Liberiamo le farfalle

Liberiamo le farfalle. Si, liberiamo le farfalle. Avete presenti quei vermini con le ali colorate? Si, le ali di tanti colori, con i pallini colorati. Le avete presenti? Certo, lo so che prima le farfalle sono solo dei vermini, e le ali vengono dopo. Che prima sono solo dei vermini brutti, e poi diventano delle farfalle colorate. Insomma, avete capito quali sono? Ecco, le dobbiamo liberare.

Liberiamo le Farfalle

Dobbiamo aiutarle a volare via. A trovare la propria strada, qualunque essa sia. A scegliere dove andare, per essere felici. A capire chi vogliono essere, e cosa vogliono fare. Dobbiamo aiutarle a volare via, anche se potrà essere difficile. Anche se magari non ci riusciranno subito, e dovranno riprovare. Anche se qualche volta non ci riusciranno da sole, e avranno bisogno di qualcuno che spieghi loro come fare. E noi dovremo essere lì, per aiutarle. Perché, forse, qualcuna potrà avere bisogno di un aiuto speciale. E sarà importante, se troverà una persona speciale, che sarà lì per aiutarle.

Perché è tutto più facile, se ci sono le persone speciali. Perché fanno le cose speciali, le persone speciali.

Liberiamo le farfalle è il modo in cui La Stupenderia ha pensato di aiutare le bambine colpite dalla sindrome di Rett. Facendo quello che meglio sa fare, gli abiti per i bambini, La Stupenderia ha deciso di creare un abito T-shirt che aiuterà a finanziare gli studi che la fondazione Pro Rett sta portando avanti con lo scopo di promuovere, accelerare e finanziare la ricerca scientifica finalizzata a trovare una cura per questo grave disordine neurologico di origine genetico.

Questa sindrome colpisce quasi esclusivamente bambine che nascono sane e che
successivamente, dai 6 ai 18 mesi, vengono affette da questa terribile patologia che
attraverso vari stadi le porta alla perdita di quasi tutte le abilità acquisite imprigionandole in un corpo ostile.

La nonna vecchia

Io ho una nonna vecchia. Vecchia vecchissima, di quasi mille anni. O forse cento, non me lo ricordo. Comunque, vecchissima lo stesso. E le nonne vecchie, si sa, sanno tante cose. Pensate quelle vecchissime, quante ne sanno. E pensate pure a quante sono quelle che hanno da dire. Perché con tutte quelle che sono successe in tutti quei mille anni, non finiscono mai di raccontare.

la nonna vecchia

Ieri la mia nonna vecchia voleva parlare con il mio papà. Perché aveva delle cose da dirgli. Delle cose molto importanti, ha detto. E allora il mio papà si è messo ad ascoltare. Ha cominciato a fare delle domande, prima. QuantiannihaFilippo, voleva sapere. Neancheuno, ha detto il mio papà. Non era molto convinta, la nonna vecchia. Ha detto che non era vero, facevamo male i conti. Che almeno uno, di anno, dovevo averlo. E’natoaluglio, ha detto il mio papà. Alloranehauno, ha risposto la nonna vecchia. Poi ha cominciato a dire aimieitempi, e poi ioallavostraetà. Poi ha detto chec’entra, quando il mio papà le ha ricordato che lei è nata nel millenovecentosedici.

Insomma, secondo la nonna vecchia, io mi sento solo. Molto solo. Troppo solo. E, insomma, bisogna fare qualche cosa. Perché uno solo non se ne parla. Almenoquattro, dice la nonna vecchia. Io non è che ho ben capito, cosa voglia dire la nonna vecchia, quando dice almenoquattro. Quattro cosa? Quali sono le quattro cose che mi servono per non sentirmi solo? Quattro giochi? Ce li ho. Quattro libri? Anche. Quattro amici? Certo che ce li ho! Certo, di mamma ne ho una sola, e di papà pure. Però nemmeno i miei amici ne hanno quattro. Di nonni, ne ho quattro, e pure due nonne vecchie.

Ma quindi quali sono, quelle quattro cose che mi mancano? Non lo ha mica detto, la nonna vecchia, quali sono. Però ha detto al mio papà devospiegartituttoio?

Le mani con le bolle

Alla mia mamma sono venute delle idee strane. Come quella che bisogna lavarsi le mani, prima di mangiare. E io proprio non capisco perché. Quando ero piccolo non me le lavavo, e stavo benissimo così. E non mi è successo niente di brutto, grande lo sono diventato lo stesso. Quindi, mi spiegate, perché ora dovrei lavarmele?Le mani con le bolleE’ che a me proprio non mi piace. Sempre prima di mangiare, poi. Ché già penso che finalmente si mangia, e invece no, si deve andare a lavare le mani. E si perde tempo. E poi me ne devo stare lì, appeso come un salame, con la mamma che mi tiene per la pancia e che continua a dirmi comepesi. E io cosa dovrei dire, comemitieni? Però no, porto pazienza e sto zitto.

E poi, lì come un salame, devo pure allungare le mani, e metterle sotto l’acqua. Che è sempre troppo calda o troppo fredda. Mai che sia media. E io ci devo pure mettere sotto le mani. Che si bagnano tutte. Ma mica solo l’acqua, eh! Pure quel coso appiccicoso che fa le bolle, che si incastrano tutte fra le dita. E che non se ne vogliono andare. Mani in su, mani in giù, le bolle sono sempre lì. E intanto io sono sempre appeso come un salame, che non riesco neanche a respirare.

Quando finalmente la mamma ha deciso che di bolle non ce ne sono più, o comunque non ce ne sono troppe, ci si siede e ci si asciugano le mani. Ecco, questa parte è divertente. Mi fa ridere. Mi fa ridere perché mi fa un po’ di solletico. Perché fa finta di asciugarmi la pancia, e le braccia, e le gambe. Solo finta, eh, perché sono solo le mani quelle che si lavano prima di mangiare. Quando lavi anche la pancia, i piedi, le braccia e tutti gli altri pezzi è una cosa diversa. Quella si chiama bagnetto.

Giù dalla torre

Mi hanno regalato un gioco, che mi piace molto. È un gioco per fare delle torri, alte altissime, alte anche più di me. Devi mettere dei pezzi colorati uno sopra all’altro, prima quelli più grandi, e poi quelli più piccoli. Ho provato anche a mettere quelli piccoli sotto e quelli grandi sopra, ma no, non funziona. Cioè, magari funziona, ma io non riesco a farlo funzionare.

Giù dalla torre

E comunque, per me la parte più divertente non è costruire. È distruggere. Buttare giù tutto. Non lasciare su nemmeno un pezzetto. Niente di niente. Costruire lo lascio fare alla mamma, o al papà. Io distruggo. Aspetto che loro mettono in pezzetto sopra all’altro, e lo buttò giù. Due pezzetti, e giù. Cinque pezzetti, e giù. Qualche volta, sette pezzetti, e giù. Eh si, perché il problema è che loro sono lenti, e io sono veloce. Loro ci mettono tanto tempo a costruire, e io un attimo a distruggere. Certo, qualche volta aspetto, così possono divertirsi anche loro a fare una torre alta. Perché mi sa che se gliela butto giù subito non si divertono mica tanto. Poverini. Ma io sono buono e faccio divertire anche loro.

Un’altra cosa divertente che si può fare è mettere i pezzetti piccoli dentro a quelli grandi. O i pezzetti piccoli in quelli medi, o quelli medi in quelli grandi. No, i pezzetti grandi in quelli piccoli no, non va bene. Se non sono ancora sicuro che i pezzetti grandi non si possano mettere sopra quelli piccoli, beh, che quelli grandi non si possono mettere dentro quelli piccoli sono sicuro. Proprio sicuro. Non ci stanno. Però, ho pensato, forse è giusto così. Forse è giusto. Altrimenti, perché ci dovrebbero essere le cose grandi e le cose piccole? Basterebbero quelle medie, no?

Cosa mi è piaciuto, questa settimana

Ieri me ne sono andato a fare merenda al bar. Che mi sarebbe piaciuto, l’ho capito subito. Perché sono entrato, e tutti mi hanno detto checarino, comeèabbronzato, mammachecosciotte, checicciotto. Checicciotto me lo ha detto uno che era cicciotto pure lui, che si vede che di pance aveva una certa esperienza. Dopo tutti questi complimenti, mi hanno persino dato in biscotto. Che io mi sono mangiato subito, con tutti i miei sei denti.

Merenda

Se non avessi sentito che si parlava anche di gelato mi sarei preoccupato, perché quel biscotto era sì buono, però non mi aveva mica riempito la pancia. Anzi. Mi sembrava che l’avesse fatta diventare ancora più vuota. E insomma, dopo aver chiesto perché nella coppaseipalline si potevano avere solo due gusti, se era possibile avere un caffè macchiato freddo, se c’era il tiramisù e come mai le fragole erano finite, abbiamo detto cosa volevamo. Per me, gelatofiordilatte. E pure qualche altro di quei biscotti buoni che avevo mangiato prima, che mi aveva dato quello che era cicciotto pure lui.

Giusto il tempo di cominciare a guardare cosa stavano mangiando gli altri, che sono arrivate le cose che dovevano mangiare noi. Che eravamo cinque ma sembravamo venti. Un gelatofiordilatte; una coppaseipalline con due cucchiaini scegli tu i gusti che a me vanno bene tutti; un caffè marocchino con il cioccolato; un caffè con dentro una pallina di cioccolato fondente; una bottiglia di acqua frizzante; un bicchiere di acqua naturale temperatura ambiente; due biscotti per il bambino chelimamgiamonoi.

Già, se i biscotti sono per il bambino li mangio io, però! Non va bene che si chiedono i biscotti per il bambino e poi li mangiano gli altri, eh!

 

 

Quando sudano i pensieri

A me, qualche volta, sudano i pensieri. Si, sudano. I pensieri. No, non mi sono sbagliato, mi sudano i pensieri. Avete presente quando ti sforzi per fare una cosa e ti scendono le goccioline sulla fronte? Ecco, a me succede con i pensieri.

Quando sudano i pensieri

Ne ho talmente tanti, che non trovano posto, nella mia testa. E allora si muovono, si girano, si spingono, si schiacciano, si tirano. E sudano. Sudano talmente tanto che sudo anche io, sulla fronte. E mi scendono le goccioline sulla faccia.

Come? Non ci credete che ho tanti pensieri, io? Beh, lo dite voi, che non ce li ho. Io devo prendere tante decisioni, ogni giorno. Se accontentarmi di un biscotto o se chiederne in altro. Se giocare con la palla o con il treno. Se andare con due piedi o con due piedi e due mani. E mica sono tutte, eh! Adesso lo avete capito, perché ho tanti pensieri che mi affollano la testa? E tutti questi pensieri nella testa girano, e litigano, per decidere chi vince. E poi sudano.

È che anche pensare è faticoso, delle volte. Sarebbe molto più semplice non pensare. Fare come i grandi, che dicono noncivogliopensare. Così, anche i pensieri non sudano. Però forse non è una buona idea. Come fai a fare le cose senza pensare? Se non sai se giocare con la palla o con il treno, succede che poi non giochi. E sai che noia, stare tutto il tempo lì, a non fare niente. Meglio far sudare un po’ i pensieri all’inizio, e poi divertirsi. No?