Parlando di me

Me ne sono accorto benissimo, che sono venuti al mio asilo, quei due. Anche se hanno cercato di non farsi sentire, io li ho sentiti. Ho sentito il papà che parlava con il telefono con Andrea, e la mamma che parlava e basta. Perché la mia mamma non parla: grida. E la senti sempre, anche se sei lontano. E la senti sempre, anche se lei parla per non farsi sentire.

Parlando di me

Insomma, io mi sono subito accorto, che parlavano di me, con la maestra Simona. Che volevano sapere che cosa faccio, all’asilo. Come mi comporto. Come gioco. Come mangio. Come dormo. E poi li ho sentiti, che si sono messi d’accordo. Sì, che si sono messi d’accordo. E ora vanno dicendo che io sono pigro. Che ci sono delle cose che non mi va di fare, e allora non le faccio. Come parlare, per esempio. Certo, parlare.

Parlare serve per farsi capire, no? Per far capire agli altri le cose che tu vuoi che gli altri capiscano, giusto? E beh, perché bisogna fare la fatica di parlare, se gli altri ti capiscono lo stesso? Se basta indicare dicendo uhuhuhuh, perché bisogna fare la fatica di parlare? Certo, se gli altri cominciassero a smettere di capire, allora sì, che bisognerebbe cominciare a parlare.

Ecco, è quello che dicevano, quei tre. Di cominciare a fare finta di non capire. Così, dicono, mi toccherà smettere di essere pigro. E cominciare a parlare. E va bene, io parlo. Ma poi voi mi ascoltate, eh?

2 pensieri su “Parlando di me

  1. Neda says:

    Filippo, io ho conosciuto una persona che per molti anni non ha mai parlato e tutti pensavano che fosse muta. Poi, un giorno a pranzo ha aperto la bocca e ha detto:”Per favore, mi passi il sale?” Tutta la famiglia si è meravigliata, hanno gridato al miracolo! Poi gli hanno chiesto come mai non aveva mai parlato prima e lui ha risposto:”Perché prima non ce n’era la necessità, tutto era perfetto”.
    Ciao Filippo, dormi bene e saluta i tuoi genitori.

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