#lodiceilpapà: piccola donna

#lodiceilpapà: piccola donna

E l’ho vista così, in quel vestito bianco con il colletto tondo, il corpetto a punto smock e il fiocco sul sedere, e quasi non riuscivo a crederci, che fosse lei. Con quegli occhi grandi grandi che ha sempre avuto, e che ora ti guardano fissi, e con quel meraviglioso sorriso sdentato che si apre su quelle guanciotte morbide, mi è sembrata grande. Grande come non mi aspettavo di vederla.

E poi, femmina. Mi è sembrata femmina. Inequivocabilmente, femmina. Come non lo era mai stata, o come a me non era mai sembrato che lo fosse stata. Piccola, femmina. Chebellabimba, mi dicevano, le nonnine che incontravo. Mi facevano i complimenti, per quella che era diventata, chiaramente, una femmina.

E poi, ho pensato a quando non sarà più necessario il vestito della festa, perché si capisca che è femmina. E a quando non saranno più le nonnine a fermarmi per strada per chiedermi come si chiama quella bella bambina.

Ho pensato a quando si capirà che è femmina anche quando avrà addosso un paio di pantaloni maschili. E a quando saranno gli uomini a fermare lei per strada, per chiederle come si chiama.

E poi, ho pensato che ci penserò. Ci penserò quando arriverà il momento di pensarci. E ho continuato a sorridere orgoglioso a tutte le nonnine che ho incontrato.

 

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