#lodicelamamma: quanto è facile, pensarlo

#lodicelamamma: quanto è facile, pensarlo

Quanto è facile pensarlo. Oh si, quanto è facile, crederlo. Che quello che esiste nella nostra esperienza possa essere un modello che si possa replicare nell’esperienza di chiunque lo voglia fare proprio. Come se ci potesse essere una realtà univoca che si riesca a moltiplicare per diventare modalità condivisa. Già, come se esistesse.

Eppure, è facile pensarlo. Perché lo si sente, o si ascolta, lo si legge. Iofacciocosì che diventano regola. Che si tramutano in un modo di agire in cui ognuno può scegliere di agire. Iofacciocosì. Bene, tu fai così. E fai pure così, tu. Perché se per te così è giusto, è giusto che tu continui a farlo. Una, dieci, cento, mille volte. Tutte le volte che vuoi.

Tu fai così, bene. E tu lo fai, perché per te è giusto, così. O perché a te quello dà un risultato. Quel  risultato. Piuttosto che un altro. Perché si, esiste altro, oltre a te. E oltre a tuo figlio, esistono altri bambini. Altri, diversi. No, sarebbe troppo facile, dirlo, se sono migliori o peggiori, nella misura in cui un bambino si possa definire migliore di un altro. Altri, semplicemente.

E tutto ciò che è altro, implica chiaramente la possibilità di scelte altre, rispetto a quelle che si credono uniche e universali. Altre, diverse. Perché è ad altro che si devono adattare. Perché è ad altre esigenze che devono rispondere. Perché è ad altre necessità che devono dare soddisfazione.

Già, è facile, pensarlo. Che se iofacciocosì, allora quello deve essere il modo, giusto, di fare. Perché è quello, il modo in cui si fa. Già, funziona, e quindi è quello giusto. Oh si. Giusto lo è. Per te, però. E questo non vuole dire che giusto lo sia per tutti.

Quante volte, quante volte, quell’iofacciocosì. Oh, quante volte. Già, quante volte. Come se ci fosse un solo quadro, per una cornice.

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