Quattro zampe e due rotelle

Si chiama Duccio, il mio amico a quattro zampe. Marrone e bianco, ha il naso che si illumina, quando lo schiacci. E fa la musica, una canzone diversa per ogni pigiata. Puoi muovergli le orecchie, facendole girare con le mani. Le zampe invece no, quelle non si muovono. Sono ferme ferme. Perché Duccio cammina con le rotelle che ha sotto la pancia. Io tiro il cordino, le rotelle girano, Duccio mi segue.

quattro zampe e due rotelle

Mi segue dove vado io. Se io vado in camera, lui viene in camera. Se io vado in salotto, lui viene in salotto. Se io vado in cucina, lui viene in cucina. Certo, qualche volta sbaglia un po’ strada, e va a sbattere contro le porte. O contro gli armadi. E allora io mi devo mettere a camminare contromano, per controllare che lui non si faccia male. Anche se poi succede che qualche volta mi faccio male io.

Io gli voglio bene, a Duccio. Sono contento che me lo hanno regalato. E voglio che anche lui sia contento, che io l’ho ricevuto. E allora gli faccio le carezze sulla testa, gli pigio il naso per farlo illuminare, lo porto a passeggio. E poi, gli preparo le cose buone da mangiare.

quattro zampe e due rotelle

Perché mangiare è importante, per tutti. Per i Filippi e per i Ducci. Mangiare cose belle e buone. Cose che le guardi e ti viene voglia di mangiarle, e le mangi e ti viene voglia di fare pure la scarpetta. Se hai le mani per farla. O di dare una leccatina al piatto, se le mani non ce le hai.

Mangiare cose che ti fanno pure bene. Che ti fanno crescere. Forte come Braccio di ferro. Che ti fanno diventare grande. Alto come una montagna. Che ti fanno diventare intelligente. Furbo come una volpe. Che ti fanno diventare bello. Affascinante come Bradpitt. Forse questo è un po’ troppo eh? Cosa dite? Si chiamano miracoli, quelli?

Se volete fare contenti i vostri Ducci, io vi consiglio Schesir: una pappa buona come se l’avessi preparata io, con le mie manine. E lui di sicuro sarà contento: guardate qui!
Buzzoole

Attento ai piedi

Ci sono delle volte in cui facciamo delle cose che non dovremmo fare. No, non le dovremmo fare, perché quando le facciamo, ci facciamo male. E forse è meglio fare i bravi prima, che farsi male dopo. Perché una volta che ti sei fatto male, non puoi fare altro che tenertelo, quel male. E aspettare che ti passi. Anche se ti sembra che non passi mai.

Attento ai piedi

Stamattina stavo giocando con i sassi. Li sceglievo con cura, li raccoglievo dalla spiaggia, andavo verso il mare, e poi ce li lanciavo dentro. Prima sceglievo i sassi piccolini, poi ho cominciato a scegliere anche i sassi medi. E poi, pure quelli grandi. Ma così grandi che mi ci volevano due mani, per raccoglierli da terra. E pure per portarli fino alla riva del mare, e buttarceli dentro.

Una volta, però, non mi sono bastate nemmeno due mani. Forse ce ne sarebbero volute tre, o anche quattro. O forse, semplicemente, non avrei dovuto prendere un sasso così pesante. Perché si, più un sasso è grande, più è pesante. E più è pesante, più ti fa male, quando ti cade su un piede. Me lo avevano detto, la mamma e il papà, ma io ho pensato tantoiosonofortissimo. Mica mi cadono, a me, i sassi.

E invece, mi è caduto, il sasso grande. Sul piede. E il piede è diventato una frittella. Magra e larga. E a me è venuto un po’ da piangere, per il mio piede a frittella. Da piangere, con le lacrime. E allora, ho pianto. Fino a quando il piede non è tornato normale. E allora ho potuto continuare a lanciare i sassi nel mare. Piccoli, però. Che di piede a frittella me ne è bastato uno, per oggi.

Attento piedi

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Pance, pancine, pancione

Mozzarelle caciocavallo grana scamorza focaccia, cavatelli cozze e ceci, totani ripieni insalata di polpo patate al forno, pandoro panettone torrone frutta secca. Lasagne, cappone arrosto ripieno patate al forno fagiolini, panettone pandoro cioccolatini. Ma a cena non abbiamo mica mangiato niente, eh. Giusto un piccolo piattino di riso in bianco, così piccolo che c’era più piatto che riso.

Pance, pancione, pancione

E ora, proprio non capisco perché i pantaloni mi vanno stretti. Mi tirano sull’ombelico. Devo tenere il bottone aperto. O mettere i pantaloni della tuta, quelli con il cordino che si tira. Ma io non ho mica bisogno di tirarlo, il cordino. A me, i pantaloni mi stanno su da soli. O mi si arrotolano, proprio sotto la pancia. Più li tiro su, più mi vanno giù.

Pance, pancine, pancione

E comunque, non sono mica l’unico che ha la pancia tonda. La mia mamma pure c’è l’ha tonda. Anzi, tondissima. Sembra che abbia mangiato un cocomero. Si, va bene, piccolo. Ma intero, però. A lei, i pantaloni è da settimane che non le si chiudono più. Non è mica stato il Natale, eh, a farla diventare tonda. Lei tonda lo era già. E lo è sempre di più. Non mi sembra proprio che abbia intenzione di dimagrire. Solo che, se continua così, mi sa che esplode. Le ho persino misurato la pancia: sul metro viene fuori scritto panciona.

Pance, pancine, pancione

Il mommy measure che si può acquistare su MammaZazi è lo strumento perfetto per annotare le fasi più importanti di quel meraviglioso viaggio che è la gravidanza, contrassegnata da momenti, evoluzioni, emozioni che crescono con l’avanzare del tempo e della circonferenza pancia. Con gli stickers a cuore da applicare e l’apposita penna per scrivere, si ottiene un regalo speciale per “l’inquilino” che ieri abitava nel confort del ventre materno e oggi è il bimbo grande a cui raccontare una storia: la sua.

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#lodicelamamma: speriamo che sia femmina

Speriamo che sia femmina. Speriamo che sia una piccola creatura che mi assomiglia, e che mi assomiglierà ogni giorno di più. Speriamo che sia più facile, vederla affrontare quello che io stessa ho affrontato, vederla confrontarsi con quello con cui io stessa mi sono confrontata. Come se sapere di esserci già passata io stessa possa rendere più semplice anche il suo, di passaggio.

#lodicelamamma: speriamo che sia femmina

Chissà che somiglianza non voglia dire vicinanza. Ma forse no, forse potrebbe non esserci, somiglianza, e proprio la mancanza di qualcosa che potrebbe così naturalmente esserci, che sembrerebbe normale aspettarsi, potrebbe non creare altro che lontananza. E invece no, mi piacerebbe saperare di poterla aiutare, sapendola simile a me pur nella sua diversità.

Mi piacerebbero, un figlio e una figlia, un maschio e una femmina. Lo stereotipo di macchinine e supereroi contro bambole e cuoricini. Pantaloni della tuta e felpe con il cappuccio contro abiti e gonne. Il calcio contro la danza. Due facce della stessa medaglia, due metà della stessa mela che vanno a così a completarsi.

Mi piace, sapere di poter vivere entrambe le esperienze, quella di essere madre di un piccolo uomo e quella di essere madre di una piccola donna. Perché si, sarà femmina.

Immagine di Simona Bonafini

 

 

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ieri io me ne sono andato a mangiare alla fattoria degli animali. Sono andato in un posto bello, con le mucche e i maiali. Che ti salutavano quando arrivavi. Prima le mucche maschio, da una parte, e poi le mucche femmine, dall’altra. Che si guardavano, si facevano gli occhi dolci, poi se ne scappavano dentro la loro casa. E vedevano cosa facevano gli altri, quelli dall’altra parte.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

E dopo le mucche, ecco i maiali. Che mangiavano sempre. E si rubavano le cose da mangiare. Spingendosi con il sedere. E con i nasi. Quei piccoli nasi rosa tutti schiacciati, che sembrano il mio naso quando appiccico la faccia alla finestra e soffio sul vetro. E quei codini arrotolati, come i nastri dei regali di Natale.

E poi c’era un gattone ciccione, che se ne stava sdraiato con gli occhi chiusi. Così chiusi che ero sicuro, che sarei riuscito a tirargli la coda. E allora mi sono avvicinato, un passo dopo l’altro, un piede davanti all’altro. Mi sono fatto piccolo, e ho allungato le mani. Ma quando avevo quasi preso la coda, quello ha aperto quegli occhi gialli, e se ne è scappato via veloce velocissimo. E io me ne sono rimasto lì, piccolo piccolo, con le mani allungate, e vuote. Perché quando io sono riuscito ad alzarmi, lui se ne era già scappato non sono nemmeno riuscito ad accorgermi dove.

E allora, mi sono dovuto consolare. E mi sono consolato, mangiando tutto quello che mi hanno portato da mangiare. Dal salame alla torta con il cioccolato. Nel mio piattino piccolo, con il cucchiaino. E poi, con la pancia piena, mi sono addormentato, felice.

 

 

Natale è

Natale è le luci colorate per le strade. Natale è gli alberi con le palline che i grandi appendono e i piccoli buttano per terra. Natale è le candele accese che si guardano senza toccarle, perché le candele fanno scottare le dita, anche a Natale. Natale è tanti baci sulle guance, così tanti che si perde il conto.

Natale è

Natale è cantare le canzoni delle renne e delle slitte, dei campanelli e delle campane che suonano. Natale è la neve che dovrebbe scendere dal cielo, proprio come si vede in televisione. Natale è una tavola lunga lunga con tante persone. Natale è usare i piatti che si usano solo a Natale, che senonliusiamooggiquandoliusiamo.

Natale è mettere la carta intorno ai pacchi, e poi i nastri e i fiocchi. Natale è scrivere i biglietti con le cose dolci, che a Natale sembrano ancora più dolci. Natale è dare i regali alle persone a cui vogliamo bene, e riceverli dalle persone che ci vogliono bene. Natale è aprire tanti pacchetti pieni di cose belle, che i giochi sono bellissimi ma pure i vestiti sono carini. Natale è correre per il salotto per portare i pacchetti a tutti, come un piccolo Babbo Natale.

Natale è mangiare il panettone e pure il pandoro, e se nessuno ti vede pure un pezzetto di torrone. Natale è la cucina piena di profumini buoni, che non vedi l’ora che sia il momento di sedersi a tavola. Natale è dire domaninonmangio, e poi domani mangi più di ieri. Natale è solo un giorno all’anno, e forse è bello così.