Io lo so che lui non c’è

Io lo so che lui non c'è

E comunque te lo vorrei dire, mamma. Te lo vorrei proprio dire, che lo so, io. Lo so, che lui non c’è. No che non c’è, nel mio letto. Non c’è in nessun posto. Nemmeno sotto la pancia di Titti. E me ne sono accorto benissimo, che non c’è. Perché no, non mi sono addormentato senza nemmeno accorgermene, che il mio ciuccio non ce l’ho.

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ll ciuccio che sapeva di buono

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Me ne sono accorto subito, che c’era qualche cosa che non andava. Che non era più il solito, lui. Che era cambiato. E non poteva più tornare come prima. Poi l’ho capito, che la colpa era stata mia. Che ero stato io, a fargli quello. E che non avrei più potuto rimediare. Questo mi ha resto molto triste, perché sapevo che ne avrei pagato le conseguenze.

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Cadono ciucci

In questi giorni io dormo nella camera della mia mamma e del mio papà: il mio letto piccolino è vicino al loro letto grandone. Quando loro mi mettono dentro al letto, perchè si, il mio è un letto in cui entri dentro, io vedo fuori che cosa sta succedendo. E posso controllare. Posso controllare cosa fanno, quei due.

Cadono ciucci

Nella mia casa di Milano, quando mi mettono nel letto nella mia cameretta, se ne vanno e mi dicono oradormiamoanchenoi. E io non posso mai controllare. Qui invece posso controllare, perché loro non possono andare da nessuna parte. Solo in bagno. Ma si vede che in bagno non ci devono andare, quando io dormo.

E allora, dal letto, guardo cosa fanno. E lo vedo, che non dormono mica. Il papà cerca di leggere quel librone grande azzurro che sonoapagina23daunanno, la mamma gioca con il telefono. Fanno i furbi, quei due lì. Pensano che io sono tonto, e non si accorgono che io li scopro, che non stanno mica dormendo. E allora, butto il ciuccio fuori dal letto. E poi faccio ahahahahaha.

La prima volta, ieri, l’ha preso il papà. E anche la seconda e la terza. Alla seconda io sorridevo un po’, alla terza sorridevo, alla quarta mi è proprio venuto da ridere. Alla quinta, da riderissimo. E lo vedevo, che anche a lui veniva da ridere. La sesta volta è venuta la mamma, e io non ho riso. Ho fatto gli occhipescelesso, che mi vengono proprio bene. Allora lei mi ha ridato il ciuccio, mi ha cantato la canzone della nanna e mi ha detto oradormi.

Io ho fatto un po’ finta di dormire, poi mi sono stufato, mi sono alzato e ho buttato il ciuccio di fuori. La mamma faceva finta di dormire, allora io ho fatto ahahahaha. Poi ahahahahah. E poi ancora ahahahahah. Alla fine, è ritornata. Mi ha spiegato che io ero tanto stanco, che dovevo fare un po’ di nanna, e che dopo la nanna facevamo merenda. E che se lanciavo di nuovo il ciuccio di fuori non me lo prendeva più.

Ma io l’ho lanciato lo stesso. Solo perché sapevo che c’era anche papà, e che lui convinceva la mamma a ridarmelo, il ciuccio. Perché lui è molto più buono, di lei. Perché riesco a fargli fare quello che voglio io, a lui. A lei, mica tanto. E comunque, io il ciuccio l’ho lanciato di nuovo, e siamo andati a fare merenda.

C’eravamo tanto amati

Caro ciuccio,

ci siamo voluti tanto bene, io e te. Io, di bene, te ne ho voluto tanto. Mi sei stato vicino nei momenti difficili, e non ti sei arrabbiato se in quelli belli, di momenti, non ci sei mai stato. Si, lo ammetto, di te nei momenti belli non ho mai sentito il bisogno. E nemmeno in quelli medi, a dire la verità. Solo in quelli brutti, ho sentito che con te sarebbe stato tutto più facile. Ma i veri amici si vedono nel momento del bisogno, non è vero?

C'eravamo tanto amati

Si, lo so che, all’inizio, io non ti volevo bene. Pensavo che il dito sarebbe stato meglio, per me. Pensavo che il dito mi sarebbe stato sempre vicino. E invece, mi sbagliavo. Perché quando ti ho scoperto, ho capito che eri tu, quello che faceva per me. Quello che aveva il sapore più buono, e la forma più bella. Ci ho provato con il dito, ma niente: lui la forma non l’ha mai cambiata, è sempre rimasto lo stesso. Tu, invece, no: sei diventato esattamente come ti volevo.

Siamo diventati grandi insieme, io e te. Sei venuto con me in tanti posti, mi hai seguito in tante avventure: al mare e in montagna, in città e in campagna, al caldo e al freddo. Ci sei sempre stato, tu.

E ora, io ti devo abbandonare. Perché sei diventato vecchio, e non vai più bene per me. Ti dovrò sostituire con un altro, più giovane. Ma tu rimarrai sempre con me, ti troverò un posto speciale nel mio cassetto delle cose speciale, vicino al mio primo ciuffo di capelli. E tu starai lì, e io ti verrò a trovare, e magari ti darò una ciucciatina ogni tanto, anche. Perché io in fondo lo so, che il primo ciuccio non si scorda mai.