Fuori dal tunnel

Ieri me ne sono andato alla ludoteca, a giocare con i miei amici. E mi sono accorto che c’era un gioco nuovo, bellissimo. Un tunnel. In cui ti fai piccolo piccolo e ti infili. Entrando da una parte per uscire dall’altra. Fuori dal tunnelOra ve lo spiego bene come funziona, ché ieri ci ho giocato tanto. Allora, è così: da una parte c’è una scaletta, rossa, con dei gradini; dall’altra, uno scivolo verde. In mezzo, il tunnel, giallo. Io all’inizio non ero tanto sicuro di volerci passare, nel tunnel, perché non si vedeva bene dove si andava a finire. Poi ho visto che Elisa ci era entrata ed era pure uscita, quindi ho capito che ci si poteva fidare.

Allora mi sono avvicinato, e ho fatto i gradini. Con un po’ di aiuto, eh, ché da solo non è mica tanto facile. E sono arrivato al’inizio di questo tunnel, lunghissimo. Lungo almeno come me. In mezzo c’era il mio gioco preferito, alla fine la mia mamma. E io, all’inizio. Allora ho deciso di farmi coraggio, e sono arrivato fino alla palla. Poi ho fatto ancora qualche passo, e ho raggiunto la mamma. E ho visto la luce in fondo al tunnel.

Io pensavo che le difficoltà erano finite, e invece no. Perché io avevo la faccia davanti, il sedere dietro, e di fronte lo scivolo. E non sapevo bene come fare. Non volevo scivolare con la faccia verso il pavimento, proprio no. Allora ho provato a tornare indietro, e a mettermi seduto in mezzo al tunnel, per fare retromarcia. Ma non potevo, ero troppo alto. Mi ero incastrato, con i piedi sul naso e la panciotta tutta schiacciata. E il sedere non andava né avanti né indietro. Ho provato a tirare su la testa, ma niente. Allora, ho pensato, pazienza, vado avanti. In qualche modo dovrò pure uscirci, da questo tunnel, no?

 

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