#lodicelamamma: buonanotte, piccolino

#lodicelamamma: buonanotte piccolino

Io accendo la luce sul mio comodino, sistemo il cuscino, preparo la coperta. Lui corre nella sua camera, si ferma davanti alla sua piccola libreria, e si sofferma a guardare i dorsi di libri che ormai conosce bene. E ne sceglie uno, o due, qualche volta tre. Poi, corre sul letto, e si sdraia di fianco a me. Un cuscino per due teste, una coperta per due pance. Io e lui, così, vicini vicini.

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Gira la pagina

Gira la pagina

Sono degli strani oggetti, i libri. Li guardi, e ti sembrano una cosa; li apri, ne diventano un’altra. Pagine, parole scritte, disegni, colori. Cose che non ti aspettavi, quando li guardavi da fuori. Cose che non pensavi esistessero, quando li tenevi tra le mani ancora chiusi.

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Montagne di libri

Ho dei libri, io. Grandi e piccoli. Magri e grassi. Con i buchi e senza i buchi. Con i disegni colorati da guardare e con le parole nere da leggere. Sono tutti su una mensola, vicini. Io li prendo, li guardo, giro le pagine. E poi li butto per terra. Prima uno, poi due, poi tutti.

Montagne di libri

E allora mi siedo, e li riguardo. Poi ne scelgo uno, e lo lo metto in mano alla mia mamma. Allora lei lo prende, e inizia a leggere. Legge due pagine, poi si stufa. E comincia a leggere altre due pagine del libro che le sto mettendo in mano. Qualche volta va avanti, anche se io mi sono messo a fare un altro gioco. Lei legge, e io ascolto. O sento, sento la sua voce che parla di animali, trattori, avventure.

Qualche volta torno a vedere, i disegni vicino alle parole che sta leggendo. E qualche volta mi siedo anche, e giro le pagine. Di solito, io sono velocissimo, a girare le pagine, e lei è un po’ lenta, a leggerle. E allora mi sa che le storie me le racconta un po’ a modo suo, non proprio come sono scritte. Perché io ormai lo so, come sono le storie che sono scritte sui libri. E mi accorgo quando me le dice sbagliate. Però gliele lascio dire, le storie come dice lei, che magari sono belle anche quelle, chissà.