Il mondo un uno schermo

Il mondo un uno schermo

Ed è arrivato il momento nel cui abbiamo sostituito le finestre. Le abbiamo prese, le abbiamo messe in un angolo, e le abbiamo lasciate lì. E così, per guardare fuori il mondo in cui fioriva la primavera, abbiamo smesso di guardare fuori dalla finestra. Non stiamo più a spiare dietro le tende,  non ci sporgiamo più dai vetri, non salutiamo più fra le imposte.

Ora il nostro mondo, tutto il nostro mondo, è in uno schermo. Gli amici, le maestre, i nonni: se ne stanno tutti lì, nascosti in un telefono o incastrati in un computer. Li salutiamo quando riusciamo  a connetterci, ci parliamo quando ci ricordiamo di attivare il microfono, facciamo loro vedere cosa stiamo facendo quando riusciamo ad inquadrare con la telecamera. Prima che si scarichi la batteria, prima che salti la connessione.

Ci guardiamo con un po’ di sospetto, ci avviciniamo senza poterci toccare, e forse ci parliamo senza poterci capire. Con quello schermo lì, in mezzo, ad avvicinarci e ad allontanarci, dalle persone e dalle cose. Eppure, sappiamo che dobbiamo passare sempre da lì, per andare un po’ più in là. Ora, che ce ne restiamo ancora un po’ intrappolati in un mondo che non ci permette di avvicinarci troppo.

E così, altro non possiamo fare che starcene lontani con uno strumento che dovrebbe farci sentire più vicini, o forse sarebbe meglio dire che dovrebbe cercare di farci sentire meno lontani. Anche se è difficile non sentirsi lontani, quando c’è qualcosa nel mezzo che non ti permette di avvicinarti. Anche se, e lo sai bene, se non ci fosse qualcosa nel mezzo, allora sì che ti sentiresti lontano.

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