Mondi sommersi

Che le palle rotolano già lo sapevo. Basta che le tocchi e quelle se ne vanno in giro dappertutto. Una piccola spinta e arrivano lontano. E soprattutto, mica vanno dove tu vuoi che vanno. No no, finiscono sempre nei posti più strani. Quelli in cui tu non riesci più a riprenderle. Come sotto il letto, per esempio.

Mondi sommersi

Mi ero accorto che sotto il mio letto era finito uno dei miei giochi. Era un piccolo ippopotamo azzurro, per essere precisi. Si vedeva una gamba che spuntava, la pancia era nascosta. Allora mi sono avvicinato veloce veloce al letto per prenderlo. Ho allungato la mano ma niente. L’ho toccato con le dite, ma non sono riuscito a prenderlo. Allora ci ho riprovato, ma niente anche questa volta. Anzi, sono riuscito a toccarlo con uno solo, di dito. Se ne era andato più lontano, quell’antipatico. Il problema però era che era finito sotto il letto, e io non riuscivo mica ad arrivarci, laggiù. Allora mi sono messo a studiare la situazione.

Mi sono sistemato vicino al letto. Ho allungato le braccia in avanti, e ho messo la faccia vicino al pavimento, cercando di guardare avanti, e ho tirato su il sedere. Se tiri su il sedere scende la pancia, lo sapevate vero? E così riuscivo a vedere bene, che cosa c’era sotto il letto. E ci ho scoperto un mare di cose. Un palla, una locomotiva, un albero, un nastro. E anche un po’ di sporco, sai mamma?

Comunque, ero in posizione. Lo sapevo, che il difficile arrivava in quel momento. Perché non è mica facile ficcarsi sotto un letto, eh. Se ti avvicini troppo sbatti la testa, se non ti avvicini abbastanza non riesci a prendere nulla. Ho fatto un po’ di prove, ma niente. Non arrivavo a prendere proprio nulla. Anzi, la palla era finita nell’angolo, quello più lontano che c’era.

A quel punto, finalmente, la mia mamma ha deciso di smettere di ridere e di aiutarmi. Si è messa in posizione, testa giù e sedere su, e ha allungato le braccia. È riuscita a prendere tutto. A parte l’albero. Ma, alla fine, abbiamo deciso che per il momento di alberi ne abbiamo tanti. E non ci serve proprio quello.

Buongiorno mondo!

A me, il mattino, piace svegliarmi presto. E infatti io mi sveglio presto, quando mamma e papà ancora dormono, e li sveglio. Faccio un po’ di rumore, per far capire che ci sono, e che sono sveglio. Poi mi rigiro in po’ nel letto, sulla pancia, sul fianco e sulla schiena, e mi riaddormento.

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Quando mi sveglio, per davvero, mi piace allungare le gambe e le braccia, che sono rimaste ferme tutta la notte. Beh, proprio ferme ferme direi di no, che a me piace muovermi e rotolarmi, anche di notte. Però, ecco, sono state un po’ più ferme che di giorno. E allora le allungo per benino, per dare il buongiorno anche a loro.

Poi, quando sono ben sveglio, mi metto sulla pancia, tiro su il sedere, allungo le braccia verso le sbarre del lettino, prima una e poi l’altra, le tengo forte e mi tiro su, per mettermi in piedi. E poi butto il ciuccio di fuori, più lontano che posso: qualche volta lontano ci arriva davvero, qualche volta mi sbaglio e mi cade sui piedi. Pazienza, succede di sbagliare, no?

A quel punto, devo solo svegliare quei due là, che continuano a dormire come se fosse notte. Ahahahahahahahahaha! Uhuhuhuhuhuhuh! E ancora, ohohohohohoho! Alla fine qualcuno arriva. Non proprio veloce, eh, ma arriva. Bisogna avere un po’ di pazienza, con quelli.

Ma come fanno a non capire che io ho tantissime cose da fare?

Che bello dormire nel mio lettino!

Io non so nemmeno cosa sia il cosleeping. Sono stato qualche volta in quel bel letto grande e morbido, ma non mi ci hanno mai fatto dormire.

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Sono rimasto nella camera dei miei genitori solo tre giorni, appena mi hanno portato a casa dall’ospedale. Poi hanno deciso che facevo troppo rumore, e mi hanno messo nella mia cameretta. Da lì mi toccava piangere fortissimo quando mi svegliavo e avevo fame, e la mia mamma ci metteva almeno 40 secondi ad arrivare per darmi il latte. A me sarebbe tanto piaciuto andare a mangiare in quel letto grande grande, tra la mia mamma e il mio papà, ma quella lì non ha mai ceduto. Ha preferito alzarsi tutte le notti e venire di là da me. Noi due soli e tristi, in quella stanzetta.

Quando poi sono diventato grande, mi hanno messo nel lettino che era della mia mamma quando era piccola e che NonnoC mi ha riverniciato di rosso. All’inizio mi sentivo un po’ perso, ora che sono diventato grande ci sto proprio comodo. Mi giro, mi muovo, mi rotolo, non mi dà fastidio nessuno. E poi quando russo nessuno mi scoccia.

Pensa stare con quei due là: la mamma che ha sempre caldo e diventa bollente come un calorifero, il papà che ha gli incubi e parla nel sonno dicendo cose incomprensibili.

No, io me ne sto meglio nel mio lettino, e dormo tranquillo 11 ore di fila.