posto? E poi, chi lo ha deciso, quale è il suo posto? Non sono mica stato io! E quindi, quello può anche non essere il suo posto, no?

E poi, questa storia che le cose sono sempre lì. Filippo,èlìilciuccio! Si, ma lì dove? È inutile che mi dici lì, io come faccio a capire cosa vuol dire lì? Perché se una volta lì è sotto il letto e una volta lì è nel letto, io come faccio a sapere dove devo guardare? Nel letto o sotto il letto? Non è mica la stessa cosa, eh? E poi, non è che con quel dito ci aiutate molto a capire, dove siano le cose, sapete? Perché quel dito vuol dire guardapiùomenolì, ma con tutte le cose che ci sono lì, come faccio a sapere io dove è il mio ciuccio?

E comunque, femmine, se voi le cose le vedete, perché non ce le prendete, a noi maschi, invece di farci perdere tempo a cercarle? O almeno, smettete di nasconderle!

 

 

Il negozio delle macchine

Se alle femmine piace andare nel negozio dei vestiti e mettersi addosso tutto quello che trovano per poi dire nonmistabeneniente, ai maschi piace andare nel negozio delle macchine. A guardare le macchine, a girarci intorno, ad aprire le porte, a sedersi sui sedili e a fare finta di guidare.

Il negozio delle macchine

Li vedi, i maschi, tutti sorridenti intorno a quattro ruote, che guardano dappertutto, toccano dappertutto e chiedono di tutto. Facendo finta di capire tutto. E facendo finta che sia tutto importantissimo. E che tutto debba essere il più bello che c’è. E immaginando quanto sarebbe bello potersene andare in giro per la strada, con quelle macchine grandi.

Con quelle macchine grandi che guardano tutti. Dicendo uauchebella. E loro, i maschi, che fanno la faccia orgogliosa quando si accorgono che gli altri si accorgono della loro macchina grande. E rumorosa, ché al semaforo deve essere quella che fa più rumore di tutte. E veloce, ché deve essere quella che va più veloce di tutte, chissà per andare poi dove.

Eh si, lo vedi proprio, che i maschi fanno tanti sogni, quando guardano le macchine grandi. Li vedi che guardano la macchina, ma che dopo un po’ non la vedono più. Si vedono loro, nella macchina. Che fanno le curve sulle strade con le curve, che vanno veloci sulle strade dritte, che frenano facendo rumore ai semafori.

Contenti e felici della loro macchina grande, proprio come le femmine sono contente e felici delle loro scarpe che fanno male ai piedi.

I maschi giocano con le macchinine, le femmine con le bambole

Eh sì, è proprio così. I maschi le macchinine, le femmine le bambole. E poi i maschi si vestono di azzurro, si mettono i pantaloni, giocano con la palla e amano i camion. Le femmine si vestono di rosa, mettono la gonna, giocano con la Barbie e amano le borsette. Poi, i maschi giocano a fare i calciatori, le femmine le ballerine. Oppure i maschi fanno finta di essere supereroi, le femmine fanno finta di fare le torte.

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Anche quando si diventa grandi, i maschi e le femmine fanno cose diverse: i papà vanno a lavorare, le mamme stanno a casa a cucinare. Ognuno ha le sue cose da fare: i maschi, le cose da maschi come guidare la macchina; le femmine, le cose da femmine come pulire il pavimento.

O forse no: forse mi sbaglio. Perché ci sono anche le femmine con i pantaloni, e i maschi con la maglietta con il porcellino rosa. E poi ci sono i papà che cucinano, e le mamme che lavorano.

E ci sono pure le femmine che giocano con le macchinine e i maschi che giocano con le bambole? Perché, pensavo, magari è divertente…

 

Cose da maschi

Ieri me ne sono andato nel garage con NonnoC a fare delle cose da veri maschi, di quelle che torni a casa tutto sporco di nero, di un nero così nero che non riesci a far andare via dalle mani e dalla faccia.

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NonnoC sta aggiustando un vecchio motorino, vecchio più della mia mamma e del mio papà. Che è un motorino me lo ha detto NonnoC, perchè a me sembrava solo una bicicletta un po’ cicicona. Non sono mica le biciclette quelle che si muovono se muovi veloce veloce le gambe? Il mio papà non si muove mica, quando usa il suo motorino.

Comunque, NonnoC ha colorato tutto questo strano motorino di verde, come un prato. Poi lo ha smontato in tanti pezzetti piccoli, che non riusciva più a mettere insieme. Prova così, no non funziona; metti questo qui, no non ci sta. Alla fine è riuscito, spingendo forte, a risistemarli tutti. Ne avanzava solo uno, ma NonnoC mi ha detto che non serviva.

Io non sono molto convinto che non servisse, perchè poi quel motorino non faceva nessuno rumore quando NonnoC mi ha detto orasentiilmotore. Poi lui ha fatto bruuuuuuuuum con la bocca, ma io lo so che non è mica la stessa cosa!

A spasso con papà

Oggi io e il mio papà ci siamo presi un po’ di tempo e siamo usciti insieme per andare a fare delle cose da maschi.

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Ci siamo preparati e siamo usciti. Abbiamo camminato per qualche minuto e poi ci siamo fermati a vedere quella strana macchina gialla che fa i buchi per terra. C’erano dei signori vestiti di arancio che parlavano e un signore seduto dentro questa macchina grande grande che muoveva delle leve. Quando ha schiacciato un bottone, si è accesa una luce gialla sul tetto e la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, che sembrava voler dire stateattenti!

C’era proprio da stare attenti, infatti: si è infatti alzata verso l’alto una cosa grande grande che sembrava un po’ una mano e un po’ la proboscide del mio elefante. Questa cosa serviva per metterci dentro la terra. Il signore sulla macchina ha fatto scendere quella cosa, che si è riempita tutta tutta di terra, che poi ha buttato di lato: da una parte un buco, dall’altra la montagna. Il signore è andato avanti tante volte, e il buco diventava sempre più profondo e la montagna sempre più alta.

Io e papà siamo rimasti a guardare per un po’, poi abbiamo visto che non succedeva niente di nuovo e abbiamo iniziato ad annoiarci. Quando poi ci siamo accorti che ci eravamo dimenticati il ciuccio, abbiamo proprio capito che il tempo delle cose da maschi era finito ed era ora di tornare a casa dalla mamma.