La regina del parcheggio

Cara mamma,

devo dirti una cosa, promettimi che non ti arrabbi: tu, a guidare la macchina, non sei mica tanto capace. Ci sono delle cose in cui sei più brava. Quasi tutte, direi.
Va bene, malamacchinaègrande, nonlhomaiguidataprima, questemacchinemoderne. Hai anche tu le tue ragioni. Però, a guidare, non sei mica tanto capace lo stesso.

MACCHININE

 

Già siamo partiti male, perchè non ti ricordavi più dove avevi parcheggiato la macchina: ci abbiamo messo dieci minuti, a trovarla. Siamo andati fino in fondo alla strada, per poi scoprire che era sotto casa. Poi, dovevi andare indietro, e invece la macchina è andata avanti. E no, non era colpa sua, mamma. Sei tu che le hai detto di andare avanti, non dire bugie. Io ti capisco, perchè anche io vorrei tanto andare in avanti e invece va a finire che vado sempre indietro; però non dico che è colpa del pavimento.

Quando dovevi girare, hai lavato il vetro davanti, e pure il signore con la bicicletta che ci è passato vicino. Non ha fatto la faccia contenta, sai? E poi non capivi perchè la macchina si è spenta da sola, quando aspettavamo la lucina verde per partire: lemacchinemoderne, eh? E lì hai fatto arrabbiare qualche altro signore, prima di capire come fare per ripartire.

E comunque mamma, non ti preoccupare: che non riuscivi a mettere la tua macchina dove c’era quella macchina grande grande che aveva dentro tante persone non lo dico a nessuno, va bene?

 

Chi ci ha rotto la macchina, mamma?

Ieri io e la mia mamma dovevamo andare alla lezione di yoga, con la macchina. Ci prepariamo, usciamo presto di casa, arriviamo in strada e mamma comincia a guardarsi intorno perchè non si ricorda più dove ha lasciato la macchina.

Poi la vede, da lontano. Ci avviciniamo e ci fermiamo di lato; io sono pronto per sedermi nel mio seggiolino. Mamma apre la porta e cadono tanti pezzettini di vetro, piccoli piccoli. Anche dentro ce ne sono tanti, sul sedile. Mannaggiailvetrorotto! dice la mia mamma.

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Poi guarda bene anche davanti, e si accorge che di fianco al volante c’è un buco. Non piccolo, no; grande grande. Dal buco escono fuori dei fili, che arrivano fino al sedile. E poi ci sono degli altri pezzi, appoggiati lì.

E così, a yoga non ci siamo andati, perché quella macchina non si poteva usare: mancavano troppi pezzi. Qualcuno li aveva portati via. Dopo avere rotto tutto.

Ma perché ci sono le persone che rompono le cose che sono di altri, mamma? Ora come facciamo noi, che abbiamo la macchina tutta rotta?

Pronti per la passeggiata?

Ieri pomeriggio me ne sono andato con la mia mamma e il mio papà in giro per Milano. Il posto dove volevamo andare era un po’ lontano dalla nostra casa, così abbiamo deciso di prendere la macchina. Mi sono messo seduto nel mio seggiolino e mentre la mamma sistemava me il papà sistemava il mio passeggino: togli la copertina per le gambe, smonta il tetto che serve per ripararmi dal sole, sgancia la borsa con il cambio e sei pronto per far diventare il passeggino tanto piccolo da poter stare in una macchina.

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Quando siamo arrivati, ci abbiamo messo un po’ per trovare un posto per fermarci; poi, abbiamo potuto cominciare a prepararci per la passeggiata: la mamma mi ha tolto le cinture di sicurezza, mi ha messo il cappellino e mi ha tenuto in braccio mentre il papà sistemava il mio passeggino:  fai diventare di nuovo grande il passeggino, ricordati di attaccare dietro la borsa perchè non si sa mai che ti può servire qualcosa, prendi la copertina per le gambe che magari fa freddo e il tetto che magari c’è il sole.

E poi, eccomi seduto nel passeggino, metti le cinture che non sia mai che cado per terra come una pera cotta, ecco il ciuccio così se mi stufo magari trovo qualche cosa che mi distrae, dove abbiamo messo il parapioggia che il cielo non mi piace proprio, e la merenda che così siamo pronti per una fame improvvisa.

Ora si torna a casa, vero mamma? Io sono già stanco…

La strada con le curve

Oggi siamo andati a fare una gita, io, la mamma e il mio papà. Abbiamo preparato tutte le nostre cose e siamo saliti in macchina; il papà davanti, io nel mio seggiolino e la mamma di fianco a me. Cinture allacciate e via!

La strada era tutta piena di curve: eh sì, perché siamo andati a fare una gita in montagna. Già la mamma e il papà litigano quando dobbiamo fare le strade dritte, figuriamoci quelle con le curve.

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Una cosa sola non è cambiata: vaipiano, attento, guardaquello, rallenta, nontidistrarre la mamma, mentre il papà chenoia, ufff, soiocosadevofare: questo è quello che dicono sempre. Ma sempre sempre sempre.
Se dobbiamo andare vicino o se dobbiamo andare lontano; se siamo da soli o se c’è anche qualche altra persona, nelle strade veloci e in quelle lente, di mattina e di sera. E poi, dopo che si sono detti queste cose, si arrabbiano: la mamma perché il papà non ascolta, il papà perché la mamma dice sempre le stesse cose.

Ma io dico: non si sono ancora stufati? Chissà se tutte le mamme e i papà sono così…