ll ciuccio che sapeva di buono

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Me ne sono accorto subito, che c’era qualche cosa che non andava. Che non era più il solito, lui. Che era cambiato. E non poteva più tornare come prima. Poi l’ho capito, che la colpa era stata mia. Che ero stato io, a fargli quello. E che non avrei più potuto rimediare. Questo mi ha resto molto triste, perché sapevo che ne avrei pagato le conseguenze.

Ho rotto il mio ciuccio. Si, il mio ciuccio, quello preferito. L’ho rotto. Io gli ho dato un morso, e lui si è rotto. Ha tanti piccoli buchini, ora. Tanti, come i morsi che gli ho dato. Con i miei denti. Perché si, se è stato uno il morso che lo ha diviso in due, sono stati tutti i morsi che gli ho dato prima a renderlo così difettoso. E ora, ho un ciuccio che sono diventati due.

E non si può usare, un mezzo ciuccio. Perché tu lo metti in bocca, lo ciucci, e senti solo l’aria che entra. E basta. Non ti può proprio dare soddisfazione. Proprio per niente, E non ti può dare neanche un po’ di consolazione. Proprio per niente. E allora che cosa te ne fai, di un ciuccio che non ti può dare soddisfazione e consolazione? Niente, proprio niente.

Però era così buono, il mio ciuccio. Così buono che io non penso di poterne fare a meno. Già mi manca, il mio ciuccio buono. Perché lui si, che era speciale. Era mio, sapeva di me. Non era mica come quel ciuccio nuovo, quello che hanno cercato di convincermi che è buono. Quello che ha il sapore di gomma. E che no, non è mica buono. Mica per niente.

Ora non so proprio come fare, con il ciuccio nuovo. Perché non è che non lo voglio, eh. Io lo vorrei anche, se sapesse di buono. Come? Dite che potrebbe sapere di buono anche lui? Che dovrei solo essere paziente, e dargli qualche ciucciata? Dite che dovrei provare? E va bene, allora provo. Poi vi faccio sapere, eh.

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