Cronaca di un bagnetto qualunque

Cronaca di un bagnetto qualunque

– E’ ora di fare il bagnetto, bimbi!
– No posso fare il bagnetto adesso, mamma!
– Come non puoi? Che cosa vorrebbe dire, che non puoi?
– Io ho giocato pochissimo, mamma. Guadda, devo finire il mio lavaggio treno, mamma. E poi, poi devo lavorare
– Che cosa è che devi fare?
– Lavorare, mamma. Come il papà. Adesso no mi posso proprio lavare, mamma
– Ah, devi lavorare, come il papà. Ho capito. Senti, facciamo che adesso fai una pausa dal lavoro, e ti lavi, occhei?
– Ma il papà no si lava, mamma! E io devo fare come il papà!
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#lodicelamamma: e poi, è arrossito

#lodicelamamma: e poi, è arrossito

Si sono incontrati davanti a quei piccoli armadietti in cui ripongono con cura i loro piccoli grandi tesori. Due codini biondi e una maglietta rosa, di fianco una testa spettinata e una felpa con il cappuccio. Lei era già lì, quando lui è arrivato. Lui, che ha infilato la sua ruspa preferita vicino ad una paio di ballerine con il fiocco; lei, che ha sistemato la manica della giacca che faceva una piega che non le piaceva. Poi lei si è accorta, prima che lo facesse lui. Lui, impegnato a far andare su e giù la benna.

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Per fare una scuola, ci vogliono i bambini

Per fare una scuola, ci vogliono i bambini

Per fare una scuola, ci vogliono mattoni per costruire solide pareti e muri resistenti. Pavimenti su cui correre e giocare e tetti per ripararsi dalla pioggia. Ci vogliono grandi portoni da attraversare dopo aver dato un bacio alla mamma e al papà e grandi finestre da cui guardare fuori il mondo. Ci vogliono aule silenziose in cui ascoltare i maestri che spiegano e raccontano e corridoi in cui divertirsi durante l’intervallo.

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#lodicelamamma: vorrebbe ma non sa se vuole

#lodicelamamma: vorrebbe ma non sa se vuole

Eccolo lì. Guarda sperando di non essere visto. Osserva sapendo di non essere osservato. Controlla consapevole che non c’è nessuno che lo stia controllando. Io e lui, dietro ad un vetro.
Guarda, e sorride. Osserva, con gli occhi spalancati. Controlla, agitando il dito di una mano. E’ lì, ma non è lì. Anzi, è lì, ma un vetro lo protegge dall’essere lì. Lui, dietro; gli altri, davanti.

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Non si dicono le bugie!

Non si dicono le bugie!

– Dove vai, mamma?
– A prendere la macchina. Siamo venuti in macchina alla scuola materna, ti ricordi?
– E pecché vai di lì?
– Perché la macchina è parcheggiata lì, la vedi?
– E pecché è lì?
– Come perché è lì, Filippo? Perché c’era posto lì e l’ho parcheggiata lì
– Ma prima non era lì
– Prima quando?
– Quando mi hai portato, mamma, non abbiamo parcheggiato lì. Abbiamo parcheggiato là, mamma. Vedi, là? Dove sc’è la macchina blu, adesso, c’era la tua macchina, prima. Non avevi parcheggiato lì, tu, prima. Dove sei andata, mamma?

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