Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Questa settimana io sono diventato uno. Prima sono stato nove, poi dieci, poi undici. Poi quasi uno. E ora uno. Non ho ancora ben capito perché prima ero tanti e ora sono poco, però si vede che funziona così, nel mondo dei grandi. Nel mondo di quelli che sono trentadue e dicono trenta, o che sono trentanove e non vogliono diventare quaranta, o che sono qualcosa ma non vogliono più contare. Io, comunque, sono uno.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

E mi è piaciuto, diventare uno. Perché c’erano i miei amici, piccoli e grandi. E perché abbiamo mangiato la torta. Ecco, la torta mi é piaciuta, ma anche non mi è piaciuta. Anzi, prima non mi è piaciuta, poi mi è piaciuta, e alla fine mi è piaciuta troppo. Sempre la stessa torta. Prima non mi è piaciuta perché non me la facevano mangiare. Mi ci hanno messo di fronte, e me la facevano guardare e basta. Macché guardare, pensavo io, che ero diventato uno! La torta si mangia! E invece, no. Sorridi, soffia, guardaqui, giratidiqua, soffiaancorachesièspenta, facciamounafoto, e io mi sono arrabbiato. Perché ho visto lì la mia torta, e non la potevo mangiare. Allora ho pianto.E qui, la torta non mi è piaciuta.

Poi quando l’ho mangiata, allora mi è piaciuta. Perché era una torta di gelato, del gusto che piace a me. E aveva pure le frutta sopra, e il biscotto sotto. E a me piacciono, la frutta e i biscotti. Quindi ero contento, con la mia torta grande nel piatto, tutta per me. E anche un po’ per la mamma, ché l’ho vista che me ne rubava i cucchiaini.

E quando è finita, non mi è piaciuta più. Perché hanno cercato di convincermi che non ne volevo più, e che ne avevo mangiata abbastanza. E invece no, io ne volevo ancora, della torta con cui ero diventato uno. Perché mi era piaciuta troppo. E anche se ero diventato uno, io di fette ne volevo due.

Il mio primo anno

Mi piacciono le prime volte. Mi piace il primo cucchiaio di gelato, e il primo sorso di acqua quando ho sete. Mi piace il primo morso di un biscotto, per scoprire il sapore che ha. Mi piace il primo passo che ho fatto io, solo io, soltanto io. Mi piace la prima volta che mi sono messo seduto, e sono riuscito a fare quello che io volevo fare.

Il mio primo anno

Mi piace il primo piede nell’acqua, per capire che cosa vuol dire bagnato. Mi piace la mia prima macchinina, che mi sono mangiato tante volte. Mi piace il primo biberon di latte, che mi ha aiutato a riempire la pancia. Mi piace il primo dentino, e pure il secondo, ché così la bistecca faccio meno fatica a mangiarla. Mi piace la prima volta che mi hanno dato il ciuccio, che mi è stato subito simpatico.

Mi piace il primo bagno nel mare, e pure nella vasca da bagno. Mi piace la prima volta che ho mangiato la sabbia, e pure quella che ho bevuto il mare. Mi piace la prima volta che ho messo le scarpe, per poter partire alla scoperta del mondo, e quella in cui mi sono messo la maglietta con le maniche corte, ché mi sono a bronzato tutte le braccia.

Mi piace il primo bacio che mi ha dato la mia mamma, e il primo che io ho dato a lei. Mi piace la mia prima pastasciutta, e la mia prima fetta di torta di mele. Mi piace la prima passeggiata con il passeggino, e il primo giro con il triciclo. Mi piace la prima volta che ho sentito l’odore dei fiori, e la prima in cui ho sentito il suono del pianoforte.

Mi piace la prima volta che sono stato senza il pannolino, e mi sono fatto la pipì sui piedi. Mi piace la prima volta che ho giocato con i miei amici, e ho scoperto che mi piace, avere degli amici. Mi piace tutte le volte che vedo delle cose nuove, e mi piace sapere che ce ne saranno tante altre, di cose nuove da scoprire e da imparare.

Mi piacciono le prime volte. E mi piace il mio primo compleanno

Il regalo per il compleanno

Cara mamma,

Volevo farti un regalo speciale per il tuo compleanno. Compi trentadue anni, non sono mica pochi, eh! Bisogna festeggiarli, tutti questi anni. Uno per uno, un compleanno per ogni anno. Avevo anche pensato a trentadue regali, ma poi ho pensato che no, sono troppi. Poi ti abitui, e non va bene.

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Allora mi sono concentrato su uno. Una torta, ho pensato. Ma poi ho pensato che tu metti troppo in alto tutte le cose per fare le torte, e io non ci arrivo nemmeno con la sedia. Facciamo che prendo uno dei miei biscotti dal pacchetto, va bene?

Poi ho pensato: dei fiori! Ma mi è venuto in mente che i fiori bianchi e gialli nel prato non ci sono più. Te li ricordi, quelli che cercavo di mangiarmi, che avevo tutti i pezzetti sulla faccia? Ecco, quelli: li hanno portato via quei signori rumorosi che sono venuti qualche giorno fa. Facciamo che prendo qualche fogliolina dalle piante di papà sul balcone, va bene? Tanto lui mica se ne accorge, se tu non glielo dici…

Allora mi è venuta un’altra idea: delle scarpe! Alle mamme piacciono le scarpe, vero? Io le sento, le femmine che parlano sempre di scarpe, soprattutto di quelle che fanno male ai piedi. Però ho pensato che tu hai i piedi grandi, e io non ne ho mai viste di così grandi, di scarpe come le mie, con i buchetti davanti. Ho sentito dire arrivanoalventicinque, e mi sa che non va bene. Facciamo che di scarpe ne hai già tante, e non te ne servono altre? Poi ora fa caldo, puoi andare in giro senza!

Torta, no; fiori, no; scarpe, no. Ma che cosa rimane, da regalare ad una mamma? Che cosa è, che le può servire? Io proprio non lo so. Ché poi, queste mamme, sono sempre lì a parlare, lo dicessero, che cosa vogliono. E invece no, bisogna indovinare. E poi ci rimangono male, se sbagli. Non è che qualcuno mi aiuta? Magari sono ancora in tempo…

Buon compleanno, papà

Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri al mio papà, tanti auguri a te. È la prima volta che possiamo festeggiare insieme il tuo compleanno, sai, papà.

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E abbiamo già tante cose di cui possiamo dire tiricordiquellavoltache, come fanno i vecchi amici al bar. Ti ricordi quella volta che ero appena nato, e mi hanno fatto il bagno, quando eravamo tu, io e una signora vestita di verde? Ti ricordi quella volta che abbiamo fatto il bagno insieme nella vasca di casa, e abbiamo pensato che era si tanto bello, ma poi ognuno per conto suo?

Ti ricordi quella volta che mi hai cambiato per la prima volta il pannolino? Non avresti immaginato quante altre ce ne sarebbero state, eh? Ti ricordi quella volta che ti ho fatto la pipì sulla camicia pulita? Quale, dici? Ah, perché ce n’è stata più di una?

Ti ricordi quella volta in montagna, quando tutti ci dicevano chepiccolo!, e tu chiedevi sempre alla mamma se avessimo fatto bene, che ero così piccolo? E al mare, quando lo vecchiette dicevano fra loro, per farsi sentire, tisembra,aquestora! e tu le guardavi con la faccia brutta?

Ti ricordi quella volta che mi hai dato il biberon per la prima volta, che ti è sembrato di essere un po’ mamma anche tu? Ti ricordi quella volta che mi hai dato da mangiare la pappa con il cucchiaino, che io proprio non la sopportavo, quella roba?

Ti ricordi quella volta che sono riuscito a stare seduto da solo, che ti sembrava che fosse una conquista meravigliosa? Ti ricordi quella volta che mi avevi lasciato seduto per terra, e mi hai ritrovato in piedi appoggiato al divano, e ti sei chiesto come avessi fatto, da solo?

Ti ricordi quella volta che tu hai detto a e i o, io ho detto u, che poi ci hai riprovato altre mille volte e non ci siamo mai più riusciti? Ancora non lo sapevi che uhuhu per me è la parole più bella, vero? Ti ricordi quella volta che ti è sembrato che dicessi papà, mentre invece io stavo pensando a tutt’altro?

Ti ricordi che ci sono tanti altri ti ricordi, vero papà?

I miei primi 6 mesi

Ebbene si, ho compiuto 6 mesi. Che poi sarebbero mezzo anno, che non è mica poco.
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Se ci penso, ne sono successe di cose da quando mi hanno costretto ad uscire fuori dalla pancia della mia mamma. Ho dovuto trovare la strada per arrivare al seno e riuscire a tirarci fuori qualcosa, che all’inizio non è stato mica facile; mi è toccato capire come fare per digerire, che ne ho avuti di mal di pancia prima di imparare; poi hanno cominciato a portarmi in giro con quel coso scomodo che chiamavano ovetto e che io ho sempre odiato. Per non parlare di quando a mamma è venuta la mania degli orari, manco fossimo in Svizzera: in realtà lei e sempre stata un po’ fissata con questa storia che “no, è troppo presto per mangiare, non sono ancora passate 3 ore”, ma nell’ultimo periodo, con le pappe, è diventata proprio noiosa. E le pappe, non fatemici pensare: come poteva pretendere che mi mangiassi quella schifezza molliccia che non sapeva niente? Quando finalmente ha iniziato a metterci dentro un po’ di cosine buone, allora si che abbiamo cominciato a ragionare! E poi stare a pancia in giù tenendo su quel testone pesante, rotolare, stare seduto.
Che fatica, questi mesi! Chissà che cosa mi aspetterà, ora!

Certo però che anche per lei ne sono cambiate di cose: una cicatrice sulla pancia, le smagliature e qualche chilo in più. Poche ore di sonno e risvegli notturni. Una sveglia che suona sempre presto. Lavatrici e bucati a mano. Il timore di non riuscire ad interpretare i segnali e la paura di non fare la cosa giusta. Consigli non richiesti, sempre troppi. Troppi aimieitempi. La difficoltà di ritagliarsi tempi e spazi.

E pure per il mio papà, poverino, che i papà ce li si dimentica sempre: ha dovuto capire come fare per inserirsi in quel binomio stretto stretto che abbiamo creato io e la mamma da quando ero nella pancia, gli è toccato sorbirsi quella lì che qualche volta ha avuto gli ormoni un po’ ballerini, ha sempre cercato di districarsi tra riunioni e pannolini, call e coliche.

Insomma, un mezzo anno bello intenso, eh?