Le signore che bevono il the

Le signore che bevono il the

Metti la caffettiera sul fuoco, poi aspetta per un pochino. Prendi la tazza, il piatto e il cucchiaino, e mettili sul tavolo. Porta la zuccheriera. Quando il caffè è pronto, versalo nelle tazzine. Dentro, mi raccomando. Poi, falle bere. Una, due, tre. Fino a che non ti stufi di versarlo.

Si fa così, a giocare alle signore che bevono il caffè. Io preparo, la mamma beve. Lei chiede, io faccio. Qualche volta. Qualche volta si, e qualche volta no. Perché insomma, non è che può decidere sempre lei, eh. Qualche volta voglio decidere anche io.
-Posso avere lo zucchero, nel caffè?
-No
-No? Come no?
-No mamma no
-Va bene, no. E il latte, posso avere il latte, nel mio caffè?
-No atte no mamma
-Va bene, caffè. Caffè con niente

E poi, si beve quello che dico io. Quindi, caffè. Scusate, io ho la caffettiera, mica la teiera, eh. Quindi, niente the. E nemmeno tisane, o infusi, che non so nemmeno cosa sono.

E poi, dopo aver bevuto il caffè, si lavano le tazze. Nel prato, con la canna. Così si, che si puliscono. E poi, si mettono per terra, ad asciugare al sole. Così si scaldano, le tazze. E sono già pronte per il prossimo caffè. Perché tu lo vuoi un altro caffè, vero mamma?

Il mio secondo anno

il mio secondo anno
Ho imparato a camminare, mettendo un piede davanti all’altro. Ho imparato a correre, facendo i passi veloci veloci e agitando le braccia. E ho imparato che se corro, devono correre, per prendermi. Ho imparato a saltare, ma in alto non ci arrivo mica tanto. Per arrivare in alto, ho imparato che ci sono le sedie: le sposti strisciandole sul pavimento, ci sali sopra e arrivi dove vuoi.

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