Lo dovrò dire, alle mie fidanzate

Si, lo dovrò dire, alle mie fidanzate, che io mi stufo, con quelle cose lì. Qualche bacetto va bene, mi piace, ma poi basta. Già ci sono quelli della mamma, e qualche volta pure quelli del papà, non so se ce la faccio pure con altri. Capisco che ho delle guanciotte irresistibili, però non è che si può sempre stare a darsi baci.

Girl kissing boy

E poi, ci sono pure gli abbracci. Che a me non piacciono perché bisogna stare fermi, quando si danno gli abbracci. E io non voglio stare fermo, voglio muovermi, sempre. Chè se stai fermo perdi solo tempo, e io ho tante cose da fare. Devo andare in giro a scoprire il mondo, mica me ne posso stare lì a dare gli abbracci, fermo fermo.

Tutte queste cose mi stufano. Un po’ va bene, ma poi basta. Queste cose che si chiamano coccole, che noia. Non capisco bene perché si debbano fare, chi lo abbia deciso. E poi, chi è che le deve fare? Le mamme ai bimbi? I papà alle mamme? I nonni alle nonne? Ecco, perché non se le fanno un po’ tra di loro, e a me mi lasciano fare quello che mi piace?

Ah, dite che forse, un pochino, qualche volta, piacciono anche a me? Quando cado e batto la testa sul pavimento, e qualcuno mi raccoglie e mi dà un bacio? O quando mi sveglio la mattina, e qualcuno mi dà il buongiorno? O quando faccio un sorriso grande grande, e qualcuno mi prende e m stringe stretto stretto?

Va bene, avete ragione. Però no, sulle fidanzate non cambio idea.

Ventiquattromila bacetti

A me piacciono i baci. Mi piace quando me li danno e mi piace quando li do io. Mi piacciono quando sono felice, ché mi fanno ancora più felice, e quando sono triste, ché mi fanno un po’ meno triste.

baci-bimbi

Mi piacciono la mattina quando mi sveglio, quando papà viene nella mia cameretta, mi dice buongiornomondo e mi prende in braccio, mi piacciono la sera quando mi addormento, quando la mamma mi mette nel lettino e dice buonanottepiccolotto. Mi piacciono sulle guanciotte morbide e mi piacciono sulla fronte, ma anche sulla pancia e sulle gambe ciccione.

Mi piace darli alla mamma, che ha la faccia liscia, e mi piace darli al papà, anche se qualche volta la sua faccia pizzica un po’. Però mi fa ridere perché io gli faccio capire che pizzica e lui va via, torna e non pizzica più. Mi piacciono tanti, piccoli piccoli, e mi piace uno solo, ma grande.

Mi piacciono che fanno rumore, ché mi fanno venire da ridere, e mi piacciono silenziosi, quando dormo. Mi piacciono sorridenti, perché fanno venire da sorridere anche a me. Mi piacciono perché se li danno le persone che si vogliono bene.

Mi piacciono, e ne voglio almeno ventiquattromila.

Anche i nonni piangono

NonnaA e NonnoE abitano lontano e ci vengono a trovare una volta al mese. Stanno con noi qualche giorno e poi si preparano per tornare a casa.

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Io capisco subito quando si avvicina il momento della partenza, perché NonnaA diventa triste. E quando arriva il momento di andare via, i suoi occhi diventano lucidi e due grossi lacrimoni le scendono lungo le guance. È strano, perché lei non piange facendo rumore come faccio io quando sono arrabbiato perché voglio qualcosa e non me lo danno subito, o quando ho fame e devo aspettare per mangiare. No, lei piange un pochino, in silenzio, poi mi prende in braccio e inizia a darmi un milione di baci sulle guance. Sono baci così grandi che quasi quasi mi soffoca.

Poi mi saluta, e mi dice ci vediamo presto. E se ne va.