Il mondo un uno schermo

Il mondo un uno schermo

Ed è arrivato il momento nel cui abbiamo sostituito le finestre. Le abbiamo prese, le abbiamo messe in un angolo, e le abbiamo lasciate lì. E così, per guardare fuori il mondo in cui fioriva la primavera, abbiamo smesso di guardare fuori dalla finestra. Non stiamo più a spiare dietro le tende,  non ci sporgiamo più dai vetri, non salutiamo più fra le imposte.

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Cosa stiamo imparando di bello, dal Coronavirus

Cosa stiamo imparando di bello, dal Coronavirus

Stiamo imparando a vivere insieme. Non che non lo sapessimo fare, ma forse non lo sapevamo fare sempre, per sempre. Non lo sapevamo fare quando altro non potevamo fare che stare insieme sempre e per sempre. Perché si, è bello, ma qualche volta pure no. Ed è qui che stiamo imparando a metterci un po’ da parte, per fare spazio agli altri.
Stiamo imparando a raccontare quello che sentiamo, ad esprimere le nostre emozioni, a spiegare i nostri desideri, a descrivere quello che vorremmo. Perché spesso le parole riescono a sistemarle bene, le cose.

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La noia, ai tempi del Coronavirus

La noia, ai tempi del Coronavirus

– Mamma?
– Dimmi, Filippo
– Cosa facciamo, mamma?
– Io mi annoio, mamma
– Eh si Sofi, anche io mi annoio
– Possiamo guardare la televisione, mamma?
– L’avete già guardata la televisione, bimbi!
– Ma ne abbiamo guardata poca!
– Che cosa vuol dire poca, per te, Filippo?
– Quella che abbiamo guardato oggi, mamma!
– Si mamma, si, era poca, quella che abbiamo guardato. E poi ieri ne abbiamo vista più tanta. Vero, Filli?
– Eh si, mamma, ieri abbiamo visto un catone in più di oggi
– E allora facciamo che adesso facciamo un gioco, che dite?
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Un po’ grande, e un po’ piccolo

Un po' grande, e un po' piccolo

Ed eccoti lì, a metà. Non sei di qua, ma non sei nemmeno di là. O forse, sei un po’ di qua, e un po’ di là. In equilibrio. Un po’ precario, a volte. Molte volte, a dire la verità. Cone se ti tirassero da una parte, e subito dopo anche dall’altra. E tu sei lì, che cerchi di stare in equilibrio, ma qualche volta lo perdi, quell’equilibrio.

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In difesa della scuola pubblica. Forse

In difesa della scuola pubblica. Forse
Abbiamo scelto una scuola materna pubblica.
 
L’abbiamo scelta, perché ci era piaciuta. L’abbiamo scelta perchè eravamo convinti che fosse la scelta migliore, per noi. L’abbiamo scelta perché le maestre che abbiamo incontrato ci erano sembrate le persone migliori per accompagnarci in un cammino lungo tre anni. E su questo, non ci siamo sbagliati.

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