C’eravamo tanto amati

Caro ciuccio,

ci siamo voluti tanto bene, io e te. Io, di bene, te ne ho voluto tanto. Mi sei stato vicino nei momenti difficili, e non ti sei arrabbiato se in quelli belli, di momenti, non ci sei mai stato. Si, lo ammetto, di te nei momenti belli non ho mai sentito il bisogno. E nemmeno in quelli medi, a dire la verità. Solo in quelli brutti, ho sentito che con te sarebbe stato tutto più facile. Ma i veri amici si vedono nel momento del bisogno, non è vero?

C'eravamo tanto amati

Si, lo so che, all’inizio, io non ti volevo bene. Pensavo che il dito sarebbe stato meglio, per me. Pensavo che il dito mi sarebbe stato sempre vicino. E invece, mi sbagliavo. Perché quando ti ho scoperto, ho capito che eri tu, quello che faceva per me. Quello che aveva il sapore più buono, e la forma più bella. Ci ho provato con il dito, ma niente: lui la forma non l’ha mai cambiata, è sempre rimasto lo stesso. Tu, invece, no: sei diventato esattamente come ti volevo.

Siamo diventati grandi insieme, io e te. Sei venuto con me in tanti posti, mi hai seguito in tante avventure: al mare e in montagna, in città e in campagna, al caldo e al freddo. Ci sei sempre stato, tu.

E ora, io ti devo abbandonare. Perché sei diventato vecchio, e non vai più bene per me. Ti dovrò sostituire con un altro, più giovane. Ma tu rimarrai sempre con me, ti troverò un posto speciale nel mio cassetto delle cose speciale, vicino al mio primo ciuffo di capelli. E tu starai lì, e io ti verrò a trovare, e magari ti darò una ciucciatina ogni tanto, anche. Perché io in fondo lo so, che il primo ciuccio non si scorda mai.

 

Fa’ diventare buonissimo il tuo ciuccio

A me, il mio ciuccio piace. Mi piace perché è mio, ha il mio sapore. Ha il sapore che io gli ho dato, ciucciandolo forte quando dormo. E qualche volta pure quando sono sveglio, nel passeggino. Però, oltre che il mio sapore, per diventare buono deve avere anche tanti altri sapori. E ora vi spiego come fare.

Fa' diventare buonissimo il tuo ciuccio

Potere farlo cadere per terra, e rimetterlo in bocca. Oppure lo potete strusciare per benino sul pavimento, per fargli prendere bene il sapore. Lo potete fare a casa, ma anche fuori. Potete metterlo nel piatto dove c’è la pappa, così vi sembra di mangiare anche quando nel piatto non c’è più niente. Potete farlo anche nel piatto degli altri, ché di sicuro quello che mangiano gli altri è più buono.

Potete metterlo nei vasi dei fiori, dopo averlo ciucciato per benino: così si attacca anche la terra, e ve ne mangiate un po’. Va bene anche con l’erba, in giardino. Lo potete pucciare nel bagnetto, soprattutto quando ci sono le montagne di schiuma, così fa le bolle. Lo potete far ciucciare ad un amico, e provare a ciucciare il suo, per vedere un po’ che sapore hanno, i ciucci degli amici.

Ci potete andare sopra con i piedi, per fargli anche cambiare un po’ la forma: magari così ciucciarlo vi darà più soddisfazione. Ci potete fare i disegni sulle finestre, dopo averlo ciucciato per benino: così si vedrà meglio, quello che avete fatto. Lo potete nascondere sotto il letto, proprio lì dove la mamma non riesce bene a pulire, proprio lì dove la polvere ha deciso di andare a vivere, perché non c’è nessuno che dà fastidio. Nessuno, a parte voi e il vostro ciuccio saporito.

Dovete stare attenti, però. Perché se viscoprono, ve lo vanno subito a lavare, il ciuccio. E poi non sa più di niente.

Ciuccio, usi creativi

C’è una cosa che proprio non riesco a capire: perché mai io dovrei usare il ciuccio, se ho le dita a disposizione? Con tutte quelle dita, poi: cinque dita per due mani fanno dieci dita, che sarebbero più che sufficienti. Ma quella lì non vuole, e mi obbliga ad usare il ciuccio. Allora io pensato che, con un po’ di fantasia, posso trovare il lato positivo della situazione.

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Eh si, perché ho scoperto che con il ciuccio si possono fare delle cose divertenti. Per esempio, si può mordicchiare l’anello, che aiuta un po’ con il prurito che fanno venire i dentoni che spingono per uscire. Oppure ci si può giocare mettendolo e togliendolo dalla bocca e facendolo passare da una mano all’altra, girandolo da tutte le parti.

Altrimenti, una cosa molto divertente è toglierselo di bocca e lanciarlo, il più lontano possibile. Ma il meglio è sputacchiarlo facendo le pernacchie, soprattutto se poi va a finire per terra.
Perché così c’è qualcuno che deve raccoglierlo, e nel frattempo io posso dare una ciucciatina al dito. Tanto ne ho dieci!

A spasso con papà

Oggi io e il mio papà ci siamo presi un po’ di tempo e siamo usciti insieme per andare a fare delle cose da maschi.

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Ci siamo preparati e siamo usciti. Abbiamo camminato per qualche minuto e poi ci siamo fermati a vedere quella strana macchina gialla che fa i buchi per terra. C’erano dei signori vestiti di arancio che parlavano e un signore seduto dentro questa macchina grande grande che muoveva delle leve. Quando ha schiacciato un bottone, si è accesa una luce gialla sul tetto e la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, che sembrava voler dire stateattenti!

C’era proprio da stare attenti, infatti: si è infatti alzata verso l’alto una cosa grande grande che sembrava un po’ una mano e un po’ la proboscide del mio elefante. Questa cosa serviva per metterci dentro la terra. Il signore sulla macchina ha fatto scendere quella cosa, che si è riempita tutta tutta di terra, che poi ha buttato di lato: da una parte un buco, dall’altra la montagna. Il signore è andato avanti tante volte, e il buco diventava sempre più profondo e la montagna sempre più alta.

Io e papà siamo rimasti a guardare per un po’, poi abbiamo visto che non succedeva niente di nuovo e abbiamo iniziato ad annoiarci. Quando poi ci siamo accorti che ci eravamo dimenticati il ciuccio, abbiamo proprio capito che il tempo delle cose da maschi era finito ed era ora di tornare a casa dalla mamma.

Voglio il dito!

Mi hai scocciato quando ero piccolo con le tue idee puriste, del tipo: il ciuccio si usa con cautela, non si possono vedere quei bambini che hanno sempre quel coso in bocca.
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Ecco, allora io uso il dito, rompipalle. Comodo, sempre disponibile, non lo perdo mai.

Lo so che avevi deciso di seguire le indicazioni dei medici e di aspettare un mese ad introdurre il ciuccio, in modo che l’allattamento fosse ben avviato però avresti dovuto capire che non avevo molti dubbi su come e dove trovare da mangiare. Pazienza, sono il primo figlio, hai preferito attenerti alle istruzioni.

Quando finalmente ti sei decisa, non capisco che cosa pretendessi: era chiaro che erano più le volte che me lo perdevo in giro per la culla che quelle in cui riuscivo a ciucciarlo tranquillamente, per cui bisognava che ti alzassi ogni dieci minuti per rificcarmelo in bocca. Si, devo dire che a volte non lo hai fatto con molta grazia, ma pazienza.

Poi abbiamo attraversato un periodo in cui non sapevo bene cosa farmene, nel senso che non mi interessava più di tanto. Lo so che tu hai subito pensato, orgogliosa: “Vedi, ha capito tutto il mio bambino, non lo vuole nemmeno il ciuccio, lui! Altro che quelli che ancora ciucciano a 5 anni!”

Non era proprio così. Semplicemente, mi stavo accorgendo che il mio pollice era molto meglio. Nessun ciuccio lo poteva uguagliare, non c’erano storie. E si rassegnasse, la mamma purista, ad andarsene in giro con un piccolo essere destinato alle peggiori malocclusioni!

Ora ci rassegniamo entrambi, a volte tu, mamma, a vedermi dormire beato con il mio dito in bocca, a volte io, a farti contenta e a ciucciare quel brutto coso gommoso e molliccio…

Ma perché non inventano dei ciucci a forma di pollice? Così almeno non mi scocci più, mamma!