#lodicelamamma: e poi ti dicono, sfortunati

#lodicelamamma: e poi ti dicono, sfortunati

Un papà con le scarpe slacciate, una mamma con un cappellino con il ponpon, una bimba che lanciava Biancaneve, un bambino con la bocca sporca di cacao e le mani appiccicose di marmellata. In un negozio di abiti da uomo. Entriamo rumorosamente, accolti da sguardi incuriositi e perplessi. E da due occhi che ci guardano con commiserazione.

Due occhi che appartengono a quella stessa persona dalla cui bocca esce la parola sfortunati. Noi, sfortunati. Sfortunati, per quei due bambini che ci accompagnano. Due, bambini, piccoli.

Uno che saltella facendo le boccacce allo specchio, l’altra che mangia voluttuosamente la mano della sua bambola. Uno che fa toctoc sulla porta del camerino, dicendo permessoFillientra, l’altra che allunga le mani per toccare le sciarpe di cachemire.

Sfortunata io, che faccio ciaociao con la manina alle persone che intravedo attraverso il riflesso della vetrina, con una bambina che sorride in braccio, e un bambino che ride per mano. Sfortunato lui, che rincorre un bambino che gli ruba le scarpe e raccoglie le bambole di una bambina che si lascia sfuggire tutto di mano.

Sfortunati noi, con le nostre occhiaie scure e le nostre braccia stanche. Con quel sonno che vorremmo dormire per due giorni, e con quella stanchezza che forse la testa è persino più stanca del corpo.

Noi, sfortunati. Con mille occhi e mille braccia, mille mani e mille parole. E poi mille dubbi, mille incertezze. E una pazienza che non può avere mai fine. Noi siamo questo, sembriamo questo.

Questo, ma no, sfortunati no, proprio no. E mi spiace che uno sconosciuto l’abbia potuto anche solo pensare. Per lui, mi spiace.

 

4 pensieri su “#lodicelamamma: e poi ti dicono, sfortunati

  1. Paola says:

    Da compatire proprio, questa persona. O forse tutta invidia. Il sonno si recupera in una notte. La bellezza di una famiglia si costruisce in anni di impegno

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