#lodicelamamma: di Charlie, e del perché (forse) non tutto è solo come sembra

#lodicelamamma: di Charlie, e del perché (forse) non tutto è solo come sembra

Che cosa sia giusto – se un giusto e uno sbagliato ci possa mai essere, in una vicenda come quella di Charlie – non lo so, e credo che non ci possa essere nessuno che lo sappia. Che cosa sia meglio fare, oppure non fare, credo sia difficile a dirsi. Quello che so, è che non so nemmeno cosa penso, perché mi sembra così difficile riuscire a capire che cosa si possa pensare che mi risulta impossibile anche solo immaginare cosa potrei rispondere a chi mi chieda quale sia la mia opinione.

Non lo so, la verità è che non lo so, che cosa penso. Perché, ecco, ci sono state delle parole che ho letto, che sono state scritte da un medico, cattolico. Che ha avuto in cura due piccoli pazienti che erano – erano – affetti dalla stessa patologia che ha colpito Charlie. Un medico, che – scrive – ne ha a lungo tenuto in braccio uno, nelle ore in cui si stava spegnendo. Un medico, quindi, che scrive per documentare evidenze scientifiche di cui è ben informata. Un medico che riflette su esperienze che ha vissuto nella propria carriera professionale. Un medico, cattolico, che si esprime cercando “uno sguardo di verità e di carità”.

E’ chiaramente soltanto un parere, il suo. Che però si differenzia da tanti altri pareri perché chi ci parla è un medico, cattolico. Ci racconta un’esperienza, ci esprime un’opinione, ci giustifica un pensiero. Con competenze e esperienze che pochi di coloro che in questi giorni si sono espressi possono vantare.

Che cosa sia giusto, non lo so. E continuo a non saperlo. Però ecco, c’è una cosa, che credo: che forse dovremmo cercare di ascoltarle, le opinioni. Sopratutto quando sembrano appartenere a persone che possono parlare con cognizione di causa. E non dobbiamo usarle per cambiare idea. Ma, almeno, per “suscitare domande e cercare nuove risposte”. Questo, credo, sia un dovere, per tutti.

 

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