#lodiceilpapà: con le tue scarpe rosa

#lodiceilpapà: con le tue scarpe rosa

Eccola lì, in piedi. In equilibrio precario su un paio di buffe scarpe rosa. Le sue prime scarpe. Quando gliele abbiamo messe sui piedi, ci ha guardato, perplessa. Poi si è guardata i piedi, e si è toccata le scarpe. Poi è tornata a guardarci, sorridendo.

Ci ha messo un po’, per alzarsi in piedi. Come se ci fosse qualche cosa di cui non sapeva bene cosa fare. Come se ci fosse qualcosa che non sapeva bene come gestire. Poi, ha appoggiato le mani su una sedia, ha tirato su il sedere, e si è messa in piedi.

Ed eccoti lì, in piedi. Sulle tue nuove scarpe rosa. Ti guardi i piedi, li muovi come se non fossi proprio certa che siano i tuoi. Poi allunghi le mani, mi allunghi le mani, e fai qualche piccolo passo. Ti avvicini con un grande sorriso.

Quelle piccole scarpe rosa che camminano sul pavimento ci dicono che sei diventata grande, anche tu. Ondeggiando sui tuoi piccoli piedi rosa. Ora che non sai solo gattonare sbattendo le mani e le ginocchia. Ora che non sai solo strisciare sul tuo panciotto tondo. Ora che non sai solo rotolare agitando le gambe di qua e di là.

Ci sono dei piccoli traguardi che ci raccontano le tappe di un lungo percorso, che scandiscono un cammino. Sono quelli che ti fanno capire quanta strada tu abbia percorso, e quanta ne abbia ancora da percorrere. Con le tue piccole scarpe rosa.

I ricordi dei bambini

I ricordi dei bambini

I ricordi dei bambini sono piccole storie che si costruiscono con meravigliose avventure e splendide imprese. Raccontano di corse veloci e di salti enormi, di onde giganti e di spiagge grandi, di montagne appuntite e di nevi fredde. Raccontano di giochi con gli amici e di coccole della mamma, di baci appiccicosi e di abbracci stretti.

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#lodiceSofia: ruspe e betoniere

#lodiceSofia: ruspe e betoniere

La vedete, la vedete la foto, vero? Un bambino, un passeggino e una ruspa, li vedete? Ecco, io sono il passeggino. Perché è lì, che me ne sono stata, seduta, tutto il tempo in cui il mio fratello è rimasto a guardare le ruspe. E i camion, e le schiacciasassi. E i buchi e gli scavi.

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Le mamme che lavorano

Le mamme che lavorano

La testa vicina e i pensieri lontani. Persi, tra i devo e gli avrei dovuto, tra i non ho fatto e i farò. Mani che si agitano per rincorrere pensieri che scappano, tra un passeggino e un trenino. Gambe che si muovono per rincorrere quel qualcosa che non riescono mai a prendere, fra un triciclo e un monopattino. Eccole, le mamme che lavorano.

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