Nella vecchia fattoria

nella vecchia fattoria

La storia della fattoria di Zio Tobia la sanno tutti. Voi la sapete, vero? Lui e i suoi animali, le mucche che fanno muuuu e le galline che fanno coccodè. Poi ci sono i maiali che fanno sgrunt e i cavalli clop clop. O almeno, quelli che cantano a me fanno così.

– Si chiama cavalluccio, Filippo.

– Clop clop?

– Cavalluccio, Filippo

– Papaaaa, noooo!

Io dicevo che non poteva essere un cavallo, quello. Perché non aveva i capelli sulla testa. E nemmeno quattro zampe. E neanche la coda pelosa. Non aveva niente di quello che serve, per essere un cavallo. Niente di niente. E quindi, non capivo perché lo chiamasse cavallo, il mio papà.

Cavalluccio, dite, lo chiamava cavalluccio? Beh, che cambia? Cavallo, cavalluccio. Comunque si chiami, gli zoccoli non ce li ha. E che faccia clop clop, non credo. Quindi no, cavallo no.

E poi, è verde. E io di cavalli verdi non ne ho mai visti, in nessuna fattoria. E nessuno Zio Tobia ne ha, di cavalli così.

Marino pure, il cavalluccio? Ah, si chiama cavalluccio marino? Beh, è un altro animale, non è quello della canzone. È che ci sono tanti animali strani, in questo nuovo libro. Tanti animali che non avevo mai visto, prima. Non solo galline, pecore e papere, no. Tigri, leoni e pantere; elefanti e giraffe; squali e balene. E poi quelli con i nomi strani, così strani che nemmeno me li ricordo.

Perché si, ora ve lo posso dire: io di questo Zio Tobia mi ero un po’ stufato.

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