#lodicelamamma: la competizione fra mamme

#lodicelamamma: perché mio figlio, ovvero la competizione fra mamme

Era una di quelle mattine in cui avevo deciso di andare a lavorare al bar. Ordino un caffè macchiato, scelgo un tavolo in un angolo, mi siedo e accendo il pc. Poi arriva lei, spingendo un passeggino in cui era seduta una bambina con un sorriso sdentato, accompagnata da quella che doveva essere un’amica. Si siedono, ordinano due cappuccini e una brioche. I nostri gomiti si toccano, lei mi chiede scusa per aver fatto ondeggiare il mio caffè. Io le sorrido e continuo a lavorare.

Sento le loro voci che chiacchierano, raccontandosi quella bambina con un fiocco rosa in testa. Ascolto la madre raccontare la figlia. Non posso fare a meno di sorridere quando al tavolo si aggiunge anche quello che della bimba deve essere il padre, che si unisce subito alla conversazione. Ah,miafiglia! dice lui. Ah,miafiglia! risponde lei. Lo dicono con un legittimo orgoglio venato da una punta di fastidiosa tracotanza. Descrivono quella bambina di pochi mesi come se stessero parlando di un trofeo da esibire con ostentazione.

Enumerano competenze e capacità, parlano di prodezze e meraviglie. L’amica annuisce, partecipando compiaciuta a quel tripudio di intelligenza. E loro continuano il loro racconto, mentre la bambina si guarda intorno con due occhioni sgranati, ignara di essere il fulcro di quella discussione.

E a me viene un po’ da sorridere, pensando a quanto un figlio possa diventare il centro nevralgico del mondo di una madre, che inizia a vivere in funzione di quel piccolo essere, osservandone ogni giorno i cambiamenti e i progressi. Riflettendo su quelle piccole cose che diventano enormi per chi le guarda essendoci così totalmente immerso, mentre riacquistano la giusta dimensione osservandole da una diversa prospettiva.

E invece mi fa provare un po’ di fastidio quell’elencazione continua di ahlei,perchélei, che puntano a paragonare quella bambina ad un mondo di indefiniti altri, rendendola chiaramente assoluta vincitrice di quel confronto. Come se poi fosse tutto lì, in chi fa prima cosa. O in chi fa meglio cosa. Come se tutto diventasse una sfida, una competizione. Come se si facessero classifiche. Come se si dessero voti. Come se lo si dovesse fare anche con un bambina che non sa ancora nemmeno parlare.

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