La teoria della relatività

All’asilo, al mio asilo c’è un bambino che si chiama Filippo. Filippo come me. Lui è piccolo, e magro. Io sono grande, con il panciotto. Lui si chiama Filippino, io Filippone. Eravamo Filippo tutti e due, all’inizio. Però quando chiamavano Filippo, ci giravamo in due, o non si girava nessuno. E così, siamo diventati Filippino e Filippone. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

La teoria della relatività

Domenica ho conosciuto un Filippo. Un Filippo grande, che fa l’asilo dei grandi. Ed è un grande, nell’asilo dei grandi. È grandissimo, quindi. E quando chiamavano Filippo, io pensavo sempre che chiamavano il Filippo grande. E lui pensava che chiamavano il Filippo piccolo. E allora, lui è diventato Filippogrande, e io Filippopiccolo. Così nessuno si può sbagliare. E nessuno può fare finta di niente.

Quindi, insomma, io capisco questo: che io sono piccolo e grande, insieme. Ché se mi guardi con un grande, io sono piccolo. Ma se mi guardi con un piccolo, io sono grande. E allora questo vale per tutto, no? Ché se guardi me e uno di quei bambini che chiudono sempre la bocca davanti ad un bel piatto di pasta con il sugo, allora io mangio tanto. Mentre se mi guardi con NonnoC, che finisce sempre quello che c’è sulla tavola perché altrimenti è da buttare, allora io mangio poco.

E se mi guardi con uno di quei bambini che dicono sempre si e fanno sempre quello che vuole la mamma, allora io sono un po’ monello. Ma se mi guardi con quei bambini che buttano tutte le cose per terra e fanno le linguacce, allora io sono proprio proprio bravo. O un po’ monello lo rimango sempre?

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