#lodicelamamma: l’empatia dei bambini

#lodicelamamma: l'empatia dei bambini

Guardarsi negli occhi, osservare la luce in uno sguardo, l’espressione in un volto, la piega in una bocca. Scoprire che cosa si nasconde dietro un’ombra che offusca la limpidezza di un paio di occhi, scrutare un viso per cercare di comprendere che cosa i suoi elementi vogliano raccontare. Sembra difficile. E forse, lo è davvero. Non per tutti, però. Perché ci sono anche quelli per cui basta posare i propri occhi dentro altri due occhi, e capire.

Ecco, una delle volte in cui i bambini ci stupiscono. Eccola, un’altra, di quelle volte. Piccoli eppure così grandi, nella loro capacità di capire, che cosa si nasconda nei pensieri di chi guardano negli occhi. Loro, che non riescono a dare un nome alle proprie emozioni, eccoli, che riescono a capire ciò che non sanno definire.

Quando ti guardano, sanno. Loro, sanno, quello che forse nemmeno tu sai bene. Con quei piccoli occhi che ti scrutano sanno spogliarti di ogni vestito, lasciandoti lì, nudo, con i tuoi sentimenti e le tue emozioni. E riescono a vestire quei panni nei quali fai fatica ad entrare anche tu.

Empatia, si chiama empatia, la capacità di sentire, insieme. Io sento quello che senti tu. Ma non solo: io riesco a capirlo, che cosa senti tu. Perché è proprio quello, che è difficile. Riuscire a mettersi un paio di occhiali che consentano di vedere oltre, quello che vedono tutti.

E i bambini lo sanno fare. Oh, se lo sanno fare. Molto meglio di tanti altri. Loro, che sono privi di tutte quelle sovrastrutture attraverso le quali noi grandi osserviamo il mondo, riescono a guardare dentro come altri non sanno fare. E non solo: sono capaci di fare proprio quello che gli altri sentono. E i sorrisi degli altri disegnano un sorriso sui loro volti, le lacrime degli altri vanno a rigare le loro guance.

Perché i bambini ci guardano. Dentro.

 

 

2 pensieri su “#lodicelamamma: l’empatia dei bambini

  1. Paola says:

    Sono i messaggi che passano senza le parole, per i quali i bambini sono ancora ben predisposti. Quante cose non abbiamo nemmeno bisogno di dirle, e loro le sanno?

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