Quando ti scappa la pipì

Ora l’ho capito, perché si dice che la pipì scappa. Avete presente quando lo fa un bambino, di scappare, cosa fa? Se ne va velocissimo in un posto in cui non deve andare. E poi spera che non se ne accorga nessuno, che lui è in posto in cui non dovrebbe essere. Ecco, la stessa cosa la fa anche la pipì, quando se ne esce fuori dal pannolino.

Quando ti scappa la pipi

Eh sì, perché io c’è l’ho ancora, il pannolino, per fare la pipì. E non solo, a dire il vero. Però ho i pannolini dei bimbi grandi, perché sono un bimbo grande. I pannolini per le grandi pipì, insomma. Però io forse sono un po’ troppo grande, per quei pannolini. O troppo grandi sono le mie pipì, perché qualche volta capita che se ne vanno in giro dappertutto. Sul pigiama e sulle lenzuola. Perché scappano, insomma.

E io mi ritrovo tutto bagnato: pancia bagnata, gambe bagnate. Pigiama bagnato e lenzuola bagnate. E no, non è mica tanto bello. Anzi, è un po’ brutto. Certo, non è brutto abbastanza da svegliarsi a metà della notte per accorgersene. O da andarsi a lavare prima di aver bevuto il latte. Quello no, non sia mai: il latte si beve subito, appena svegli. Le altre cose si fanno dopo. E poi, già che ci sei, non vorrai mica aspettare a mangiare i biscotti, vero? Tanto, bagnato lo sei già, no?

Il tasto per cercare le cose

Io ho un telefono a casa, che uso per telefonare. È un telefono che ha la sua seggiolina, dove sta seduto a riposarsi. E dove lo si dovrebbe mettere, quando non si sta telefonando. Ecco, qualche volta mi dimentico di metterlo a posto, io. Lo lascio in giro, e non mi ricordo mai dove. Per fortuna che sulla sua seggiolina ho scoperto il tasto per cercarlo. Tu lo schiacci, lui fa rumore, e tu cerchi il rumore. Lo cerchi, lo cerchi, fino a quando non lo trovi.

Il tasto per cercare le cose

Io ho pensato che mi piace molto, questo tasto per cercare le cose. E che sarebbe utile se ci fosse su tutte le cose, non solo sui telefoni. Così, non si dovrebbe perdere tempo a cercare. Basterebbe schiacciare il bottone, e cercare il rumore. Così, l’avrei trovato subito il mio ciuccio, quando qualcuno me lo aveva nascosto dietro al letto della mamma e del papà. O anche la mia macchinina arancione, che era andata a nascondersi tra le marmellate, che erano arancioni pure loro, come la macchinina.

E penso che sarebbe utile anche per i papà, questo tasto. Sì, per i papà, che perdono tutto quel tempo a cercare il cellulare portafogli chiavi di casa chiavi della macchina. E che non li vedono neanche quando li hanno sotto il naso. Così, con un bottone, eccoli subito lì. E non ci sarebbe bisogno di chiedere sempre alle mamme dove sono le loro cose. Ecco, bottone mamma si potrebbe chiamarlo. Mi sembra un bel nome, no?

Pance grandi, pance piccole

Noi siamo tre: io, la mia mamma e il mio papà. Ognuno di noi ha una pancia, quindi a casa nostra ci sono tre pance. Io sono piccolo, e anche la mia pancia è piccola. Tonda tonda, ma piccola. A me piacciono le pance tonde, fanno simpatia. E poi hanno quegli ombelichi ciccioni sulla punta più alta che vogliono arrivare fino al cielo. Quindi, io ho una pancia simpatica, tonda come un ovetto. Così dicono. Quello che dico io è che ho una pancia bellissima, che guardano tutti e che dicono chepanciotta!

Pance grandi, pance piccole

Poi c’è il mio papà, che ha la pancia morbida morbida. Morbida come un cuscino, dove appoggi la testa per fare la nanna. Così morbida che ti viene voglia di metterci  dentro un dito, e vedere un po’ che cosa gli succede, al tuo dito. Però ha una cosa strana, la pancia del mio papà: che non è solo davanti, come la mia, ma è anche un po’ di lato.  Un po’ su tutti e due i lati, a dire il vero. Come altri due cuscini, ma piccoli. Sempre morbidi morbidi, però.

E poi c’è la mia mamma, che la pancia ce l’ha un po’ strana. Una pancia che non sa se deve essere grande o piccola, la sua. Una pancia che cresce. Che da piccola, diventa un po’ meno piccola. E poi media. Un po’ tondina, verso il basso. E chissà se poi diventerà grande, e tonda come un cocomero. E chissà se tutti continueranno a guardarla come se fosse interessantissima. Interessante come se ci fosse qualcosa di interessante dentro. O qualcuno.

#lodicelamamma: non ci servi più

E poi, ci chiediamo perché in Italia le donne non facciano figli. Oppure ci stupiamo quando leggiamo le statistiche, che ci dicono che le madri abbandonano il lavoro. Quelle che ce l’hanno, chiaramente. Perché poi ci sono anche quelle che firmano le dimissioni in bianco insieme alla lettera di assunzione. O quelle che all’assunzione proprio non ci arrivano, perché si rifiutano di rispondere ad una domanda che definire indiscreta ed inopportuna è un eufemismo: ma lei lo vuole, un figlio?

#lodicelamamma: non ci servi più

E poi ci sono io: trent’anni, un contratto a tempo indeterminato, un lavoro stabile. Ecco, stabile si, in teoria. Perché certo, le cose non vanno tanto bene. No, non vanno tanto bene, si dice che non vadano bene. O forse, non vanno bene proprio. Il mercato è in contrazione. Le vendite calano. Diminuiscono i margini. Aumentano le perdite. Bisognerà fare qualcosa. Bisognerà trovare una soluzione.

E poi ci sono io, con un figlio di quindici mesi. Una donna come tante, che cerca di mettere insieme i pezzi. E che ogni tanto se ne perde per strada qualcuno. Che spesso ce la fa, ma qualche volta no. Che cerca di fare tutto, ma che ogni tanto, a qualcosa, deve rinunciare. Che fa fatica, ma che cerca di portare avanti tutto, con correttezza e onestà, come ha sempre fatto. A volte, sacrificando anche qualcosa di sé.

E poi ci sono io, con un figlio di quindici mesi e una pancia di quindici settimane. Certo, lo so, che ho le mie colpe. Lo ammetto, una gravidanza e una maternità di un anno. Non lo nego, ora c’è una seconda gravidanza. E’ vero, ci sono stati dei giorni in cui non sono stata bene. Non lo nascondo, mi è capitato di stare a casa perché mio figlio era malato. E poi, i segnali che non ho colto: la scrivania che non si sapeva quale fosse, il computer che era stato formattato, il telefono che non si trovava. E le mail che non hanno mai ricevuto risposta, le riunioni rimandate perché c’erano sempre cose più importanti da fare.

E poi ci sono io, oggi: un figlio di quindici mesi, una pancia di quindici settimane, la prima nell’elenco degli esuberi.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Io proprio non me lo ricordavo, che c’è stato anche l’anno scorso, il Natale. Forse ero troppo piccolo per accorgermi che era arrivato, forse mi sono distratto un attimo ed è passato senza che me ne accorgessi. Gli alberi con le palline, le casette con la neve finta, i pacchetti da aprire. E il panettone. Come ho fatto a non accorgermi del panettone?

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Sì, il panettone, quella torta cicciona che è più alta che larga. Quella con il fuori marroncino e il dentro giallino. Quella con dentro i pezzettini morbidi che si nascondono e nemmeno li vedi. Ecco, quello, proprio quello. Come mi piace, il panettone. Mi piace così tanto che me ne mangerei uno intero. O almeno una fetta grande grandissima. Altro che metàdiquellafettapiccola. Ma che dite, siete matti? E che me ne faccio io di metà di una fetta piccola? Di una metà di una fetta piccola?

Beh certo, se vogliamo fare tante metà, allora va bene. Però se volessimo fare subito una grande fetta intera, non sarebbe meglio? Così, per risparmiare tempo e fatica, non vi sembra? Prendi una fetta, stai attento a farla piccola, poi dividila in due, poi mettila nel piatto e fanne tanti pezzettini: che noia. Molto meglio fare subito una bella fettona, e via. Ma io ho scoperto il trucco. Basta mettersi a guardare il piatto vuoto con la faccia triste. E poi guardare il panettone, e allungare le mani. Sempre con la faccia triste, eh! Poi iniziare a dire uhuhuhuh, sempre più forte. E se tutto questo non funziona, allora bisogna piangere. Ché due grosse lacrimone sulle guanciotte funzionano sempre!

Crudelia De Mon

Crudelia De Mòn, Crudelia De Mòn
farebbe paura perfino ad un leon
al sol vederla muori d’apprension
Crudelia Crudelia
è più letale lei d’uno scorpion
Crudelia Crudelia de Mòn
Crudelia
fa l’effetto di un demonio
e dopo il primo istante di terror
ti senti in suo poter
e tremi al sol veder
quegli occhi di felino predator

Crudelia De Mon

Non è proprio un bel nome, Crudelia. È un nome un po’ pauroso. È un nome che ti fa pensare che se non la incontri, questa signora Crudelia, è meglio. E io infatti non l’ho mai incontrata. E nemmeno vista. E forse è meglio così.

Come faccio a conoscerla, allora? Perché conosco la sua canzone! Il mio papà me la suona e me la canta con il pianoforte, e io ballo, con la mia mamma. Battiamo le mani, battiamo il piede, facciamo le giravolte come i ballerini veri. E il papà canta. Qualche volta anche la mamma canta, pure lei. Cantano la stessa canzone, il papà e la mamma, anche se qualche volta sembrano due canzoni diverse. Un po’ perché capita che dicano le parole diverse, e non si capisce mai quali sono quelle giuste. Un po’ perché capita che uno comincia prima e l’altra comincia dopo, e dicono sì le stesse parole, ma in due momenti diversi.

Ma io di solito sono troppo impegnato con il ballo, che non ci faccio caso se la musica e le parole non sono proprio perfette. Tanto poi guardano tutti me, e del resto non importa nulla a nessuno.