Gira la pagina

Gira la pagina

Sono degli strani oggetti, i libri. Li guardi, e ti sembrano una cosa; li apri, ne diventano un’altra. Pagine, parole scritte, disegni, colori. Cose che non ti aspettavi, quando li guardavi da fuori. Cose che non pensavi esistessero, quando li tenevi tra le mani ancora chiusi.

E invece. È proprio questo il bello dei libri. Quello che c’è dentro. Il fuori ti incuriosisce, il dentro ti conquista. Forme e colori, parole e disegni. Porcellini e lupi, anatroccoli e cigni. Pesciolini e gatti, caprette e asinelli. E poi, le storie. Che puoi leggere, una riga dopo l’altra, o inventare, come vuole la tua fantasia.

Io ho i miei modi di leggerli, i libri. Li scelgo dalla mensola, li prendo e mi siedo per terra. Li apro, e me li racconto. Mi racconto cosa vedo, e cosa succede. Oppure, me li faccio raccontare, dalla mamma o dal papà. Cominciando dall’inizio, o dalla fine. Leggendo tutte le pagine, o non leggendone nessuna. Guardando solo le figure, e immaginando. Chiedendoci che cosa succede, o che cosa succederebbe. Chiedendoci che cosa fanno, o che cosa potrebbero fare.

Io indico le cose che ci sono dentro per farmi dire come si chiamano, e loro me le indicano per farsi dire come le chiamo. C’è il cane che fa bobo, la mucca che fa mmmmm, e i funghi che fanno aaaammmm. Poi c’è il trattore che si guida girando il volante, e ci sono gli uccellini che volano muovendo le ali. E faccio finta di girarlo anche io, il volante, o di muovere la braccia per volare.

È questo quello che mi piace, dei libri. Che mi aiutano ad immaginare tutto quello che voglio. Persino i trattori volanti.

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