La voce della mamma

La voce della mamma

La ascolti come se l’avessi sempre sentita, la voce della mamma. E’ quel suono che sempre ti ha accompagnato, che sempre è stato con te. Che ti ha seguito, accompagnato, guidato. Che ti ha raccontato e cantato. Che ti ha spiegato e descritto. Che ti ha rimproverato e sgridato.

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La macchina del fumo

Gli piace molto la macchina del fumo, al mio papà. Gli piace così tanto che non vede l’ora si poterla usare. Con me. Appena vede che ho il naso tappato, tutto felice corre a prenderla dall’armadio. Poi mi dice vieniFilippofacciamolaerosol. E a me viene solo voglia di scappare

La macchina del fumo

Perché non ci posso proprio fare niente, ma a me quella roba lì non mi piace proprio. Già se la guardi capisci che non ti devi fidare. Con tutti quei fili che escono fuori e non si sa bene dove vanno a finire. E tutti quei pezzetti strani da mettere sulla faccia, e nella faccia. No no, a me non mi piace proprio. E poi, quel rumoraccio. Che sembra un aereo quando parte, che va vruuuuuum. E chiaramente, il vapore. Che qualche volta è pure puzzolente.

No no, io non ne voglio proprio sapere niente, di quella roba lì. Preferisco il mio naso tappato, che tutto quel bagnato in faccia. Per che cosa, poi? Per avere un naso che cola invece che un naso che si tappa? Così mi devono anche rincorrere per tutta la casa per pulirmelo, il naso? No no, non mi piace.

Per fortuna che il papà mi ha spiegato come spegnerla, la macchina del fumo. Forse lui non voleva proprio proprio spiegarmelo, ma io l’ho capito lo stesso. Perché quando mi ha fatto vedere come si schiacciava il bottone per accenderla, io ho capito che se lo schiacciavo un’altra volta si spegneva. E allora, tutte le volte che lui l’accendeva, io la spegnevo. E facevamo la gara, a chi si stufava prima. Io però avevo anche una carta segreta. Scappare, scappare via velocissimo. Dove il fumo non riusciva a prendermi, e dove la macchina del fumo non riusciva ad arrivare.

Cambio papà

Avete presente la televisione? Che prima è tutta nera e poi diventa tutta colorata? Che schiacci un bottone e si accende? E avete presente il telecomando, che è quello dove ci sono i bottoni da schiacciare? Ecco, il telecomando. A me piace proprio, il telecomando. Mi piace prenderlo in mano, e portarlo in giro.

Cambio papà

Lo trovo sempre, anche se lo nascondono. Anche se lo nascondono nei posti strani. Anche se lo nascondono nei posti stranissimi. Sotto il divano, dietro il cuscino, sulla mensola: io lo trovo sempre. E quando lo trovo, lo porto in giro. Qualche volta facciamo tanta strada. Qualche volta ne facciamo poca. Ma i bottoni li schiaccio sempre.

Dietro il divano, schiaccio i bottoni; sul balcone, schiaccio i bottoni; in cucina, schiaccio i bottoni. E qualche volta schiaccio il bottone che la fa accendere, la televisione. Che da nera che era, diventa colorata. E da zitta, comincia a parlare. Magica questa televisione, penso. Ché se schiaccio un altro bottone, ritorna nera e silenziosa. E poi di nuovo colorata e chiacchierona. Parla una signora, e se schiacci un bottone ne parlano due. Ecco dei signori che corrono su un prato con una palla, e poi un maiale rosa che salta nelle pozzanghere. Prima tante persone che urlano per dire che hanno loro ragione, poi le mucche che mangiano l’erba nel prato in montagna. Schiaccio un bottone, e cambia tutto. Qualche volta diventa più bello, qualche volta diventa più brutto. Puoi essere fortunato o sfortunato, insomma.

Però è bella, questa cosa, che quando ti stufi, puoi schiacciare un bottone. E la televisione cambia. O si spegne. Così non ti dà più fastidio. Sarebbe bello, se funzionasse sempre, il bottone. Pure con i papà. Così, quando ti sgridano, tu schiacci un bottone, e loro si spengono. E tu puoi continuare a fare quello che vuoi, senza che nessuno ti dica noFilippono. Però non funziona, con i papà. Non si spengono, e non cambiano nemmeno idea. Figuriamoci se funziona con le mamme.

Quando la moglie è in vacanza

Me lo immagino il mio papà, solo e triste, poverino. Me lo immagino che si alza la mattina alle 8.00, svegliato dal drindrindrin del telefono. Eh si, ora che non ci sono io che faccio ahahaha alle 6.30, deve mettere la sveglia, poverino. E me lo immagino che si mangia un cappuccioecornetto al bar, con quegli antipatici dei suoi colleghi.

Quando la moglie è in vacanza

Me lo immagino che lascia le scarpe all’ingresso, lo zaino sul divano, il telefono sul tavolo, la camicia e i pantaloni sulla sedia. E non può neanche chiedere dovemihaimessolechiavi, poverino, perché non c’è nessuno a cui chiederlo. E me lo immagino che cerca i calzini puliti nel cassetto, ma nel cassetto di calzini non ce ne sono più. E lo vedo davanti alla lavatrice, a guardare tutti quei bottoni che a cosa servono chissà chi lo sa. E poi tutte quelle bottiglie blu, ché vorrei proprio sapere a cosa servono: non ne bastava una, chè sarebbe stato tutto più semplice?

Me lo immagino aprire il frigo e trovarlo vuoto, con soltanto una cosa che un tempo doveva essere stata una cipolla. Si, una cipolla, proprio quella che si usa per fare il sugo degli spaghetti con il sugo. E allora me lo immagino che telefona per chiedere un suscimistoc, oppure una pizzaconpomodorinisenzasugocrudoegrana. E che si arrabbia perché la pizza gliela portano sbagliata, tutte le volte. E ancora non ha capito perché.

Me lo immagino che mangia il gelato sul divano, e che gira il cuscino per nascondere la macchia di cioccolato, così la mamma non se ne accorge. Ché tanto poi se ne accorge lo stesso, perché vede che il cuscino è al contrario e lo gira per metterlo a posto. Ed eccola lì, proprio in mezzo, la macchia di cioccolato, quella che nonsonomicastatoio.

Me lo immagino il mio papà, solo e triste, poverino. Ti mancano le sveglie alle 6.30, il latte da preparare, i pannolini da cambiare, i pisolini di venti minuti, le passeggiate tenendomi la mano che dopo dieci minuti siamo sempre allo stesso punto, il passeggino da spingere sulla sabbia, la borsa per il mare da preparare che sembra sempre che stiamo partendo per una settimana, il bagno che mi devi rincorrere chè l’acqua diventa alta subito, il noleditanellapresano,vero? Non ti preoccupare, ché il fine settimana arriva presto e ci vieni anche tu, a riposarti al mare.

 

 

Quella pappa è mia, papà!

Ieri la mia mamma mi aveva preparato una cena che sembrava ancora più buona del solito: un piattone della mia pasta preferita con tanto formaggino. Non vedevo proprio l’ora di mangiarmela tutta. E nemmeno il mio papà.

è la mia pappa, papà

Io me ne sono accorto subito, che quello lì me la voleva rubare. Perché è arrivato in cucina e ha subito detto cosapossomangiare. E già lì ho capito che le cose si potevano mettere male, per la mia pappa. Quando poi mamma gli ha risposto niente, allora ho capito che la cosa poteva essere davvero pericolosa.

Perché si, anche la mamma, qualche volta, mi ruba qualche cucchiaino dal piatto, però basta fare la faccia hotantafame che smette subito. Con il mio papà no, non ha funzionato. Nemmeno la faccia hotantissimafame. No, perché lui faceva finta di niente.

Allora, ho pensato, devo usare un altro trucco. Devo fare una cosa che fa rumore, quando lui mi ruba la pappa. Batto le mani sul tavolo, ho pensato. Questo deve funzionare, non ci sono dubbi. E invece niente. Agito velocissimo le gambe, anche. No, nemmeno questo. Non mi resta che urlare. Allora ho aspettato. Quando ho visto che stava per mangiare un cucchiaino grandissimo della mia pappa, ho fatto uhuhuhuhuhu. Così forte che è arrivata pure la mamma. Ho vinto, ho pensato. Ora la guardo con la faccia hotantafame, e lei capisce subito.

E invece no. Mi ha detto maeratantissima! La mia pasta? Ma anche la mia fame, era tantissima! E poi, vorrei sapere, ma perché quelle pappette cattive che mi davate all’inizio non se le rubava mai nessuno?