Buon compleanno, papà

Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri al mio papà, tanti auguri a te. È la prima volta che possiamo festeggiare insieme il tuo compleanno, sai, papà.

buon compleanno

E abbiamo già tante cose di cui possiamo dire tiricordiquellavoltache, come fanno i vecchi amici al bar. Ti ricordi quella volta che ero appena nato, e mi hanno fatto il bagno, quando eravamo tu, io e una signora vestita di verde? Ti ricordi quella volta che abbiamo fatto il bagno insieme nella vasca di casa, e abbiamo pensato che era si tanto bello, ma poi ognuno per conto suo?

Ti ricordi quella volta che mi hai cambiato per la prima volta il pannolino? Non avresti immaginato quante altre ce ne sarebbero state, eh? Ti ricordi quella volta che ti ho fatto la pipì sulla camicia pulita? Quale, dici? Ah, perché ce n’è stata più di una?

Ti ricordi quella volta in montagna, quando tutti ci dicevano chepiccolo!, e tu chiedevi sempre alla mamma se avessimo fatto bene, che ero così piccolo? E al mare, quando lo vecchiette dicevano fra loro, per farsi sentire, tisembra,aquestora! e tu le guardavi con la faccia brutta?

Ti ricordi quella volta che mi hai dato il biberon per la prima volta, che ti è sembrato di essere un po’ mamma anche tu? Ti ricordi quella volta che mi hai dato da mangiare la pappa con il cucchiaino, che io proprio non la sopportavo, quella roba?

Ti ricordi quella volta che sono riuscito a stare seduto da solo, che ti sembrava che fosse una conquista meravigliosa? Ti ricordi quella volta che mi avevi lasciato seduto per terra, e mi hai ritrovato in piedi appoggiato al divano, e ti sei chiesto come avessi fatto, da solo?

Ti ricordi quella volta che tu hai detto a e i o, io ho detto u, che poi ci hai riprovato altre mille volte e non ci siamo mai più riusciti? Ancora non lo sapevi che uhuhu per me è la parole più bella, vero? Ti ricordi quella volta che ti è sembrato che dicessi papà, mentre invece io stavo pensando a tutt’altro?

Ti ricordi che ci sono tanti altri ti ricordi, vero papà?

Tante macchie colorate

Noi, in famiglia, siamo in tre. La mia mamma, il mio papà, e io. Due maschi, che siamo io e il mio papà, e una femmina, che è la mia mamma. E funziona che i maschi fanno le macchie e le femmine le fanno sparire. Come per magia: aspetti qualche giorno, e le macchie non ci sono più.

Camicia macchiata

La cosa bella è che questa magia funziona per tutte le macchie: grandi e piccole, tante e poche, chiare e scure. Insomma, spariscono proprio tutte: le macchie di gelato al cioccolato sulla camicia del mio papà e quelle di caffè sui suoi pantaloni, le stelline sul mio bavaglino e le maniche sporche di pappa dei miei maglioni.

Io non so proprio perché ci succeda, a me e al mio papà, di fare tutte queste macchie. Noi ci impegniamo, a cercare di rimanere puliti, ma proprio non ci riusciamo. Le macchie arrivano lo stesso. Ecco si, sono proprio loro che vengono da noi. Ci cercano, ci cercano, e ci trovano sempre. Sui maglioni, sui pantaloni, sulle magliette, non riusciamo a nasconderci.

Però io mi domando, e sono sicuro che se lo chiede anche il mio papà: ma perché la mia mamma non si macchia mai? Le macchie preferiscono i maschi?

Lettera al mio papà

Caro papà,

Oggi è la nostra prima festa del papà. L’anno scorso non ci eravamo ancora conosciuti: io ero nella pancia della mamma e stavo cominciando a farmi sentire, tu stavi cominciando a capire che io c’ero davvero.

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Ci siamo conosciuti il 17 luglio, quando qualcuno ha deciso che era arrivato il momento di tirarmi fuori dalla pancia della mamma. Io ero un po’ preoccupato perché non capivo bene cosa stava succedendo, mentre tu ti stavi rendendo conto che non sapevi che cosa ti sarebbe successo, da quel giorno, per tutti gli altri giorni.

Pian piano –  a volte ce ne hai messo di tempo, eh! – hai imparato a capire come funzionavo, anche se di istruzioni, nella confezione, non ce n’erano. Abbiamo fatto un po’ di tentativi, e alla fine ce l’abbiamo fatta. Qualche volta ci ha aiutato anche la mamma, qualche volta sei stato tu ad aiutare lei.

Ora, papà, io sto diventando grande, ogni giorno un po’ di più. Mi lasci la mattina, mi ritrovi la sera, e io sono cresciuto in pochino, ho imparato qualche cosa di nuovo. Lo so che per te è difficile, starmi dietro, ma vedrai che continueremo a trovare il modo per farlo. Perché sì, stare con la mamma è bello, però ci sono anche delle cose che dobbiamo fare noi due, delle cose da uomini.

Non vorrai mica che mi metta a giocare con le macchinine con la mamma, vero?



A spasso con papà

Oggi io e il mio papà ci siamo presi un po’ di tempo e siamo usciti insieme per andare a fare delle cose da maschi.

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Ci siamo preparati e siamo usciti. Abbiamo camminato per qualche minuto e poi ci siamo fermati a vedere quella strana macchina gialla che fa i buchi per terra. C’erano dei signori vestiti di arancio che parlavano e un signore seduto dentro questa macchina grande grande che muoveva delle leve. Quando ha schiacciato un bottone, si è accesa una luce gialla sul tetto e la macchina ha cominciato a fare un rumore strano, che sembrava voler dire stateattenti!

C’era proprio da stare attenti, infatti: si è infatti alzata verso l’alto una cosa grande grande che sembrava un po’ una mano e un po’ la proboscide del mio elefante. Questa cosa serviva per metterci dentro la terra. Il signore sulla macchina ha fatto scendere quella cosa, che si è riempita tutta tutta di terra, che poi ha buttato di lato: da una parte un buco, dall’altra la montagna. Il signore è andato avanti tante volte, e il buco diventava sempre più profondo e la montagna sempre più alta.

Io e papà siamo rimasti a guardare per un po’, poi abbiamo visto che non succedeva niente di nuovo e abbiamo iniziato ad annoiarci. Quando poi ci siamo accorti che ci eravamo dimenticati il ciuccio, abbiamo proprio capito che il tempo delle cose da maschi era finito ed era ora di tornare a casa dalla mamma.

Il papà va a scuola

Ieri sera il mio papà è andato a scuola, ad un corso speciale per i papà. Lo so perché ne parlava con mamma stamattina quando loro facevano colazione. A me colazione piace farla presto, intorno alle 6.30, quindi ero tranquillo e potevo ascoltare la conversazione.

In ogni caso, ieri è andato a questa scuola speciale. C’erano altri papà che dovevano imparare bene il loro mestiere. Si sono presentati, si sono seduti per terra e hanno cominciato a parlare. Perché non deve mica essere facile fare il papà, eh. Tutti parlano delle mamme, ma non bisogna dimenticarsi che ci sono anche loro.

Loro, poverini, che devono imparare tante cose: a trovare il proprio spazio all’interno di quel binomio stretto stretto che si crea fra una mamma e il suo bambino, a capire come gestire il proprio tempo e le proprie energie per essere bravi a casa e bravi in ufficio, a portare pazienza con tutti quegli ormoni ballerini.

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Perché, se ci si pensa bene, io sono stato per nove mesi nella pancia della mamma, sono diventato grande e la sua pancia è diventata grande, le ho dato i calci per farla abituare alla mia presenza. Mentre il mio papà mi ha visto quando mi hanno fatto uscire, non mi ha mai sentito prima.

Dite che al corso gli faranno anche un po’ capire che cosa vuol dire avere la pancia?

Facciamo la rivoluzione!

Io e il papà abbiamo deciso che dobbiamo fare una rivoluzione. Dobbiamo combattere contro la legge della mamma. Quella lì crede di essere il capo, e ci obbliga a fare sempre come vuole lei.
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Non ci si può ciucciare il dito, bisogna mettere le tazze nel lavandino dopo aver fatto colazione, si deve mangiare tutta la pappa senza piangere, è vietato lasciare le scarpe in mezzo al salotto. Ma che noia!

Ora stiamo elaborando una strategia per cercare di capire come sia meglio fare. All’inizio avevamo pensato di fare semplicemente finta di non sentirla quando ci sgrida: non si lecca il tavolo da pranzo? E io lo faccio lo stesso! Si deve abbassare il volume della televisione? Io lo lascio così! Poi però abbiamo pensato che non è una buona idea, perché quella è testarda. Tanto testarda che se non fai una cosa continua a ripeterti di farla fino a quando non la fai.

Poi abbiamo pensato che forse potremmo fare noi le regole: la regola principale è che non ci sono regole! Senza regole però vuole dire che ognuno fa come vuole, e quindi anche la mamma può fare quello che vuole. E magari quello che vuole la mamma può essere non fare la lavatrice, e non avere vestiti puliti non è per nulla bello. Oppure non cucinare, e come si fa a restare con la fame?

Mi sa che è meglio che aspetto a fare la rivoluzione: devo imparare a fare la pipì da solo, almeno.