La mamma è come un mulo

La mamma è come un mulo

Dieci dita, due mani, due braccia, due spalle. Un collo, una vita, e due gambe. Usano tutto, le mamme, per portare le cose dove devono andare. Per portare tutte le cose in tutti i posti in cui devono andare. Usano tutto quello con cui è possibile portare cose. 

Una borsa a tracolla e uno zaino sulla spalla. Un mazzo di chiavi in una mano, insieme ad un telefono. Dei fazzoletti in una tasca. Nell’altra, qualcosa che non si capisce nemmeno più che cosa sia stato. Un bambino che saltella in una mano, un passeggino abitato da una bambina rumorosa nell’altra. Insieme alle chiavi e al telefono. Sul braccio, una borsa, che può contenere tutto quello che si può immaginare. E che, dondolando, si scontra con  l’altra borsa, quella a tracolla, piena di ciucci e macchinine, e con quella attaccata al passeggino, con pannolini e bavaglini.

E così, se ne va in giro, la mamma. Che porta tante cose quante ne potrebbe portare un mulo. E le porta con la stessa eleganza che potrebbe avere un mulo. E respira anche, come un mulo. Con quei respiri pesanti che buttano fuori tutta l’aria che si nascondeva nei polmoni. Proprio quell’ aria che usa per dire al bambino per mano di non correre, e alla bambina nel passeggino di non gridare.

E poi, sempre come un mulo, con quella faccia di chi pensa che non ce la farai mai, ad andare dove deve andare portando tutte le cose che deve portare, procede, un passo dopo l’altro, tirando un bambino e spingendo un passeggino. E quando finalmente arriva, lì dove sta andando, posa per terra tutte le sue cose, lì vicino si siede, ricomincia a respirare, e la sua faccia torna rosa. Per un po’. Fino a quando non si ricorda che ci deve tornare, lì dove era partita. e che tutte quelle cose ce le deve riportare, indietro.

 

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