La macchina del fumo

Gli piace molto la macchina del fumo, al mio papà. Gli piace così tanto che non vede l’ora si poterla usare. Con me. Appena vede che ho il naso tappato, tutto felice corre a prenderla dall’armadio. Poi mi dice vieniFilippofacciamolaerosol. E a me viene solo voglia di scappare

La macchina del fumo

Perché non ci posso proprio fare niente, ma a me quella roba lì non mi piace proprio. Già se la guardi capisci che non ti devi fidare. Con tutti quei fili che escono fuori e non si sa bene dove vanno a finire. E tutti quei pezzetti strani da mettere sulla faccia, e nella faccia. No no, a me non mi piace proprio. E poi, quel rumoraccio. Che sembra un aereo quando parte, che va vruuuuuum. E chiaramente, il vapore. Che qualche volta è pure puzzolente.

No no, io non ne voglio proprio sapere niente, di quella roba lì. Preferisco il mio naso tappato, che tutto quel bagnato in faccia. Per che cosa, poi? Per avere un naso che cola invece che un naso che si tappa? Così mi devono anche rincorrere per tutta la casa per pulirmelo, il naso? No no, non mi piace.

Per fortuna che il papà mi ha spiegato come spegnerla, la macchina del fumo. Forse lui non voleva proprio proprio spiegarmelo, ma io l’ho capito lo stesso. Perché quando mi ha fatto vedere come si schiacciava il bottone per accenderla, io ho capito che se lo schiacciavo un’altra volta si spegneva. E allora, tutte le volte che lui l’accendeva, io la spegnevo. E facevamo la gara, a chi si stufava prima. Io però avevo anche una carta segreta. Scappare, scappare via velocissimo. Dove il fumo non riusciva a prendermi, e dove la macchina del fumo non riusciva ad arrivare.

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