La principessa e la ruspa

La principessa e la ruspa

Ed eccola, con un vestito luccicante da principessa. Io mi sono coperto la faccia con le mani: ho nascosto gli occhi ma spuntava il sorriso. Lei mi ha detto ciaoFilippo, io le ho fatto ciao con la mano. E siamo corsi di là, a giocare.

Abbiamo giocato al mare, che vuol dire mettersi il cappello in testa, riempire una borsa, salire in macchina e andare al mare. Lei ha messo il cappello bianco con la visiera, io il caschetto giallo del cantiere. In una borsetta abbiamo buttato tutto quello che ci piaceva, di quel tutto che avevamo rovesciato sul pavimento. E siamo partiti, lei sulla ruspa, e io che la spingevo. Una principessa non può mica  andare a piedi, no?

E così, siamo arrivati al mare. E ci siamo messi a nuotare sul pavimento. Uno di fianco all’altra. Giravamo le mani e battevamo i piedi. Proprio come se fossimo stati nel mare. Quando ci siamo stufati, abbiamo preso la ruspa e siamo tornati indietro. Le cose che avevamo portato, quelle le abbiamo lasciate lì. Sai mai che ci servissero, la prossima volta che andiamo al mare.

Poi abbiamo giocato a io scappotumiprendi, che voleva dire che lei se ne andava via con la ruspa, e io la andavo a riprendere. Così, cento volte. Poi però mi sono stufato. E mi sono messo a giocare con il treno. Lei mi diceva vieniFilippovieni. Ma io di correrle dietro non avevo più voglia. E infatti è arrivata lei, a giocare con il mio treno.

Dopo aver costruito il ponte più alto che c’era ci siamo accorti che eravamo un po’ stanchi. E ci siamo messi nel letto. Vicini vicini, sotto il lenzuolo. Siamo rimasti un po’ così, poi ci siamo messi a saltare, che era più divertente.

Intanto, fuori era diventato buio. E quando diventa buio, le principesse devono tornare a casa. Si mettono il mantello, e poi la giacca, e se ne vanno. Io le ho fatto ciao con la mano, e le ho dato un bacio rumoroso sulla guancia. Lei lo ha pulito via. Ma poi mi ha fatto un grande sorriso, mentre si chiudeva la porta dell’ascensore.

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