La schiena di una mamma

la schiena di una mamma

Si muove, si curva, si inarca, la schiena di una mamma. Impara a sostenere, a sollevare, a trasportare pesi. Equilibra pance che crescono ogni giorno, diventando così tonde che un po’ tonda lo diventa anche lei. Si piega per stare in equilibrio con rotondità che sembrano impossibili da sostenere, ma che lì su se ne rimangono, orgogliose.

Impara ad affacciarsi su piccole culle per accogliere bimbi che piangono e avvicinarli a sè. Capisce cosa voglia dire abbracciare e cullare, aiutando le braccia a sostenere piccoli pesi che diventano immensi. Spinge carrozzine e passeggini, trasportando borse che non si sa mai, piene di cose che servono e di cose che non serviranno mai. Si piega per raccogliere giochi che cadono, lanciati, in ogni angolo.

Sostiene tricicli con le ruote grandi, biciclette con piccole ruotine e monopattini equilibristi, rincorrendoli sui marciapiedi per poi portarli, in qualche modo, con una mano sola. Si curva per collezionare pezzi di lego sparsi in ogni dove, locomotive lontane dai binari, pupazzi nascosti dai divani.

Raccoglie ginocchia sbucciate e dita schiacciate, la schiena di una mamma, per poi prenderle fra le braccia, per uno  di quei baci che guarisicono ogni ferita. Si contorce, si storce e si accartoccia, le povera schiena di una mamma, che mai si abitua a portare e trasportare.

Cerca sollievo stiracchiandosi, allungandosi, avvitandosi su se stessa, tirando in alto le braccia e ruotando le spalle, girando il collo in ogni direzione. E si rilassa qualche attimo seduta, appoggiata ad uno schienale dritto, dritta cercando di diventare anche lei. Per poi tornare a curvarsi, inarcarsi, accartocciarsi.

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