#lodicelamamma: se fossero i miei figli

#lodicelamamma: se fossero i miei figli

Foto di AFP

Guardo quegli occhi pieni di lacrime, su quei visi stanchi di chi tanto ha camminato. Vedo quelle lacrime scorrere, su quelle guance morbide. Vedo quelle bocche che piangono, senza capire perché stia succedendo. Vedo quelle mani tese, a cercare qualcuno che avrebbe tutto il diritto di essere lì. E invece.

E penso ai miei figli, che sono così, come i bambini delle foto sui giornali. Quelli di cui abbiamo sentito il pianto, e l’irriverenza dello scherno. Loro, che appaiono così simili, a quei bambini dai quali non potrebbero essere più diversi. Penso a loro, alla loro vita, e alla mia, di vita. Alla fortuna che li accompagna ogni giorno, per essere nati dalla parte giusta del mondo.

Immagino le loro lacrime e il loro pianto, se si trovassero lì, soli come sono quei bambini che abbiamo visto sui giornali. E immagino il mio, di pianto, sapendo di lasciarli lì, soli. Soli. Soli come soli non lo sono mai stati. Loro, che sanno di avere sempre qualcuno, che risponde quando chiamano. Loro, a cui abbiamo sempre detto che saremmo stati lì, con loro, ogni volta che ci avessero chiamato.

Penso a quello che farebbero, se si trovassero lì, soli. Senza sapere, senza capire. Perché forse da capire non c’è proprio nulla, in questa storia di bambini che vengono lasciati soli. In questa vicenda di genitori che sono costretti a lasciarli soli. Penso a quanto quel ricordo resterebbe indelebile, nei loro piccoli ricordi di bambini che non hanno alcuna colpa se non quella di essere nati dalla parte sbagliata del mondo.

Perché non c’è ragione, non c’è spiegazione, a tutto questo. Non ci sono modi per dare un perché a qualcosa che non dovrebbe nemmeno essere pensato. E non credo che sia necessario avere dei figli, per poterlo capire. Si tratta solo di avere pietà, anche solo un pochino.

 

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