Di quella volta che abbiamo acceso una candelina

Di quella volta che abbiamo acceso una candelina

– Andiamo ad accendere una candelina, mamma?
– Va bene, Filippo, andiamo
– Anzi due, mamma! Una per me, e una per Sofi
– Io no voio accendere la candelina!
–  Allora ne accendo due io, mamma! Va bene, mamma?
– Va bene, Filippo. Ne accendi tu due
– Mi dai il soldino, mamma?
– Certo. Accendiamo prima le candeline, poi mettiamo il soldino

Era un tiepido pomeriggio di inizio autunno, quando i raggi del sole ti scaldano la faccia e le foglie gialle ti scricchiolano sotto i piedi. Tra una corsa e un salto, ci siamo fermati ad accendere una candelina. Siamo entrati, e la luce che passava attraverso i vetri delle finestre colorava di rosso e arancione il pavimento. Le candeline, colorate, stavano una vicino all’altra, da una parte quelle accese, dall’altra quelle ancora da accendere.

Sofia guardava le candeline, poi guardava noi. Poi si guardava intorno, come se stesse cercando qualcosa che non trovava. E si vedeva, dalla sua faccia, che non lo riusciva proprio a capire, perché non trovava quello che si aspetta di trovare.

– Di chi è il compleanno, mamma?
– Come, Sofia?
– Di chi il compleanno, mamma?
– Il compleanno? Non è di nessuno il compleanno. Ma perché mi chiedi di chi è il compleanno, Sofia?
– Perché ci sono le candeline, mamma. E adesso bisogna cantare tantiauguri, e soffiare sulle candeline, mamma
– Ma dai, Sofi, non è mica un compleanno! Mamma, Sofia pensava che era un compleanno, mamma!
– Sofia, ha ragione Filippo, sai? Non è un compleanno

Abbiamo acceso le nostre due candeline, le abbiamo messe vicine vicine, e poi abbiamo messo i solidi nel buco. Erano tante, le monetine che abbiamo messo nel buco. Ce le abbiamo infilate una per una, e abbiamo ascoltato il rumore che hanno fatto, quando sono arrivate giù, in fondo, e si sono scontrate con le altre monetine.

– Andiamo adesso, bambini?
– No
– Come no, Sofia? Dobbiamo andare a casa, adesso
– Io no voio andare a casa adesso. Io voio la torta.

 

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