Cosa mi è piaciuto, questa settimana

cosa mi è piaciuto, questa settimana

Mi sono guardato nello specchio. Ce n’era uno alto alto, in cui mi ci vedevo tutto tutto. Dalla punta dei capelli alla suola delle scarpe, passando per le guance e la panciotta. Mi ci vedevo felice e sorridente, che saltellavo di qua e di là. E poi, ce n’era uno sul soffitto, e mi ci guardavo con la testa all’insù. Camminavo in avanti, e mi spariva la testa, camminavo indietro, e mi sparivano i piedi.

Mi sono nascosto tra le giacche e i pantaloni. La faccia in una manica, la testa in una gamba, i piedi che spuntavano sul pavimento. Mi sono perso fra i colli e i bottoni, le fodere e le cuciture. Tessuti morbidi morbidi, in cui era bello strusciare la faccia, e pure le mani.

Mi sono arrampicato nella vetrina, fra una signorina con la gonna, il maglione grigio e le scarpe con il tacco e un signore con la giacca e la cravatta blu. Fermi, come in una fotografia, loro. E saltellante, come in un film, io. E ho salutato con la mano tutti quelli che so sono fermati lì, di fronte a me, guardando cappotti e cappelli. Scoprendo poi me, con la bocca sporca di cacao e i pantaloni sporchi di fango.

Dicechemistabene? Dicechestobene? Dicichemistabene? Dicichestobene? E si guardava, si osservava, si scrutava, il mio papà, con il vestito elegante. Si girava di qua, per guardare la manica; si girava di lì, per osservare la cintura; si girava di là, per scrutare i pantaloni. Si guardava, e si chiedeva, chiedendo.

Rifletteva sul colore, sul tessuto, sul modello; pensava alla taglia e alla misura. Si faceva domande, e le faceva a tutti. Poi, si dava le risposte. E fra tutte queste domande e queste risposte, io continuavo a saltellare, tra una cravatta a pallini e un ombrello a quadretti.

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