Vorrei un mondo petaloso

Vorrei un mondo petaloso

Si, io vorrei un mondo petaloso. Avete capito bene, petaloso. Non lo sapete, che cosa vuol dire petaloso? Non l’avete mai sentita, questa parola? Ve lo spiego io, che cosa vuole dire. Immaginate una margherita. Gialla dentro, bianca fuori, con tanti, tanti petali. Ora, immaginate un papavero. Non è che voglio dire che siano brutti i papaveri, eh. Però di petali mica ne hanno tanti, come ne ha la margherita. Beh, la margherita è un fiore petaloso. Ecco, ora lo avete capito, vero, che cosa vuol dire petaloso?

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La teoria della relatività

All’asilo, al mio asilo c’è un bambino che si chiama Filippo. Filippo come me. Lui è piccolo, e magro. Io sono grande, con il panciotto. Lui si chiama Filippino, io Filippone. Eravamo Filippo tutti e due, all’inizio. Però quando chiamavano Filippo, ci giravamo in due, o non si girava nessuno. E così, siamo diventati Filippino e Filippone. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

La teoria della relatività

Domenica ho conosciuto un Filippo. Un Filippo grande, che fa l’asilo dei grandi. Ed è un grande, nell’asilo dei grandi. È grandissimo, quindi. E quando chiamavano Filippo, io pensavo sempre che chiamavano il Filippo grande. E lui pensava che chiamavano il Filippo piccolo. E allora, lui è diventato Filippogrande, e io Filippopiccolo. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

Quindi, insomma, io capisco questo: che io sono piccolo e grande, insieme. Ché se mi guardi con un grande, io sono piccolo. Ma se mi guardi con un piccolo, io sono grande. E allora questo vale per tutto, no? Ché se guardi me e uno di quei bambini che chiudono sempre la bocca davanti ad un bel piatto di pasta con il sugo, allora io mangio tanto. Mentre se mi guardi con NonnoC, che finisce sempre quello che c’è sulla tavola perché altrimenti è da buttare, allora io mangio poco.

E se mi guardi con uno di quei bambini che dicono sempre si e fanno sempre quello che vuole la mamma, allora io sono un po’ monello. Ma se mi guardi con quei bambini che buttano tutte le cose per terra e fanno le linguacce, allora io sono proprio proprio bravo. O un po’ monello lo rimango sempre?

Il negozio per i bambini

Ieri sono andato in giro per negozi, che sono come dei supermercati piccoli, dove si trovano tante cose che si possono comprare. Hanno una grande finestra che ti permette di vedere da fuori le cose che ci sono dentro, così lo puoi capire subito, se ci puoi trovare le cose che ti servono. Noi avevamo bisogno di un vestito speciale per me e di due scarpe normali per la mia mamma.

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Cammina cammina abbiamo trovato questo negozio in cui c’erano le cose speciali per i bambini. Era facile capirlo, perché dentro c’erano tanti bambini e tanti passeggini. No, non da comprare però. Dovevano comprare anche loro, le cose speciali però.  C’era un traffico che non si riusciva nemmeno a muoversi. Guarda guarda, però, la mamma è riuscita a trovare la cosa speciale per me. L’abbiamo presa un po’ grande, così siamo sicuri che ci sto comodo. Io le cose strette proprio non le sopporto. Poi, ecco, già che eravamo lì,  abbiamo comprato anche delle altre cose, così almeno per un po’ non ci dobbiamo più tornare, al negozio per i bambini.

Perché si, mi è piaciuto, il negozio per i bambini, però io preferisco il parco. Non sono come tutte quelle mamme che guardano ogni cosa e dicono ohhhchebello, compriamolodai, uhhhchemeraviglia. Io sono come i papà, che si mettono in un angolo. E aspettano che le mamme finiscano.

 

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ci sono cose che noi bambini non abbiamo conosciuto, e forse non conosceremo mai. Perché noi siamo bambini fortunati, e anche le nostre mamme e i nostri papà lo sono. Come fortunati sono i nostri nonni. Però io so che ci sono dei signori e delle signore vecchi vecchi, con i capelli bianchi, o forse anche qualcuno senza capelli, che ci hanno aiutato ad essere fortunati.

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Sono signore e signori che hanno faticato, per farci bambini fortunati. Che hanno sudato, che hanno corso, che sono scappati, che si sono nascosti. Come se avessero fatto le corse con gli amici nei prati, ma senza giocare. Come se avessero giocato a nascondino, ma senza giocare. Perché a volte alcune cose si possono solo fare per finta. Perché a volte le cose sono difficili, anche per i grandi.

E noi, bambini fortunati, dobbiamo ringraziare quei signori e quelle signore vecchi vecchi, che ci hanno fatto, oggi, bambini fortunati. Perché forse, per loro, essere bambini è stato più difficile, ed è stato difficile anche essere mamma e papà. Perché per loro non è stato tutto facile, come è per noi. Noi, che fortunati lo siamo nati. Loro, che fortunati lo sono dovuti diventare.

Cosa mi é piaciuto, questa settimana

Oggi sono andato a fare un pranzo della domenica con la mia mamma, il mio papà, M e E, che sono due amici che mi vengono sempre a trovare a casa. Era uno di quei pranzi speciali della domenica, in cui si possono mangiare le cose della colazione e le cose del pranzo insieme. Mi sa che sapevano che c’ero anche io, perché quando sono arrivato ho trovato una sedia dei piccoli e un bel cucchiaio colorato. Proprio come a casa mia!

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C’erano tanti altri bimbi in questo posto, quindi questo voleva dire che era un bel posto. A me è capitato altre volte di mangiare al ristorante, però mi sembrava che non fossero tanto contenti che c’ero anche io. Ancheilpasseggino? Nonabbiamoilseggiolone, il fasciatoiononcè. Dicono sempre queste cose, in tanti posti. E poi ti guardano come se non gli stai proprio simpatico, perché occupi troppo spazio e fai troppo rumore. Eh si, perché bisogna essere magri e silenziosi, altrimenti è meglio stare a casa.

E poi, ho visto che c’erano tante cose buone da mangiare. Io sono ancora piccolo e mi ero portato la pappa da casa, ma ho assaggiato lo stesso le cose che hanno mangiato la mamma e il papà e mi sono piaciute molto.

Comunque voglio tornarci, perché ho capito che ci sono delle cose da mangiare speciali per i bimbi. Però mi hanno detto che bisogna avere almeno quattro denti, e io per il momento ne ho soltanto due. Ma quando crescono i denti di sopra, mamma?

 

Sono piccolo, non sono mica tonto!

Vorrei proprio capire perché mi trattano tutti come se fossi tonto.

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Mi rendo conto che ho ancora solo mezzo anno, ma questo non vuol dire che sia stupido.

Certo, ho ancora il pannolino e mi piace tanto ciucciarmi il pollice, ma capisco. Molto più di quanto non pensino quelle persone alte che mi stanno intorno. Quelle stesse persone alte che mi chiamano con nomignoli strani – in questo la mia mamma è la più fantasiosa di tutti – che storpiano i nomi delle cose – e poi vorrei capire come possono pretendere che impari a parlare bene se loro sono i primi a confondermi le idee – che pensano di farmi felice riempiendomi le guance di baci umidicci.

Ma io dico: non potreste parlare con me in modo normale, invece che fare versi e moine? E non trattarmi come un alieno, ma come una persona normale? Piccola si, ma normale! C’è questa strana concezione secondo la quale i bambini provengono da uno strano mondo in cui valgono regole e norme strane, però poi i grandi si lamentano se non ci atteniamo alle loro indicazioni. Allora, cosa dobbiamo fare?

Come possiamo imparare da voi se ci trattate come se fossimo tonti?