Le mamme che lavorano

Le mamme che lavorano

La testa vicina e i pensieri lontani. Persi, tra i devo e gli avrei dovuto, tra i non ho fatto e i farò. Mani che si agitano per rincorrere pensieri che scappano, tra un passeggino e un trenino. Gambe che si muovono per rincorrere quel qualcosa che non riescono mai a prendere, fra un triciclo e un monopattino. Eccole, le mamme che lavorano.

Divise, fra i vorrei e i dovrei. Sempre nel posto sbagliato, sempre nel momento sbagliato. Correndo, per cercare di acchiappare quello che se ne scappa sempre via. Per sempre. Un passo avanti, e due indietro. Tre cose iniziate, e solo mezza finita, così così pure. Un pezzo in un posto, un pezzo in un altro.

Con quell’idea nella testa di non avere il tempo che serve per essere nel posto in cui si vorrebbe essere. Con quella paura di perdere quello che non si potrà più ritrovare. Divise, fra gli io e gli altri. Con tanti, troppi cappelli per una testa sola. Spettinata, pure.

Qualunque cosa sia quello che chiamano lavoro, in qualunque posto debbano andare per farlo e quanto tempo ci mettano per finirlo. Se ne siano felici, oppure no. Se lo pensino come una scelta importante, o se lo vivano come un obbligo necessario. Comunque sia, sono così, le mamme che lavorano.

Rubando momenti, incastrando attimi, contando minuti, aspettando ore. Giorni che passano veloci, che nemmeno si accorgono che sono passati. Che scappano, e loro sono lì, con una lista che diventa sempre più lunga. Aggiungono sempre, senza togliere mai.

In equilibrio, su un filo che ondeggia. Aprono le braccia, guardano avanti. Un piede davanti all’altro, un passo dopo l’altro. Se si guardano dietro, vedono la strada che hanno fatto. Se si guardano avanti, si accorgono quanta poca ne manca, di strada, per arrivare.

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