Amici grandi, grandi amici

Io sono un grande amico dei bambini grandi. Quelli che sanno camminare e anche correre. Quelli che sanno salire le scale e anche scenderle. Quelli che sanno parlare e anche cantare. Quelli che sanno mangiare da soli con il cucchiaio e anche la forchetta. Quelli grandi, insomma.

Amici grandi, grandi amici

Mi piacciono perché fanno le cose da grandi. Fanno i giochi da grandi. Vanno nei posti da grandi. Mangiano le cose da grandi. E a me piace, tutto quello che è dei grandi. Mi piace perché anche io voglio esserlo, grande. Un po’ lo sono, ma vorrei esserlo di più. Ed è per questo che mi piace, avere dei grandi amici grandi.

Perché li guardo, e faccio le stesse cose che fanno loro. O ci provo, almeno. Qualche volta ci riesco, qualche volta no. Qualche volta, proprio per niente. Però solo il fatto di provarci è anche solo un po’ riuscirci. Perché il segreto è tutto lì, provarci. Una volta, due volte, tre volte. Ci provi e ci riprovi, e alla fine ci riesci.

E se hai qualcuno da guardare è più facile. Perché puoi guardarlo, e fare come fa lui. Alza un braccio, e alzi un braccio. Gira la testa, e giri la testa. Tira su un piede, e tiri su un piede. Batte le mani, e batti le mani. Fa la piroetta, e tu cadi con il sedere per terra. Beh, che volevate, riuscire a fare subito le cose dei grandi? Solo i grandi sanno fare le cose dei grandi. I piccoli? I piccoli devono guardare cosa fanno i grandi, senza dimenticarsi di essere piccoli.

La mia amica Camilla

Voi lo sapete, vero, che ci sono i bambini piccoli e i bambini grandi? E che quelli piccoli non sanno fare niente e quelli grandi sanno fare tutto? Lo sapete, vero? E poi ci sono i bambini di mezzo, che sanno fare un po’ di cose, ma non le sanno fare tutte? Ecco, io sono un bambino di mezzo. La mia amica Camilla invece è una bambina grande.

La mia amica Camilla

A me piacciono, le bambine grandi. Mi piacciono pure quelle piccole, ma quelle grandi di più. Mi piacciono perché sono sempre gentili con me, mi fanno i sorrisi e mi danno pure i bacetti sulle guanciotte. E poi perché mi danno la mano quando cado, e mi aiutano a rialzarmi. O mi aiutano a trovare il ciuccio, se mi ci sono seduto sopra. O mi fanno diventare coraggioso a fare tuffi nella piscina, perché mi guardano e mi dicono anchetuFilippo!, e allora il tuffo lo faccio pure io.

Camilla fa così, con me. Lei è contenta quando vede me, e io sono contento quando vedo lei. E ci facciamo i sorrisoni. Io, con tutti i miei sei denti. Lei, con tutti i suoi tanti denti. Perché si, lei è grande. Io sono uno, e lei è cinque. Che vuol dire che tra un po’ i suoi anni non ci staranno piú in una mano, e ce ne vorranno due. Così grande che qualche volta preferisce andare a giocare con Livia e con Maddalena, a fare i giochi da femmine. E a me non mi invitano, perché io sono maschio, e pure di mezzo. E allora io le lascio lì, a fare i giochi da femmine, e me ne vado a controllare il trattore arancione, oppure a giocare con i sassi. Ché quelle sì, che sono cose da maschio di mezzo. Tanto lo so che poi Camilla i bacetti sulle gianciotte li dà a me, mica a Livia e Maddalena. Ché non hanno mica le guanciotte, loro.

 

Fuori dal tunnel

Ieri me ne sono andato alla ludoteca, a giocare con i miei amici. E mi sono accorto che c’era un gioco nuovo, bellissimo. Un tunnel. In cui ti fai piccolo piccolo e ti infili. Entrando da una parte per uscire dall’altra. Fuori dal tunnelOra ve lo spiego bene come funziona, ché ieri ci ho giocato tanto. Allora, è così: da una parte c’è una scaletta, rossa, con dei gradini; dall’altra, uno scivolo verde. In mezzo, il tunnel, giallo. Io all’inizio non ero tanto sicuro di volerci passare, nel tunnel, perché non si vedeva bene dove si andava a finire. Poi ho visto che Elisa ci era entrata ed era pure uscita, quindi ho capito che ci si poteva fidare.

Allora mi sono avvicinato, e ho fatto i gradini. Con un po’ di aiuto, eh, ché da solo non è mica tanto facile. E sono arrivato al’inizio di questo tunnel, lunghissimo. Lungo almeno come me. In mezzo c’era il mio gioco preferito, alla fine la mia mamma. E io, all’inizio. Allora ho deciso di farmi coraggio, e sono arrivato fino alla palla. Poi ho fatto ancora qualche passo, e ho raggiunto la mamma. E ho visto la luce in fondo al tunnel.

Io pensavo che le difficoltà erano finite, e invece no. Perché io avevo la faccia davanti, il sedere dietro, e di fronte lo scivolo. E non sapevo bene come fare. Non volevo scivolare con la faccia verso il pavimento, proprio no. Allora ho provato a tornare indietro, e a mettermi seduto in mezzo al tunnel, per fare retromarcia. Ma non potevo, ero troppo alto. Mi ero incastrato, con i piedi sul naso e la panciotta tutta schiacciata. E il sedere non andava né avanti né indietro. Ho provato a tirare su la testa, ma niente. Allora, ho pensato, pazienza, vado avanti. In qualche modo dovrò pure uscirci, da questo tunnel, no?

 

Le amiche della mamma

Ieri sera sono venute a cena F e V, che sono due amiche della mamma. Papà non c’era e lei ne ha subito approfittato per fare le cose tra femmine.

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Quando mi ha messo a letto mi ha detto oradormiiodevocucinare, e io mi sono subito insospettito: quando torna a casa papà lei mica si preoccupa così tanto di preparare una bella cenetta: prepara la cena e basta. Allora ho pensato che la strategia migliore era fare finta di dormire e stare bene attento a cosa succedeva. Poi sono arrivate F e V, ed è diventato subito chiaro per chi era corsa in cucina. Quando ho sentito che avevano portato due bottiglie di vino, che ho imparato è quella strana acqua rossa che ti fa venire da ridere, ho capito che dovevo stare all’erta.

Sono stato ad ascoltare quello che dicevano, ma posso dire che si sono comportate bene: ti ho raccontato di quella mia collega che ha il sedere grosso che ha fatto un trattamento contro la cellulite che è stato miracoloso, sai che ho comprato una crema pazzesca per le borse sotto gli occhi che farebbe bene anche a te, ma che bello il colore del tuo smalto quasi quasi me lo prendo anche io. Quando poi si sono messe a discutere di dove sia giusto buttare il tetrapak a Milano, ho capito che potevo dormire tranquillo.

Trentenni

La mia mamma e il mio papà hanno trent’anni, anzi trentuno, perché sono nati nel millenovecentottantatre. Io invece ho solo mezzo anno: sono nato nel duemilaquattordici. Veniamo da due secoli, anzi, da due millenni diversi.
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Comunque: hanno tanti amici, ma nessuno si decide a fare un amico o una fidanzata per me. Eppure, sarebbe ora che si sbrigassero, no? Se aspettano ancora un po’ io diventerò troppo grande per giocare con i loro bimbi.
Se poi avessero un figlio, magari smetterebbero di trattarmi come un extraterrestre, che mica mi devono maneggiare come una bomba a mano. Dovrebbero sapere cosa si fa con una personcina di sei mesi.

E come sarebbe bello se potessimo fare insieme delle cose che piacciono anche ai bambini, tipo incontrarsi per una passeggiata o per bere un caffè. Un bicchiere in un locale dopo cena non è divertente, per me, soprattutto perché è inverno, fa freddo, e io dalle otto me ne dormo felice nel mio letto.

Ma questo orologio biologico non è abbastanza rumoroso? Si può fare qualche cosa?