#lodicelamamma: egoismo

Capita di farsi delle domande, di chiedersi dei perché. E di non essere tanto sicuri di quella che sia la risposta giusta. Capita di cercare di capire come siamo veramente, quali siano davvero i fili che muovono le nostre scelte e i nostri comportamenti. E di non sapere bene quale sia la verità. Se di verità si può parlare.

#lodicelamamma: egoismo

Capita di trovarsi a pensare cose che mai ci si sarebbe immaginate di pensare, o di arrivare a conclusioni che avremmo pensato lontane da noi e dal nostro modo di essere. E capita di stupirsi, e non ritrovarsi. O capita che quel ritrovarci ci faccia scontrare con qualcosa che non vorremmo prendere in considerazione.

Capita di trovare nella mente dei pensieri di cui poi ci pentiamo. O delle idee per le quali un po’ proviamo vergogna. Capita che ci attraversino la mente per poi allontanarsi, ma il solo fatto che ci siano passati basta a farci sentire colpevoli.

Mi capita di pensare se sia giusto chiedersi se si può parlare di egoismo. O, semplicemente, se quello che si deve fare è convincersi di essere soltanto umane.

Biscotti a colazione

Io la faccio sempre, la colazione. Mi bevo un biberon pieno pieno di latte, e poi mangio. Mangio la torta, mangio i plumcheic e mangio i biscotti. I biscotti, però, solo i miei preferiti. Prima i miei preferiti erano quelli quadrati con i bordi tondini. Solo perché non lo sapevo che ce n’erano altri, molto più buoni. Ora i miei preferiti sono quelli un po’ tondi, ma lunghi. Che anche se ne mangi uno solo, è come se mangiassi almeno due.

Biscotti nel latte

E poi, ho scoperto che si può fare una cosa buonissima, con i biscotti. Servono solo tre cose: biscotti, una tazza di latte, un cucchiaio. Si fa così, ora ve lo spiego così lo fate anche voi: serve un biscotto in una mano, e una tazza con il latte nell’altra. Se siete grandi, potete usare anche una tazza con latteecaffe. Io non la uso perché la mia mamma e il mio papà dicono cimancasoloilcaffe. Comunque, prendete il biscotto, e lo tenete in alto sopra la tazza. Poi contate fino a tre, e pucciate il biscotto nel latte. Dovete fare veloce però, a pucciarlo, perché altrimenti si spatascia tutto nella tazza.

Ma anche se si spatascia, c’è la soluzione: il cucchiaino. Ve lo stavate chiedendo vero, a che cosa serviva il cucchiaino, no? Per salvare i biscotti spatasciati nella tazza. Ci vuole un po’ di pazienza, ma alla fine si trovano sempre, tutti i pezzettini di biscotto che erano affondati nella tazza. Bisogna solo fare un po’ di tentativi, ma poi si riescono a ripescare tutti. Così niente va sprecato. Perché sarebbe un peccato, vero sprecare i biscotti, non trovate?

Ba-na-na

Mi sa che la stanno prendendo sul serio, quelli lì, la storia che sono pigro. E che devo smettere di pigro e iniziare a parlare. Ora continuano a dirmi quellaèunasedia, sichiamapalla, melaripetimela. Così, tutto il giorno. E io mi sono un po’ stufato. Ma quello che mi hanno fatto oggi a cena, la mamma e NonnaG, mi ha fatto capire che non era nulla, quello.

Ba-na-na

Io avevo mangiato il mio piatto di riso, ma avevo ancora fame. E allora mi sono messo a guardare la frutta, indicandola con il dito e facendo uhuhuhuh con la voce. E lo hanno capito, che io volevo la banana. Me l’hanno data, e io ero contento. Ho cominciato a mangiarla, un pezzetto per volta. Anche due, a dire il vero. O tre, qualche volta. L’ho mangiata una volta, e poi ancora un’altra. Mi ricordavo che ce n’era ancora, lo sapevo. Era lì sul tavolo, vicino al piatto. Era lì prima, e poi non c’era più.

Io la cercavo, e non la trovavo. Dietro il piatto, niente. Sotto il bicchiere, niente. Nelle mani della mamma, niente. Non c’era proprio più. Ma io sapevo che ci doveva essere. E allora quelle due lì hanno cominciato a dirmi di provare a chiamarla, la banana,  ché magari sarebbe venuta fuori. E continuavano a ripetermelo. Ba-na-na. Ba- na-na. E allora ho dovuto dirlo anche io, banana. E, come per magia, la banana è comparsa. Ma non è che era sparita, eh. No, no. Se l’era rubata NonnaG, e io non me ne ero accorto. Mi sa che dovrò state attento a quella lì, la prossima volta. Sennò, chissà cosa mi ruba!

 

Parlando di me

Me ne sono accorto benissimo, che sono venuti al mio asilo, quei due. Anche se hanno cercato di non farsi sentire, io li ho sentiti. Ho sentito il papà che parlava con il telefono con Andrea, e la mamma che parlava e basta. Perché la mia mamma non parla: grida. E la senti sempre, anche se sei lontano. E la senti sempre, anche se lei parla per non farsi sentire.

Parlando di me

Insomma, io mi sono subito accorto, che parlavano di me, con la maestra Simona. Che volevano sapere che cosa faccio, all’asilo. Come mi comporto. Come gioco. Come mangio. Come dormo. E poi li ho sentiti, che si sono messi d’accordo. Sì, che si sono messi d’accordo. E ora vanno dicendo che io sono pigro. Che ci sono delle cose che non mi va di fare, e allora non le faccio. Come parlare, per esempio. Certo, parlare.

Parlare serve per farsi capire, no? Per far capire agli altri le cose che tu vuoi che gli altri capiscano, giusto? E beh, perché bisogna fare la fatica di parlare, se gli altri ti capiscono lo stesso? Se basta indicare dicendo uhuhuhuh, perché bisogna fare la fatica di parlare? Certo, se gli altri cominciassero a smettere di capire, allora sì, che bisognerebbe cominciare a parlare.

Ecco, è quello che dicevano, quei tre. Di cominciare a fare finta di non capire. Così, dicono, mi toccherà smettere di essere pigro. E cominciare a parlare. E va bene, io parlo. Ma poi voi mi ascoltate, eh?

#lodicelamamma: a colloquio

Domani dobbiamo andare a fare il primo colloquio con le maestre del nido di Filippo. Un momento di incontro e di confronto per raccontarci come sono andate queste prime settimane. Cosa è successo e che cosa ci aspettavamo succedesse. Quello che non è successo e quello che ci aspettavamo non succedesse. Dubbi e perplessità. Curiosità e domande.

#lodicelamamma: a colloquio

Quattro adulti e un bambino di sedici mesi. Due genitori, due educatrici e un figlio alunno. Ottantadue centimetri al centro della discussione. Ottantadue centimetri oggetto della discussione. Buffo, pensare di andare a fare un colloquio con le maestre del nido. Tenero, scoprire tante cose che non immaginavi. Strano, sapere che ci sono delle persone, altre, che passano così tanto tempo con tuo figlio. E rassicurante, avere la consapevolezza che lì lui ci sta benissimo.

 

 

 

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ieri sono venuti a casa mia i miei amici Fede e Richi. Io sono sempre contento quando ci sono gli amici. A me piace, stare con gli amici. Di solito però io ci sto all’asilo, con gli amici. A casa no, non sto con gli amici. Sto con i grandi. Che sì, a volte non sono mica tanto divertenti se ci devi giocare insieme. Però con i tuoi giochi mica ci giocano.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Gli amici sì, che ci giocano, con i tuoi giochi. Soprattutto con i giochi più belli. Soprattutto con quelli che per te sono i più belli. E anche se non sono proprio proprio i più belli, quando un tuo amico ci sta giocando, i più belli lo diventano per forza. E questo è un po’ strano, ecco. È un po’ strano perché ci vorresti giocare tu, con i tuoi giochi, e invece li sta usando un altro. E allora non sai bene che cosa fare. Prima guardi, per capire cosa sta succedendo. Poi fai capire a tutti che tu stai guardando, e che cosa sta succedendo lo sai. Poi ti avvicini, e continui a guardare. E poi, cominci a giocare anche tu. E ti accorgi che con lo stesso gioco si può giocare anche in due. E che se un amico gioca con un gioco che è tuo, al tuo gioco non succede niente. Quando te lo ridà, è proprio proprio come quando se lo è preso.

Certo, bisogna magari mettersi d’accordo, perché se tu la macchinina la vuoi far andare di qui e il tuo amico di là, bisognerà capire come fare. O se tu vuoi far cadere la torre e il tuo amico vuole metterci sopra un altro mattoncino, bisognerà fare una volta per uno. E in fin dei conti, non è poi così male. E comunque, oggi ci vado io, a casa di Fede e Richi.