In difesa della scuola pubblica. Forse

In difesa della scuola pubblica. Forse
Abbiamo scelto una scuola materna pubblica.
 
L’abbiamo scelta, perché ci era piaciuta. L’abbiamo scelta perchè eravamo convinti che fosse la scelta migliore, per noi. L’abbiamo scelta perché le maestre che abbiamo incontrato ci erano sembrate le persone migliori per accompagnarci in un cammino lungo tre anni. E su questo, non ci siamo sbagliati.

 
A giugno, abbiamo scoperto da un messaggio nella chat di classe che ci avrebbero spostato, per ristrutturare la scuola in cui il tetto stava cadendo. Nella chat di classe, le rappresentanti ci hanno rassicurato, dicendoci che la dirigente le aveva rassicurate: avrebbero scelto una struttura che sarebbe stata perfetta per i bambini. Un’altra scuola materna. Per tutti i bambini della scuola, perché sarebbero rimasti tutti insieme, proprio come prima.
 
A settembre, ci siamo trasferiti. E abbiamo scoperto che i bambini sarebbero stati suddivisi su due piani. E che due classi sarebbero state in un piano sotterraneo. In un piano in cui non c’erano i bagni. E che quindi, a fare la pipì, ci sarebbero dovuti andare con le maestre. Ogni volta, ogni bambino.
 
Poi ha piovuto. Perchè si sa, qualche volta piove, a Milano. E una classe si è allagata, insieme a tutto il corridoio. E i Vigili del Fuoco l’hanno dichiarata inagibile. Hanno detto – qualcuno ha detto a qualcuno, non si è capito bene chi a chi – che sarebbero tornati, per mettere a posto la classe. Sono passate due settimane, o forse tre, ma non è ancora tornato nessuno, a mettere a posto la classe. E da allora, i bambini di quella classe allagata una classe non ce l’anno più. Stanno in corridoio. Un po’ in corridoio, e un po’ un’altra classe. Che però non ha la luce. Perché quando ha piovuto, le plafoniere si sono riempite d’acqua. E nessuno le ha ancora sistemate.
 
Oggi abbiamo scoperto – sempre dalla chat di classe, eh! – che due sezioni su cinque verranno spostate, in una scuola elementare. E le due sezioni che sono al piano sotterraneo verranno spostate al primo piano. Forse eh, perché sembra che sopra ci sia spazio solo per due classi. Di cui una senza luce. Ma forse non abbiamo capito bene noi, eh. Perché queste sono cose che ci siamo detti fra genitori, nella chat di classe. Perché nessun altro ce le ha dette.
 
Adesso forse ci sarà una riunione, a cui abbiamo chiesto di partecipare. Perché non ci avevano mica pensato, di dircelo loro, quelli della scuola. Lo abbiamo dovuto chiedere noi. E magari lo capiremo perché, quei bambini che sarebbero dovuti stare tutti insieme in un’altra scuola materna che sarebbe dovuta essere perfetta per loro, verranno divisi, e due classi finiranno in una scuola elementare.
 
Che poi, magari, non abbiamo capito noi, eh. Perché a noi nessuno, a parte una chat di classe, non ci ha mica detto ancora niente, eh!
 
E comunque, ora ce lo dite voi, come possiamo continuare a difenderla, questa scuola pubblica? Perché noi ci abbiamo sempre provato, ma oggi ci è un po’ difficile, farlo.

2 pensieri su “In difesa della scuola pubblica. Forse

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *