Quello che siamo

Quello che siamo

Da grande, io sarò un nuotatore, ché con la mia pancia tonda riesco bene a galleggiare. Da grande, lei sarà una ballerina, ché con le gambe corte e il sedere basso non può cadere, quando farà le piroette. Oppure io sarò in cuoco, ché i cuochi devono assaggiare, quando cucinano, e a me assaggiare mi piace proprio tanto. E lei sarà una cantante, ché la voce proprio non le manca.

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Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Io la guardavo, lei mi guardava, dritto negli occhi. Io ero un po’ timido, ho abbassato lo sguardo sulle punte dei piedi. Poi, l’ho guardata anche io. Lei mi ha fatto un sorriso, io non sapevo bene cosa fare. Dovevo farle anche io un sorriso, forse? Poi lei ha allungato una mano, e ha cercato di prendere la mia. La manica della mia giacca era troppo lunga, non riusciva a prendermi le dita. Mi ha preso per il polso, e ha cominciato a tirarmi. Ho smesso di fare resistenza, e sono andato con lei.

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La teoria della relatività

All’asilo, al mio asilo c’è un bambino che si chiama Filippo. Filippo come me. Lui è piccolo, e magro. Io sono grande, con il panciotto. Lui si chiama Filippino, io Filippone. Eravamo Filippo tutti e due, all’inizio. Però quando chiamavano Filippo, ci giravamo in due, o non si girava nessuno. E così, siamo diventati Filippino e Filippone. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

La teoria della relatività

Domenica ho conosciuto un Filippo. Un Filippo grande, che fa l’asilo dei grandi. Ed è un grande, nell’asilo dei grandi. È grandissimo, quindi. E quando chiamavano Filippo, io pensavo sempre che chiamavano il Filippo grande. E lui pensava che chiamavano il Filippo piccolo. E allora, lui è diventato Filippogrande, e io Filippopiccolo. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

Quindi, insomma, io capisco questo: che io sono piccolo e grande, insieme. Ché se mi guardi con un grande, io sono piccolo. Ma se mi guardi con un piccolo, io sono grande. E allora questo vale per tutto, no? Ché se guardi me e uno di quei bambini che chiudono sempre la bocca davanti ad un bel piatto di pasta con il sugo, allora io mangio tanto. Mentre se mi guardi con NonnoC, che finisce sempre quello che c’è sulla tavola perché altrimenti è da buttare, allora io mangio poco.

E se mi guardi con uno di quei bambini che dicono sempre si e fanno sempre quello che vuole la mamma, allora io sono un po’ monello. Ma se mi guardi con quei bambini che buttano tutte le cose per terra e fanno le linguacce, allora io sono proprio proprio bravo. O un po’ monello lo rimango sempre?

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Sono andato al compleanno del mio amico Richi, oggi. Ché Richi è diventato uno, come me. Mi ha raggiunto, ora siamo due uni, noi. Io un uno grande, e Richi un uno piccolo. Allora oggi abbiamo festeggiato, e io gli ho portato un regalo.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Un regalo bellissimo, arrotolato in una carta azzurra a righine. Con anche un grande fiocco, azzurro pure lui. E quando sono arrivato, gliel’ho dato, il regalo bellissimo. Così bellissimo che quasi quasi me lo volevo tenere io. Però ho pensato che ce lo avevo già, il regalo bellissimo, e non me ne servivano due uguali. Allora gliel’ho dato. Perché sì, a Richi ho regalato il mio gioco preferito, la torre di cubetti. Non il mio, però, che sennò rimanevo senza. Un altro, uguale. Così ci possiamo giocare insieme. A casa mia e a casa di Richi.

Richi era contento, di avere anche lui la torre di cubetti. E io ero contento di spiegargli come si faceva, a giocarci. Perché quello che è divertente non è tanto fare la torre, ma trovare qualcuno che la fa per te. E poi buttarla giù. L’ho fatto vedere anche agli altri amici, quelli che c’erano alla festa di Richi. E sono certo che anche a loro è piaciuto, il mio regalo. E anche a me sono piaciuti gli altri, di regali: la giraffa morbida, il librino con i buchi, la palla per buttare giù i birilli.

Quella è piaciuta tanto anche a Fede, che è il fratello grande di Richi. Quello che va all’asilo dei grandi. Gli è piaciuta così tanto, che gliel’ha rubata, a Richi. Di solito è Richi che ruba i giochi a Fede, questa volta invece è stato Fede a rubare i giochi a Richi. Ma si vede che quel regalo gli sembrava così bello, che aveva voglia di giocarci anche lui. O magari ci giocheranno insieme, ora che Richi è diventato grande anche lui…

Gli amici con i nomi strani

Nel mio giardino sono arrivati dei nuovi amici. Che parlano in un modo strano. Che dicono parole che io non conosco. Che io non capisco. Sono parole come bongiur, o mersì. Parole che non finiscono, o che finiscono sempre alla fine. Anche i loro nomi sono un po’ strani. Si chiamano Delfìn e Artùr. Non sono come il mio, di nome. Io che mi chiamo Filippo con la o. Con la o perché sono un maschio. Se ero una femmina mi chiamavo Filippa con la a. Mica Filip, con la p.

Gli amici con i nomi strani

Ché poi, come fai a capirlo, se sono maschi o femmine, Delfìn e Artùr, se non finiscono? Poi certo, io so che Delfìn mette la gonna e Artùr i pantaloni, e quindi lo so, che lei è una femmina e lui un maschio. Ma se non li vedevo non lo potevo sapere mica. Se si chiamavano Delfina e Arturo era più facile, no? Perché lo sanno tutti che quelli che finiscono con la a sono nomi di femmine e quelli che finiscono con la o sono nomi di maschi, no? Come Filippo, Marco, Giulio, Andrea, Simone. Andrea? Simone? Francesca, Martina, Alice, Consuelo. Alice? Consuelo? Beh, quasi tutti, insomma.

E comunque, io riesco a capirmi lo stesso, con Delfìn e Artùr. Ad Artùr io dico uhuhuhuh, e lui mi risponde con ahahahahahahahahaha, oppure io dico mmmdddrrr, e lui mi risponde ihihihihihihi. A Delfìn, invece, io faccio ciao con la mano, e pure lei mi fa ciao con la mano. Oppure le faccio un sorriso, e anche lei mi fa un sorriso. Oppure, le indico lo scivolo, e sullo scivolo andiamo insieme a giocare. Perché insomma, a volte, parlare proprio non serve.