A modo mio

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

A modo mio

È bello, poter decidere. È bello, poter scegliere. È bello, sapere di poter fare. È bello, perché ti permette di decidere cosa fare. È bello, perché ti permette di scegliere dove andare. È bello, perché ti permette di imparare a fare.

Perché il mondo è un posto meraviglioso, da scoprire. Da esplorare, un pezzo dopo l’altro. In cui camminare, con le proprie gambe. In cui osservare, con i propri occhi. In cui sbagliare strada, e poi ritrovarla. In cui inciampare, e poi trovare una mano che ti aiuta ad alzarti.

Perché sono caduto tante volte, per imparare a camminare. Perché tante volte sono riuscito ad alzarmi da solo. Perché tante volte sono riuscito a trovare qualcosa a cui attaccarmi, per alzarmi da solo. Perché qualche volta ho avuto bisogno che qualcuno mi aiutasse, perché ad alzarmi da solo non ci sono riuscito.

Però ho imparato, a camminare da solo. E mi piace. Perché se cammini da solo sai che potrai cadere, ma sai anche che potrai decidere tu dove andare.

Casa dolce casa

Io sono stato al mare. Facevo i bagni, giocavo con la sabbia, andavo in giro con il costumino a righe, diventavo color gianduiotto: mi piaceva. Poi, sono tornato a casa. Nella mia casa. Quella in cui stavo prima di andare al mare.Casa dolce casaAll’inizio non lo avevo capito, cosa stava succedendo. Però ho capito che qualcosa stava succedendo, quando la mamma ha cominciato a mettere tutte le cose nelle valigie, e nonnoC a mettere tutte le valigie in macchina. A cercare di mettercele, all’inizio. Metti questa togli quella, tira su metti giù, alla fine ci sono state, tutte. Quindi ho capito, che se tutte le mie cose andavano da qualche parte, anche io andavo da qualche parte.

Dove, l’ho capito solo quando siamo arrivati. E ho riconosciuto la mia casa. Prima il fuori, poi il dentro. E ho ritrovato le mie cose, come le avevo lasciate. O quasi: perché io le avevo lasciate tutte sul pavimento, e qualcuno le aveva messe tutte a posto. Ma erano lì. Il trenino, la palla, il carrellino di legno. I cagnolini morbidi, gli omini che girano con la musica, i pezzetti che si incastrano: tutti lì, che mi aspettavano. E poi la mia cameretta, il mio lettino, il balcone con le piantine verdi. Che però erano un po’ gialle. Si vede che avevano cambiato colore anche loro, come me, che da rosa sono diventato marroncino.

È stato bello, rivedere tutte le mie cose. Mi è piaciuto, sapere che erano lì che mi aspettavano. Che si chiedevano quando tornavo, perché avevano voglia di giocare con me. Che volevano che tornavo, perché si sentivano un po’ sole. Che erano felici di vedermi, quando sono tornato. È bello sapere che c’è un posto che ti aspetta, da qualche parte. Ed è bello sapere che c’è qualcuno che ti aspetta, da qualche parte.

 

L’aereo arancione

Ieri sono andato su un aereo arancione. Tutto arancione. Che sapevo che era il mio, di aereo, perché era arancione. Io lo so che sugli aerei arancioni bisogna rispettare le regole degli aerei arancioni, però forse sono delle regole che vanno bene per i grandi, più che per i piccoli. Forse l’arancione non è il colore dei piccoli.

L'aereo arancione

Io sono piccolo, non pago il biglietto e mi siedo in braccio alla mamma. Non solo sugli aerei arancioni, però: anche su quelli di altri colori. Ma sugli aerei di altri colori posso viaggiare con la mia borsa dei giochi, della merenda e dei pannolini. Sugli aerei arancioni, no. Non pago, niente borsa. Si vede che i bambini non possono fare la pipì, sugli aerei arancioni.

Sugli aerei arancioni, se vuoi decidere dove sederti, devi pagare. E se vuoi sederti vicino a qualcuno, devi pagare due volte: tu, e qualcuno. Anche se qualcuno è NonnaG, e anche se tu hai fatto il biglietto per salire sull’aereo a casa tua, e NonnaG a casa sua. Ci dovevi pensare subito, e pagare. Non ti puoi sbagliare. Certo, i signori degli aerei arancioni te lo dicono subito, che si fa così. E non provare a chiedere i favori prima di salire sull’aereo, eh! Le regole sono regole! Certo, se poi non ci fossero i compagni di viaggio indisciplinati, che dicono a NonnaG si siedaquileicosistatevicini, sarebbe meglio, eh!

Comunque, sugli aerei arancioni, fanno salire i lenti prima dei veloci. Quindi, i bambini prima dei grandi. Così, i bambini hanno tempo di fare le cose con calma, prima che arrivino i grandi. Quindi, i signori arancioni dicono primafamiglieconbambini. E io sono andato dove i biglietti fanno ting, luce verde, e si aspetta di salire sull’aereo. Dietro di me, altri bimbi, altri lenti. Io pensavo che i veloci li facessero aspettare, e facessero salire prima noi lenti, sull’aereo. E invece no. Siamo stati, lenti e veloci, tutti insieme in un corridoio freddo freddo, in piedi, per mezz’ora. Certo, lenti davanti e veloci dietro, ma insieme. E quando, finalmente, hanno aperto la porta del corridoio per salire sull’aereo, i veloci hanno superato i lenti. Perché i veloci sono veloci, eh! Se stavano dietro ai lenti, diventavano lenti pure loro. E quindi, cosa è successo? Che i veloci erano seduti dentro l’aereo, e i lenti in piedi sulla scala, al sole. Almeno, però, eravamo leggeri, perché io la mio borsa non ce l’avevo. Fortunato, no?

Forse, la prossima volta, cambio colore, che non lo so se l’arancione mi piace più tanto…

 

 

Il bambino a righe

In questi giorni in cui sono stato al mare, io me ne sono sempre andato in giro con il costume da bagno. Pure senza, qualche volta. Si, me ne sono andato in giro pure senza niente, qualche volta. Senza niente vuol dire nudo. Nudo nudo. Nudo però solo qualche volta. Di solito, avevo almeno il costume. Perché non mi piaceva tanto, stare seduto sulla sabbia con solo il sedere. Preferivo starci con il costume. Perché la sabbia un po’ pizzica, i sederi.

Il bambino a righe

E insomma, stando sempre con il costume sotto il sole, io sono diventato marroncino. Da rosa che ero, ora sono marroncino. Come un gianduiotto, dicono. Io non so cosa sono i gianduiotti, quindi mi devo fidare. Però non sono tutto marroncino. No no. Ci sono delle parti che sono rimaste rosa. Sono rimaste dello stesso colore che ero io, prima di andarmene in giro con il costume. Le parti sotto il costume, per esempio. Quelle sono ancora rosa. Anche le vostre, dite? Quindi è normale?

E poi, mi sono rimasti rosa il sotto dei piedi e il sotto delle mani. Quelli che si usano per camminare e per dare le carezze, quelli che vanno a finire nelle scarpe e che finiscono chiusi nei pugni. Quelli che, girati verso il sole, non ci stanno mai. E se diventano marroncini è solo perché sono sporchi. Ma basta lavarli e ritornano di nuovo rosa.

E anche sulle braccia e sulle gambe, vero? Li avete anche voi quei circoletti che sono rimasti rosa? Si, dove si piegano le gambe e le braccia, dove tutto diventa morbido, dove ci sono quei tondi soffici? Ma si, quei bei rotolini, li avete presenti, no? Ecco, sopra e sotto i rotolini, i due anelli rosa, li avete presenti? Come, i rotolini? Voi non avete i rotolini sulle gambe e sulle braccia? Perché, ci sono anche quelli che non ce li hanno, i rotolini?

 

Il signore di buonanotte fiorellino

Ci sono delle sere, tante, in cui appoggio la testa sul materasso, e dormo. E ci sono delle sere, qualcuna, in cui non sono così sicuro, di voler dormire. In quelle sere, la mia mamma mi canta una canzone, per farmi addormentare. Una canzone che parla di fiorellini, telefoni e cieli, di granturco e coperte fredde, di estati finite. Me la canta tante volte, per farmi addormentare. Sempre la stessa canzone, sempre gli stessi fiorellini e gli stessi cieli. Forse pensa che sentendo sempre la stessa canzone, alla fine mi stufi e mi addormenti. In realtà, io mi stufo di sentire lei, che canta sempre la stessa canzone.

Il signore di buonanotte fiorellino

Perché la canzone mi piace, anche se è un po’ corta. Anche se dice sempre le stesse cose. Anche se parla sempre di fiorellini.  Sarebbe più bella se parlasse anche di altre cose, come di fiocchi di neve e di foglie di tè, di monetine e di uccellini che non si fanno male. Per esempio, eh. Un po’ come dice quel signore, che ho sentito che canta anche lui buonanotte fiorellino, come la mia mamma.

Però, ecco, la sua canzone è un po’ diversa. Perché non dice sempre le stesse cose. Non parla solo di uccellini e di cieli, no. Parla anche di stanze e di sogni, di biglietti scaduti e di pioggia. E poi, è un po’ diverso lui, come la canta, la canzone. Perché quando la canta lui, è più bella. Sembra proprio una canzone, la sua. E gli viene bene, a lui. Alla mia mamma, mica tanto. Ci sono delle volte che le viene un po’ male. Che sembra un po’ fastidiosa. E che non ti aiuta mica tanto a dormire.

Però sono sicuro che c’è una cosa che la mia mamma sa fare meglio del signore di buonanotte fiorellino. Le carezze sulla testa. Perché le carezze sulla testa della mia mamma sono le più belle di tutte.

 

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Una bottiglia, un tappo, dei sassolini. È tutto quello che mi serve, per fare il mio gioco preferito della settimana. Anche qualche fiorellino e qualche foglia possono andare bene, se ci sono. Se non ci sono, non importa. E poi, non mi serve altro. Ho già tutto, per divertirmi. Niente canzoni, niente luci, niente rumori, niente tasti da pigiare. Solo una bottiglia e dei sassolini.

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ci posso fare tante cose, con una bottiglia e dei sassolini. Posso mettere da un parte la bottiglia, dall’altra i sassolini, e portare ogni volta una sassolino vicino alla bottiglia. E poi riportarlo insieme ai sassolini. E poi prenderne un altro e portarlo vicino alla bottiglia. Oppure, posso metterli dentro, alla bottiglia, i sassolini. Da quel buco piccolo piccolo che c’è in alto. Uno per volta. E poi, posso girare la bottiglia, e farli uscire. Uno, o tanti. O tutti, e ricominciare da capo.

Poi, posso agitare la bottiglia, e fare la musica. Oppure, con tutti i suoi sassolini dentro, la posso far girare sul pavimento. E guardare tutti i sassolini che girano, nella bottiglia, e che si scontrano, contro la bottiglia o tra sassolini. E poi, c’è il tappo: ci posso fare un sacco di cose, con il tappo. Lo posso far correre sul pavimento, e fare le gare per vedere chi è più veloce. Oppure, posso cercare di metterlo in cima alla bottiglia, proprio dove la bottiglia e il tappo sembrano essere grandi uguali. È difficile, però, perché devo riuscire a metterlo dritto, sulla cima della bottiglia. Perché se non é dritto cade, e bisogna ricominciare da capo. Ma se è dritto, lo posso girare, e girare, e girare, fino a quando riesce a rimanerci da solo, in cima alla bottiglia.

Insomma, ci posso fare tante cose, con una bottiglia e dei sassolini. Tante cose, quante me ne riesco ad inventare. Perché forse, il trucco per divertirsi è proprio tutto lì.