Gli amici con i nomi strani

Nel mio giardino sono arrivati dei nuovi amici. Che parlano in un modo strano. Che dicono parole che io non conosco. Che io non capisco. Sono parole come bongiur, o mersì. Parole che non finiscono, o che finiscono sempre alla fine. Anche i loro nomi sono un po’ strani. Si chiamano Delfìn e Artùr. Non sono come il mio, di nome. Io che mi chiamo Filippo con la o. Con la o perché sono un maschio. Se ero una femmina mi chiamavo Filippa con la a. Mica Filip, con la p.

Gli amici con i nomi strani

Ché poi, come fai a capirlo, se sono maschi o femmine, Delfìn e Artùr, se non finiscono? Poi certo, io so che Delfìn mette la gonna e Artùr i pantaloni, e quindi lo so, che lei è una femmina e lui un maschio. Ma se non li vedevo non lo potevo sapere mica. Se si chiamavano Delfina e Arturo era più facile, no? Perché lo sanno tutti che quelli che finiscono con la a sono nomi di femmine e quelli che finiscono con la o sono nomi di maschi, no? Come Filippo, Marco, Giulio, Andrea, Simone. Andrea? Simone? Francesca, Martina, Alice, Consuelo. Alice? Consuelo? Beh, quasi tutti, insomma.

E comunque, io riesco a capirmi lo stesso, con Delfìn e Artùr. Ad Artùr io dico uhuhuhuh, e lui mi risponde con ahahahahahahahahaha, oppure io dico mmmdddrrr, e lui mi risponde ihihihihihihi. A Delfìn, invece, io faccio ciao con la mano, e pure lei mi fa ciao con la mano. Oppure le faccio un sorriso, e anche lei mi fa un sorriso. Oppure, le indico lo scivolo, e sullo scivolo andiamo insieme a giocare. Perché insomma, a volte, parlare proprio non serve.

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